Gualtieri compie 60 anni, in Campidoglio parte la ‘colletta’: il compleanno del sindaco diventa una triste ‘liturgia di corte’
Roberto Gualtieri compie 60 anni e il suo compleanno esce dai corridoi del Campidoglio per diventare una notizia pubblica attraverso un articolo di Repubblica, che racconta la raccolta per il regalo, le quote di assessori e alti dirigenti, i messaggi WhatsApp e il brindisi previsto in Comune. Il problema non è il compleanno. E nemmeno il regalo. Il problema è quando una ricorrenza privata del sindaco diventa un piccolo evento di Palazzo (che si svolgerà lunedì 20 luglio).
Il compleanno che diventa notizia e ‘promemoria’
Secondo quanto raccontato da Repubblica, per il compleanno di Gualtieri è partita in Campidoglio una grande raccolta fondi: assessori e alti dirigenti con la stessa quota, gli altri a contribuzione libera.
Tutto legittimo. Tutto probabilmente animato dalle migliori intenzioni. Ma è proprio qui che la scena diventa politicamente interessante.
Non è la colletta, è il messaggio politico ai ‘naviganti’
Un assessore che partecipa al regalo del sindaco non è uno scandalo. Un dirigente che versa una quota nemmeno. Ma quando il compleanno attraversa i livelli politici e amministrativi del Campidoglio e diventa materia da retroscena giornalistico, il confine tra cordialità privata e ‘ritualità del potere’ si fa più sottile.
Il sottotesto che il lettore può ricavare è quasi più forte della notizia: lo sapete, vero, che il capo compie gli anni? Non ve ne sarete dimenticati?
Non risulta alcun obbligo a partecipare. Sarebbe scorretto sostenerlo. Ma in politica contano anche i simboli, e il potere dovrebbe prestare attenzione proprio a quei gesti innocui che rischiano di apparire meno innocui nella loro rappresentazione.
Il promemoria al Palazzo: “Non dimenticatevi del capo, altrimenti il capo si ricorderà di voi”
Che la testata che ha publicato questo articolo sia “amica” di Gualtieri è una valutazione che non può essere presentata come un fatto. Il dato verificabile è un altro: l’articolo racconta nei dettagli la colletta, i partecipanti, i messaggi e il brindisi.
L’effetto è curioso. Quello che avrebbe potuto restare un gesto interno diventa un grande promemoria pubblico: “Il sindaco fa sessant’anni”.
Nessuno scrive davvero: “Non dimenticatevi del capo, altrimenti il capo si ricorderà di voi”. Sarebbe un’accusa senza riscontri. Ma è esattamente la suggestione che una politica troppo verticale dovrebbe evitare di evocare.
Quel sapore da “Basso Impero”
Il paragone con Ceaușescu sarebbe assurdo se preso alla lettera. Roma nel 2026 non è la Romania comunista e una colletta non è culto della personalità. Ma la caricatura politica illumina un dettaglio: quando attorno al vertice si moltiplicano piccoli riti di attenzione, il problema non è il singolo gesto. È l’atmosfera che può generare.
Assesssori, dirigenti, maggioranza, messaggi, quote, regalo, brindisi a Palazzo. È qui che affiora quella sensazione da “Basso Impero”: non nei fatti, modesti, ma nella scenografia.
Vengono in mente, inevitabilmente, certe scene fantozziane. Il ragionier Calboni campione di servilismo, la grottesca trasferta a Pinerolo pur di assecondare il desiderio del superiore, fino all’universo del Megadirettore Galattico, con la celebre poltrona in pelle umana e l’acquario riservato ai dipendenti più meritevoli e servili.
Scene di cinema, naturalmente, che speriamo restino soltanto tali anche in Campidoglio. Perché il capolavoro di Paolo Villaggio raccontava proprio questo: nessuno ti obbliga formalmente a idolatrare il capo, ma nella Megaditta tutti avevano perfettamente compreso quanto potesse essere conveniente farlo.
Ed è forse questa la lezione fantozziana più attuale: quando il potere viene circondato da una corte, il problema non è quasi mai l’ordine esplicito di ossequiarlo. È il momento in cui qualcuno comincia a pensare che sia meglio farlo spontaneamente.
Il vero regalo sarebbe evitare la corte e i ‘promemoria’
Gualtieri non ha bisogno di tutto questo. È stato ministro dell’Economia, è professore universitario ed è oggi sindaco di Roma.
Proprio per questo il miglior segnale sarebbe la sobrietà.
Il problema dei suoi 60 anni non è il regalo. È la sensazione che per qualche ora Palazzo Senatorio abbia sentito il bisogno di ricordarsi collettivamente che il capo compie gli anni.
Niente di grave. Tutto perfettamente normale.
Ma Roma non dovrebbe avere bisogno di una corte, ma solo di mezzi pubblici che funzionano bene, di fermare il cantiere del maxi inceneritore Acea su area archeologica e in gravissima crisi idrica, di curare e potare bene gli alberi, di realizzare opere pubbliche funzionanti e realizzate a regola d’arte. Non di celebrazioni sterili del potere e del capo.