‘Piccolo America’ contro Gualtieri: il Campo Largo di Roma si incrina tra Metropolitan, Inceneritore e Olimpiadi 2040
I ragazzi del Piccolo America, il gruppo ‘politico’ nato anni fa dalla battaglia per salvare lo storico Cinema America di Trastevere e poi diventato uno dei simboli romani del cinema gratuito in piazza, aprono alla possibilità di una lista civica contro il bis di Roberto Gualtieri in vista del 2027: così il caso dell’ex Metropolitan che da ex cinema si trasformerà in un centro commerciale si trasforma da pratica urbanistica in ennesima crepa politica dentro il campo largo romano. Non è più solo una discussione su un vecchio cinema chiuso in via del Corso. È diventata una domanda molto più pesante: quale idea di città sta costruendo davvero il Campidoglio?
La rottura che brucia
La frattura tra la Fondazione Piccolo America e l’amministrazione capitolina arriva nel momento più delicato per Gualtieri: quello in cui il sindaco prova a blindare il racconto del “modello Roma” in vista del 2027. Valerio Carocci, volto simbolo del cinema in piazza e della battaglia per le sale culturali, non parla di uno scontro personale con il sindaco. Ma la sostanza politica resta pesantissima: un pezzo del mondo culturale romano non si sente più rappresentato dal Campidoglio.
Il Metropolitan diventa un caso politico
Al centro c’è l’ex cinema Metropolitan di via del Corso, storico spazio del centro romano fermo da anni e destinato a una riconversione. Il progetto prevede la trasformazione dell’immobile in uno spazio commerciale di media distribuzione, con una sola minima parte riservata ad attività culturali. In concreto, tre livelli commerciali e una sala cinematografica o polifunzionale da circa 100 posti da mettere a disposizione dell’amministrazione per alcuni periodi dell’anno.
Cultura o vetrine?
È qui che nasce lo scontro. Per i sostenitori dell’operazione, il progetto serve a riaprire un immobile abbandonato, riportare decoro in un tratto strategico del centro storico e produrre risorse da reinvestire anche in altri spazi culturali. Per il fronte critico, invece, il rischio è opposto: perdere un altro pezzo dell’anima culturale di Roma e sostituirlo con l’ennesima funzione commerciale nel cuore turistico della Capitale.
Il fuoco amico
La novità politica è che la contestazione non arriva dal centrodestra, ma da un mondo che in teoria avrebbe dovuto essere naturalmente vicino al campo progressista. Cinema, giovani, spazi pubblici, cultura diffusa, periferie: sono tutte parole che il centrosinistra romano usa da anni come bandiera. Ora, però, proprio da quel mondo arriva una possibile sfida civica. Non per aiutare Gualtieri, ma per marcarne i limiti.
Il campo largo scricchiola
La vicenda si inserisce in un quadro già nervoso. A Roma il campo largo non è mai stato una macchina perfetta: M5S, Lista Raggi, sinistra ambientalista, civici, riformisti e area Pd si muovono spesso su binari diversi. Il termovalorizzatore- inceneritore di Santa Palomba resta una ferita aperta, con i Cinque Stelle e l’area legata all’ex sindaca Virginia Raggi lontanissimi dalla linea del Campidoglio. Anche sulle Olimpiadi 2040 le distanze pesano: per Gualtieri possono essere una visione di futuro, per una parte degli alleati potenziali rischiano di diventare l’ennesima grande promessa calata dall’alto.
La crepa a sinistra
Il Metropolitan, così, non è un caso isolato. Si aggiunge a una lista di dossier che il centrosinistra romano non riesce a tenere davvero insieme: rifiuti, urbanistica, grandi eventi, poteri speciali per Roma Capitale, trasformazioni immobiliari e modello di sviluppo. Ogni volta la domanda è la stessa: Roma deve correre come una grande capitale europea o deve prima ricucire le sue fratture sociali, ambientali e culturali? Su questa domanda il campo largo si mostra largo solo sulla carta.
Il nodo vero
La domanda finale è semplice e politicamente tagliente: Roma vuole salvare i suoi spazi culturali o trasformarli in compromessi immobiliari con una piccola quota di cultura dentro? Il Campidoglio può difendere l’operazione come riqualificazione, ma la rottura con il Piccolo America racconta un’altra cosa: nel cuore della sinistra romana si è aperta una ferita. E da quella ferita, insieme alle tensioni con M5S e Lista Raggi, potrebbe passare una parte della partita per il Campidoglio 2027.