Gualtieri candidato senza primarie? A sinistra parte il dibattito sul 2027. A Roma restano i nodi Inceneritore, Olimpiadi e Urbanistica
Roberto Gualtieri ha già deciso: vuole altri cinque anni in Campidoglio. Molto meno chiaro è se abbiano deciso anche tutti quelli che dovrebbero sostenerlo, ossia M5S e AVS. Il sindaco punta apertamente al bis e lavora al campo largo di Roma, così sostengono i suoi fedelissimi, ma la coalizione che dovrebbe accompagnarlo nel 2027 deve ancora trovare una sintesi su alcuni dei dossier più pesanti della Capitale. E oggi, 24 settembre, persino a sinistra comincia ad affacciarsi una domanda finora rimasta sullo sfondo: Gualtieri sarà candidato senza passare dalle primarie?
A sollevare pubblicamente il tema è l’opposizione di centrodestra, ma un corsivo di Elisabetta Ambrosi sul Fatto Quotidiano, dal titolo eloquente: “Gualtieri per forza? Le primarie sono utili anche a Roma”. Non è una richiesta ufficiale di Pd, M5S o Avs. Ma rompe comunque un tabù: discutere non solo di quale coalizione costruire, ma anche di chi debba guidarla.
Prima Gualtieri, poi il campo largo?
Gualtieri ha confermato di voler restare altri cinque anni alla guida di Roma e ha aperto all’allargamento della maggioranza, compreso il dialogo con il M5S, precisando però di voler mantenere «la barra dritta» sul lavoro svolto.
È qui che nasce il problema politico. Se il candidato è già deciso e la linea amministrativa va sostanzialmente confermata, quanto spazio resta agli alleati per incidere davvero sul programma?
E in campo, del resto, ci sono anche due esponenti pentastellate con un forte profilo romano: l’ex sindaca Virginia Raggi e la capogruppo capitolina M5S Linda Meleo. Nessuna delle due, allo stato, ha annunciato una candidatura alle primarie contro Gualtieri.
Ma, se le primarie dovessero realmente diventare il metodo scelto dal centrosinistra romano, potrebbero — il condizionale è obbligatorio — diventare due nomi politicamente spendibili in una competizione interna. L’area riconducibile a Raggi non ha ancora espresso un sì formale e incondizionato al Gualtieri bis, mentre Meleo è oggi una delle interlocutrici principali del Movimento nel dibattito sul campo largo.
Santa Palomba, il nodo che resta sul tavolo
Il dossier più evidente è il termovalorizzatore di Santa Palomba. Gualtieri lo considera centrale per il nuovo ciclo dei rifiuti di Roma e l’opera è ormai entrata nella fase realizzativa.
Ma proprio sull’inceneritore le distanze con settori del M5S e di Avs restano profonde. È difficile pensare che una coalizione possa limitarsi a mettere insieme i simboli senza affrontare un tema che ha diviso per anni il centrosinistra romano e laziale.
La questione, quindi, non è soltanto se M5S e Avs sosterranno Gualtieri. È a quali condizioni e con quanto margine per discutere scelte già compiute.
Olimpiadi: 21 sedute senza arrivare al voto
Poi ci sono le Olimpiadi. Gualtieri ha aperto alla prospettiva di una candidatura di Roma per il 2036 o il 2040. Ma Palazzo Senatorio per mesi non è riuscito neppure a votare la mozione di Azione-Italia Viva che chiedeva di avviare verifiche preliminari sulla candidatura.
Come ricostruito da Il nuovo 7 Colli, la mozione n. 33/2026 è comparsa negli ordini dei lavori in 21 date di seduta, tra maggio e luglio, senza mai arrivare al voto. Dopo il 16 luglio è poi scomparsa dai calendari successivi.
Il dato politico resta: prima di immaginare Roma olimpica sarebbe utile capire se esista almeno una posizione condivisa dell’Assemblea Capitolina.
Urbanistica e nuovi poteri: il campo largo non vota allo stesso modo
Anche sull’urbanistica l’unità è tutt’altro che automatica. Sulle nuove Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore Avs ha votato con la maggioranza, mentre il M5S si è astenuto.
Ancora più evidente il caso della riforma costituzionale sui maggiori poteri di Roma Capitale: nel primo voto alla Camera le forze che potrebbero ritrovarsi insieme nel 2027 hanno scelto strade differenti.
Sono dossier troppo importanti per essere liquidati come normali sfumature tra alleati.
Il problema che le primarie portano allo scoperto
Ed è per questo che il dibattito aperto dal Fatto Quotidiano pesa più della semplice ipotesi di organizzare una consultazione.
La domanda è: prima viene Gualtieri e poi si costruisce intorno a lui il campo largo, oppure prima si definiscono programma, compromessi e metodo e solo dopo si sceglie il candidato?
Il sindaco uscente ha tutto il diritto di chiedere un secondo mandato. Ma il campo largo, se vuole essere qualcosa di più di una sommatoria elettorale, dovrà spiegare come intende affrontare termovalorizzatore, urbanistica, Olimpiadi e nuovi poteri della Capitale.
E soprattutto dovrà stabilire se il nome del candidato sia davvero già fuori discussione.
Perché, da oggi, almeno una domanda è entrata ufficialmente nel dibattito: Gualtieri per forza?