Gualtieri riapre il caso caro-biglietti a 2 €, il Piano Atac prevede già il rincaro dal 2027: la Regione dice (di nuovo) ‘No’


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Il biglietto Atac da 2 euro torna al centro dello scontro politico romano: Roberto Gualtieri rilancia l’idea di aumentare il prezzo della corsa singola, soprattutto per turisti e visitatori, mentre nei documenti ufficiali dell’azienda capitolina il passaggio dagli attuali 1,50 euro a 2 euro continua a comparire nelle previsioni economiche future. Il rincaro non è stato ancora deliberato, ma nel Piano Atac l’ipotesi resta tutt’altro che archiviata.

Gualtieri riapre il dossier del biglietto

A riaccendere il caso è stato lo stesso sindaco. Intervenendo all’evento “Go Beyond” della Uil, Gualtieri ha spiegato di preferire una politica tariffaria capace di alleggerire il costo degli abbonamenti e di far pagare di più, invece, il biglietto singolo. Secondo il primo cittadino, quest’ultimo sarebbe utilizzato soprattutto da turisti e visitatori.

Oggi, però, per chi prende autobus, tram e metropolitane a Roma non cambia ancora nulla: il BIT costa 1,50 euro ed è valido per 100 minuti.

La Regione replica al Campidoglio

La risposta della Regione Lazio non si è fatta attendere. L’assessore ai Trasporti Fabrizio Ghera ha ricordato che nel febbraio 2025 la Regione aveva scelto di non autorizzare l’aumento generalizzato del biglietto a 2 euro, mantenendo quindi il prezzo a 1,50.

Nella stessa delibera era stato indicato anche un altro percorso: studiare, a partire dal 2026, un sistema tariffario differenziato tra residenti e non residenti. Ghera sostiene oggi che su questo fronte si attendano ancora le attività necessarie da parte del Campidoglio. È la posizione politica della Regione, ma riporta in primo piano un nodo che, a novembre 2026, non risulta ancora risolto.

Atac aveva già messo nei conti i 2 euro

Il dato più pesante arriva però dal Piano strategico operativo Atac 2025-2027.

Nelle previsioni aziendali il passaggio del BIT da 1,50 a 2 euro era stato inizialmente ipotizzato già da luglio 2026. L’aumento, secondo le stime inserite nel Piano, avrebbe garantito ad Atac circa 80 milioni di euro di maggiori ricavi nell’arco di tre anni.

Quella scadenza, però, è saltata.

E proprio il mancato aumento viene contabilizzato nei documenti economici dell’azienda: per il 2026 Atac indica 13,7 milioni di euro legati al mancato incremento del BIT a 2 euro. Nel 2025 la stessa voce valeva 19,2 milioni.

Ora nei piani compare luglio 2027

Il passaggio ancora più significativo arriva nella parte del Piano dedicata ai ricavi e alla matrice dei rischi. Qui Atac indica luglio 2027 come nuova data sulla quale viene costruita la previsione di attivazione della tariffa da 2 euro.

Questo non significa che il rincaro sia già stato approvato per il 2027. Non esiste oggi una delibera che imponga automaticamente il passaggio a 2 euro da quella data. Significa però che, nei conti e nelle proiezioni dell’azienda capitolina, l’aumento continua a essere considerato uno scenario concreto.

Il rincaro non è deciso, ma la partita resta aperta

Ed è qui che il dossier diventa politico.

Da una parte Gualtieri torna a parlare apertamente di un biglietto singolo più caro. Dall’altra la Regione rivendica di aver fermato l’aumento generalizzato e chiama in causa il Campidoglio sulla tariffazione differenziata tra romani e visitatori.

In mezzo resta Atac, che nei propri documenti aveva già messo nei conti i 2 euro dal 2026, ha dovuto contabilizzare il mancato aumento e ora continua a guardare al 2027.

Per i romani, al momento, il BIT resta a 1,50 euro. Ma dopo le nuove parole del sindaco e alla luce delle previsioni economiche dell’azienda, il caro-biglietti che sembrava congelato torna ancora una volta al centro della partita sulla mobilità romana.