Olimpiadi di Roma 2040, decimo rinvio della mozione di Azione: Gualtieri e Ferrara (stra)parlano, ma l’Aula resta ferma

Sullo sfondo, l'aula Giulio Cesare di Roma, in primo piano il sindaco Gualtieri e il consigliere M5S Ferrara

Contenuti dell'articolo

La mozione esplorativa sulle Olimpiadi di Roma 2040 slitta ancora e, dopo il decimo passaggio politico conteggiato nel lungo braccio di ferro capitolino, finisce a “data da definirsi”, lasciando senza seguito concreto sia il rilancio del sindaco Roberto Gualtieri sia la recente apertura del consigliere M5S Paolo Ferrara.

L’Assemblea Capitolina del 9 luglio si è chiusa senza il voto sulla mozione n. 33 del 2026, presentata da Azione e Italia Viva a gennaio scorso per avviare le prime verifiche sulla possibile candidatura della Capitale.

Nessun sì, nessun no e neppure una discussione capace di chiarire la posizione delle forze politiche. Solo un altro rinvio, mentre la prossima seduta dell’Aula Giulio Cesare non risulta ancora formalmente convocata.

La mozione resta ferma al punto di partenza

La mozione, depositata il 23 gennaio dai consiglieri Flavia De Gregorio e Antonio De Santis, non chiede di candidare immediatamente Roma. Propone un passaggio molto più prudente: studiare costi, impianti, trasporti, sostenibilità e possibili ricadute economiche e sociali dei Giochi del 2040.

Una verifica preliminare, dunque, e non un assegno in bianco. Eppure anche questo primo passo continua a non trovare spazio nel voto dell’Assemblea. Dopo il “nono giro” raccontato nei giorni scorsi, il nuovo nulla di fatto del 9 luglio completa il decimo passaggio politico della vicenda.

Ora la mozione resta appesa a una nuova convocazione dell’Aula, che al momento non indica né una data certa né la garanzia che il provvedimento venga finalmente affrontato.

La fuga in avanti di Gualtieri

Il nuovo rinvio rende ancora più evidente la distanza tra le parole pronunciate da Roberto Gualtieri e la capacità della sua maggioranza di trasformarle in una posizione politica ufficiale.

Il 3 luglio, durante l’incontro organizzato dal Gruppo Sole 24 Ore sui grandi eventi sportivi, il sindaco aveva assicurato che Roma sarebbe stata “in prima linea” per l’aggiudicazione delle prossime Olimpiadi. Aveva inoltre sostenuto che per un’edizione 2040 esistessero “tutte le condizioni” per affrontare seriamente la sfida, lavorando con Governo, Coni e altre istituzioni.

Parole nette, pronunciate davanti al mondo economico e sportivo. Ma politicamente premature, perché arrivate mentre l’Assemblea Capitolina non era ancora riuscita ad approvare neppure una mozione esplorativa.

Gualtieri ha quindi indicato pubblicamente una rotta senza avere prima verificato se la sua maggioranza e il possibile Campo largo fossero davvero pronti a seguirla. Il risultato è un sindaco che corre davanti ai microfoni, mentre l’Aula che dovrebbe sostenerlo resta immobile.

Ferrara apre a Gualtieri e PD, ma il Movimento 5 Stelle non decide

Lo stesso cortocircuito riguarda Paolo Ferrara. In un’intervista di due giorni fa a Repubblica firmata da Lorenzo D’Albergo, il consigliere capitolino del Movimento 5 Stelle ha spiegato che le Olimpiadi non dovrebbero più essere affrontate attraverso preclusioni ideologiche.

Ferrara ha ricordato che il No del 2016 del M5S maturò in una Roma finanziariamente fragile e ha aperto alla possibilità di discutere una nuova candidatura, purché costruita senza debiti, con trasparenza e benefici reali per cittadini, giovani e associazioni sportive.

Una posizione significativa, soprattutto considerando che il Movimento 5 Stelle guidato da Virginia Raggi bloccò il percorso verso Roma 2024. Ma anche questa apertura resta, per ora, personale e priva di conseguenze istituzionali.

Ferrara non è il capogruppo del M5S in Assemblea Capitolina. Quel ruolo appartiene a Linda Meleo, che sul possibile ribaltamento della linea olimpica non ha ancora espresso una posizione esplicita, ma anzi è rimasta in religioso silenzio sociale stampa. Il Movimento, quindi, non ha formalizzato un sì alla mozione di Azione e Italia Viva e il voto continua a non arrivare.

Il Campo largo resta chiuso nei suoi veti

Il decimo rinvio colpisce soprattutto il racconto politico del Campo largo romano. Ferrara ha presentato il superamento dei vecchi veti come il possibile punto di partenza di una coalizione più ampia, pronta a sostenere Gualtieri anche nel 2027.

Ma la vicenda olimpica racconta, almeno per ora, una realtà diversa. Pd, Movimento 5 Stelle, Azione, Italia Viva e forze ambientaliste non riescono neppure a convergere sull’avvio di uno studio preliminare.

Non è ancora in discussione la costruzione di nuovi impianti, né l’assunzione di impegni finanziari miliardari. Si tratta soltanto di stabilire se Roma debba analizzare seriamente l’opportunità. Se il Campo largo si blocca già su questo passaggio, appare difficile presentarlo come un’alleanza politica pronta e coesa.

Le Olimpiadi restano soltanto un annuncio

Gualtieri dice che Roma possiede le condizioni per tornare protagonista. Ferrara sostiene che sia arrivato il momento di superare le chiusure ideologiche. Azione e Italia Viva chiedono da mesi almeno uno studio di fattibilità.

Eppure l’unico atto concreto depositato in Campidoglio continua a scivolare da una seduta all’altra. Dopo il mancato voto del 9 luglio, la mozione torna in una terra di nessuno, senza una nuova data ufficiale.

È questo il dato politico che resta: Roma parla già come una città candidata, ma non riesce ancora a decidere se cominciare a studiare la candidatura. Finché l’Aula Giulio Cesare non voterà, i proclami di Gualtieri e le aperture di Ferrara resteranno ciò che sono oggi: parole importanti, ma ancora lettera morta.