Roma sempre più desertica, altri alberi morti a Termini accanto la statua di Papa Wojtyla: “Erano stati piantati la scorsa primavera”
Roma, altri alberi sono morti nel giro di pochi mesi (circa tre) davanti alla stazione Termini, in Piazza dei Cinquecento. Si tratta, secondo quanto riferito dalla consigliere del Municipio I – Nathalie Naim, delle piante ripiantate la scorsa primavera da Anas per sostituire quelle già seccate in precedenza. Un nuovo caso che riaccende la polemica sulla gestione del verde nelle piazze riqualificate per il Giubileo.
Il punto, certo, è uno: quando la grande riqualificazione davanti alla stazione Termini doveva essere inaugurata e raccontata come simbolo della nuova Roma del Giubileo 2025, Roberto Gualtieri e la sua amministrazione erano in prima fila. Ora che risultano morti anche diversi alberi ripiantati appena la scorsa primavera, dalla stessa area politica del sindaco arriva un messaggio che sposta il problema sulle responsabilità di Ferrovie dello Stato e Anas.
Dalla lista Gualtieri l’accusa a Ferrovie
A sollevare il caso difatti è Nathalie Naim, consigliera del Municipio I Roma Centro eletta nel 2021 con la Lista Civica Gualtieri. In un post social Naim sostiene di aver verificato la morte di diversi alberi davanti alla stazione Termini per assenza di irrigazione, sottolineando che l’area sarebbe però di competenza di FS-Anas.
Il particolare che rende il caso ancora più pesante è che, secondo quanto riferito dalla stessa consigliera, gli alberi oggi nuovamente morti erano stati piantati la scorsa primavera da Anas, in sostituzione di quelli messi a dimora in precedenza e già finiti stecchiti. Insomma, non si tratta soltanto di qualche pianta che non ha attecchito. Siamo davanti a una sostituzione già effettuata e a un problema che si sarebbe ripresentato nel giro di pochi mesi.
Quando c’era da inaugurare, Gualtieri era in prima fila
Il punto, però, è soprattutto politico. Perché Piazza dei Cinquecento non è stata certamente raccontata, al momento dell’inaugurazione, come un’opera estranea al Campidoglio.
Il 14 gennaio 2025 Roberto Gualtieri partecipò personalmente, e in prima fila, all’inaugurazione insieme ai vertici del Gruppo FS e agli assessori capitolini. I lavori, pur realizzati da Anas come soggetto attuatore, rientravano inoltre nelle opere eseguite per conto del Commissario straordinario per il Giubileo. Ossia proprio Gualtieri.
Per questo oggi limitarsi a dire – da parte della consigliera in quota Lista Gualtieri – che «la competenza è di qualcun altro» rischia di trasformarsi in un vero scaricabarile politico. Un sindaco può non essere il soggetto incaricato materialmente di irrigare gli alberi. Ma chi governa Roma e coordina la macchina commissariale del Giubileo non può comportarsi da semplice spettatore davanti ai problemi delle opere simbolo della Capitale nel cuore del centro storico capitolino.
Milioni spesi, alberi ripiantati e poi di nuovo morti
Il solo intervento sul perimetro di Piazza dei Cinquecento valeva circa 21 milioni di euro di soldi pubblici, all’interno di un più ampio pacchetto di lavori nell’area Termini-Repubblica. E il fatto che gli alberi siano stati sostituiti la scorsa primavera, per poi risultare nuovamente morti a distanza di pochi mesi, rende inevitabile chiedersi cosa non abbia funzionato nella gestione del verde.
Una storia che, peraltro, non riguarda soltanto Termini. Anche a Piazza Risorgimento, riqualificata con un intervento legato al Giubileo, sono state segnalate alberature morte stecchite. Cambia la piazza, ma la polemica resta la stessa: grandi investimenti pubblici, promesse di più verde e piante che finiscono al centro delle contestazioni.
Il Campidoglio non può chiamarsi fuori
Ed è qui che l’intervento di Naim appare politicamente fuori luogo. La questione non è soltanto stabilire chi abbia formalmente in mano il contratto di manutenzione di un albero. Chi governa la Capitale ha il compito di pretendere che le opere funzionino, che i soggetti attuatori rispettino gli obblighi e che i problemi vengano risolti.
Rivendicare un’opera quando si taglia il nastro e chiamarsi fuori quando emergono le criticità è una contraddizione troppo evidente. Tanto più quando gli alberi sono già stati sostituiti una volta e quelli ripiantati appena la scorsa primavera sono finiti nuovamente secchi.
Perché amministrare Roma significa soprattutto questo: meno fotografie alle inaugurazioni e più capacità di intervenire quando, finita la festa, cominciano i problemi veri.