Olimpiadi Roma 2040, il voto slitta per la quinta volta: il Campo Largo romano ‘scappa’ dalla prova dell’Aula?
Le Olimpiadi di Roma 2040 restano sospese nel limbo dell’Aula Giulio Cesare: la mozione proposta a aprile dall’area Azione-Italia Viva per avviare le prime attività esplorative sulla possibile candidatura della Capitale ai Giochi Olimpici e Paralimpici slitta ancora: dopo essere passata senza voto dalle sedute del 5 e 7 maggio, poi del 12 e 14 maggio, quindi del 19 e 21 maggio, del 26 e 28 maggio, del 4 giugno e del 9 e 11 giugno, l’atto torna ora nel calendario del 16 e 18 giugno. Niente voto, niente conta, niente fotografia politica. Tutto rinviato alla prossima seduta dell’Assemblea Capitolina.
Una mozione prudente, ma pesante
Il testo non candida formalmente Roma. Non apre cantieri, non assegna appalti, non promette stadi e villaggi olimpici. Chiede una cosa apparentemente semplice: studiare se la Capitale possa davvero correre per il 2040, valutando impianti, costi, benefici, infrastrutture, sostenibilità e modello organizzativo. Proprio per questo il rinvio pesa: se non si riesce nemmeno a votare una fase esplorativa, il nodo politico diventa evidente.
Il ‘fantasma’ del 2024
Dietro Roma 2040 torna inevitabilmente il fantasma delle Olimpiadi 2024, archiviate dopo il no dell’allora sindaca Virginia Raggi. Una ferita mai davvero rimarginata nel dibattito romano. Oggi la proposta è molto più cauta, ma costringe tutti a scegliere: guardare almeno il dossier oppure richiuderlo prima ancora di aprirlo. Per il Movimento 5 Stelle e la Lista Raggi, il tema resta delicatissimo. Olimpiadi, forse, sì, ma a quali condizioni?
Il Campo Largo evita la conta?
Il vero punto difatti non è solo sportivo. È politico. Pd, M5S, sinistra di AVS, Azione e Italia Viva possono davvero stare insieme su una grande scelta strategica per Roma? Su un grande tema come le Olimpiadi 2040? Il voto positivo sulla mozione da parte di M5S e Lista Raggi sarebbe una prova generale del cosiddetto Campo Largo romano, in vista della lunga corsa verso il 2027 a sostegno del Gualtieri bis. Invece la prova viene rinviata e rinviata ancora, per cinque volte consecutive. Ancora una volta, nessuno deve mostrare le carte. Nessuno deve arrivare alla conta pubblica. Sembrerebbe quasi – il condizionale è d’obbligo – una ‘fuga’ politica da una grande prova di responsabilità che andrebbe mostrata pubblicamente in aula Giulio Cesare, davanti ai cittadini.
Centristi avanti, alleati fermi?
Azione e Italia Viva provano a intestarsi la linea del “valutare senza forzare”. Una posizione che, sulla carta, dovrebbe essere digeribile anche da chi non vuole fughe in avanti. Ma in Campidoglio il dossier olimpico è diventato una mina politica. Dire sì significherebbe aprire almeno uno spiraglio. Dire no significherebbe rimettere in scena il ‘muro’ del 2016. Astenersi, forse, sarebbe il compromesso più romano di tutti, ma avrebbe comunque – il condizionale è d’obbligo – un significato politico chiaro: “No al Gualtieri bis”.
Il rinvio parla da solo
Il voto, però, non c’è. E il rinvio, ormai, diventa notizia quanto la mozione pro Olimpiadi 2040. Dopo una serie di slittamenti, l’atto torna ancora in calendario senza che l’Aula sia arrivata alla conta finale. La Capitale sogna di discutere di Giochi, rigenerazione urbana e futuro internazionale, ma il Campidoglio fatica persino a votare l’avvio degli studi preliminari. Il messaggio politico è chiaro: Roma 2040 può attendere.
Una domanda resta aperta
La domanda, alla fine, resta semplice: Roma vuole almeno capire se può candidarsi alle Olimpiadi del 2040 oppure preferisce non disturbare gli equilibri politici del presente? Per ora la risposta non arriva. Slitta la mozione, slitta il confronto, slitta anche la prova del nove sul Campo Largo. E così il sogno olimpico resta fermo sulla soglia dell’Aula Giulio Cesare.