Olimpiadi Roma 2040, Gualtieri scavalca Aula e Campo Largo: mozione ferma, lui tira dritto: “Ci sono le condizioni”
Roberto Gualtieri rilancia le Olimpiadi a Roma e lo fa senza aspettare che l’Aula Giulio Cesare metta nero su bianco il suo primo sì: secondo quanto riportato dalla stampa (inseriamo le sue dichiarazioni in formato scaricabile alla fine di questo articolo), il sindaco ha detto che Roma “sarà in prima linea” per l’aggiudicazione dei prossimi Giochi e che per il 2040 “ci sono tutte le condizioni” per affrontare la sfida. La forzatura politica arriva dopo un percorso già lunghissimo: mozione protocollata il 23 gennaio da Azione-Italia Viva e poi scivolata via senza voto nelle sedute del 5 e 7 maggio, 12 e 14 maggio, 19 e 21 maggio, 26 e 28 maggio, 4 giugno, 9 e 11 giugno, 16 e 18 giugno, 23 e 25 giugno, fino al nuovo passaggio del 2 luglio.
Non siamo davanti a una candidatura formale, almeno non ancora. Ma siamo davanti a un’accelerazione chiarissima: mentre la mozione olimpica resta impantanata in Assemblea Capitolina, tra le pieghe del Campo Largo in salsa romana, il sindaco parla già come se Roma avesse imboccato la strada.
La mozione fantasma
La mozione c’è, almeno sulla carta. Nell’ordine dei lavori della seduta del 2 luglio compare infatti la mozione n. 33/2026, sull’“avvio delle attività esplorative” per valutare la candidatura di Roma ai Giochi Olimpici e Paralimpici del 2040. Non una candidatura definitiva, dunque, ma appena il primo passo politico-amministrativo per capire se provarci davvero.
Eppure, ad oggi 3 luglio, non emerge una traccia pubblica chiara del voto. La seduta del 2 luglio risulta regolarmente convocata e la mozione era inserita nell’ordine dei lavori. Ma essere iscritti in calendario non significa arrivare alla discussione, né tantomeno al voto.
Gli indizi del mancato voto
Gli indizi vanno tutti nella stessa direzione. Primo: la mozione risultava calendarizzata, ma non risulta un atto approvato che chiuda il percorso. Secondo: non emergono comunicati ufficiali di esultanza, rivendicazioni dei proponenti o note politiche successive che annuncino il via libera dell’Aula. Terzo: su un tema così simbolico, se il voto fosse arrivato, il Campidoglio lo avrebbe probabilmente raccontato subito.
Il dato più prudente, quindi, resta questo: la mozione non risulta bocciata, ma non risulta nemmeno votata. È rimasta al palo. E proprio per questo la frase di Gualtieri pesa di più: il sindaco non attende che il Consiglio dia almeno un mandato esplorativo, ma si muove già sul terreno della prospettiva olimpica.
Campo largo spiazzato
La contraddizione è politica prima ancora che amministrativa. L’Aula non risulta aver votato nemmeno il mandato per studiare la candidatura, ma Gualtieri rilancia davanti alla platea dei grandi eventi sportivi, invoca il “modello Giubileo” e parla di una Roma pronta a giocarsi una nuova partita internazionale.
E il Campo largo? È qui che il dossier diventa esplosivo. Perché le Olimpiadi toccano una vecchia ferita politica, quella del no grillino alla candidatura per il 2024, e rimettono insieme Pd, Lista Raggi, M5S, civici e alleati potenziali davanti a una domanda semplice: Roma può anche solo cominciare a studiare una candidatura olimpica?
Il metodo degli strappi
Gualtieri, però, sembra scegliere un’altra strada: non aspettare il quadro politico, ma costruire il fatto compiuto nel racconto pubblico. È lo stesso metodo che i suoi avversari gli contestano sull’inceneritore Acea di Santa Palomba: procedere per strappi, forzare il perimetro del consenso, trasformare una scelta divisiva in una linea già data, lasciando agli alleati il compito di inseguire o contestare.
E così le Olimpiadi Roma 2040 diventano molto più di un sogno sportivo. Diventano il nuovo test del potere gualtieriano: Aula ferma, Campo largo incerto, sindaco avanti tutta.