Olimpiadi di Roma 2040, nono ‘giro’ in aula: Azione ‘ripresenta’ la mozione e pressa M5S e Campo Largo
La mozione pro Olimpiadi 2040 torna oggi 7 luglio in Aula Giulio Cesare per la nona volta consecutiva in e mette il Campo Largo davanti a una domanda semplice: Roma vuole davvero candidarsi ai Giochi olimpici del 2040 o preferisce continuare a parlarsi addosso senza decidere? Il punto politico non è ancora la candidatura ufficiale. È molto più elementare: capire se il Campidoglio riesce almeno ad avviare uno studio preliminare ma serio e rigoroso sul dossier olimpico.
Il sogno fermo in Aula
L’Assemblea Capitolina è convocata dalle 10 alle 15, con una nuova seduta già fissata anche per giovedì 9 luglio. Dentro un ordine dei lavori carico torna la mozione n. 33/2026, firmata da Azione-Italia Viva, per avviare le attività esplorative sulla possibile candidatura di Roma ai Giochi Olimpici 2040. Un atto non vincolante, ma politicamente pesante.
La forzatura politica di Azione arriva dopo un percorso già lunghissimo: mozione protocollata il 23 gennaio da Azione-Italia Viva e poi scivolata via senza voto nelle sedute del 5 e 7 maggio, 12 e 14 maggio, 19 e 21 maggio, 26 e 28 maggio, 4 giugno, 9 e 11 giugno, 16 e 18 giugno, 23 e 25 giugno, fino all’ultimo e inconcludente passaggio del 2 luglio scorso.
Azione spinge, la maggioranza tentenna
Azione chiede una cosa precisa: studiare costi, impianti, sostenibilità, trasporti e reale interesse pubblico. Non una bandierina da sventolare, ma una verifica preliminare. Eppure la mozione, già rinviata più volte, è diventata il simbolo di un Campidoglio che sui grandi dossier corre negli annunci e rallenta quando deve mettere nero su bianco una posizione. Qui nasce il pressing sul Campo Largo.
Il nodo Gualtieri
Roberto Gualtieri ha costruito una parte della sua narrazione sul “modello Roma”: Giubileo, grandi eventi, turismo, rilancio internazionale della Capitale. L’ultima volta l’ha fatto appena pochi giorni fa, davanti al Sole 24 Ore e al mondo imprenditoriale, dando per certo che sulle olimpiadi non ci sarebbero statti problemi. Ma, al di la delle parole del primo cittadino, le Olimpiadi 2040 sono un banco di prova diverso. Perché non basta dire che Roma è pronta. Bisogna dimostrare che esiste una maggioranza (magari il cosiddetto Campo Largo?) pronta a votare almeno l’avvio di un percorso condiviso. Altrimenti il sogno olimpico resta una cartolina buona per i convegni.
Il fantasma del 2024
Sul dossier pesa ancora la memoria della candidatura del 2024, naufragata tra polemiche, paure e calcoli politici. Proprio per questo il tema è delicato: nessuno chiede oggi assegni in bianco o cantieri aperti domani mattina. La mozione serve a capire se Roma può permettersi una candidatura credibile, sostenibile e condivisa. Dire no persino allo studio significherebbe chiudere la porta prima ancora di guardare dentro.
Campo Largo alla prova
La partita, quindi, non riguarda solo Azione. Riguarda il perimetro politico che sostiene o condiziona Gualtieri. Il Campo Largo (che includerebbe M5S, AVS, PD, Azione e Italia Viva), quando si parla di futuro della Capitale, deve scegliere se essere coalizione di governo o somma di prudenza, veti e distinguo. Perché su un dossier come Roma 2040 l’ambiguità non regge: o si apre il percorso, o si ammette che la Capitale preferisce restare ferma.
Una mozione, non un’Olimpiade
Il paradosso è questo: Roma non sta decidendo oggi se ospitare le Olimpiadi. Sta decidendo se avere il coraggio di studiarle. E se anche questo passaggio dovesse scivolare ancora, il messaggio politico sarebbe chiarissimo. La Capitale sogna i cinque cerchi, ma il Campidoglio fatica perfino a votare il primo foglio del dossier.