Il ministro Giuli sfida il cerchio magico della Meloni sul caso Regeni: alta tensione nel Governo

Sullo sfondo, palazzo Chigi, in primo piano Arianna Meloni, il ministro Alessandro Giuli e la premier Giorgia Meloni

Contenuti dell'articolo

Il caso politico nazionale nasce da una scelta che il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito una caduta “inaccettabile”: il mancato finanziamento pubblico al documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, dedicato al ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Da lì, la vicenda culturale è diventata subito politica. Non solo un problema di fondi, ma un inciampo simbolico pesantissimo per il Governo.

Due revoche e una scossa interna

Giuli ha deciso di revocare gli incarichi a due figure centrali del suo staff: Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic. E Elena Proietti, capo della segreteria personale. Secondo le ricostruzioni circolate in queste ore, Merlino pagherebbe la gestione del dossier Regeni. Mentre per Proietti peserebbe un diverso episodio legato a una missione del ministro a New York.

Il nodo politico: Fazzolari e Arianna Meloni

Il punto, però, non è solo amministrativo. Merlino viene indicato come uomo vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, mentre Proietti è descritta come figura legata al mondo di Fratelli d’Italia e ad Arianna Meloni. Ecco perché la mossa di Giuli è stata letta come qualcosa di più di un semplice riassetto: un segnale di autonomia lanciato dentro il cuore del potere e del cerchio magico meloniano.

Palazzo Chigi prova a spegnere l’incendio

Dopo lo scossone, Giuli è salito a Palazzo Chigi per un faccia a faccia di circa un’ora con Giorgia Meloni. La versione ufficiale parla di “piena sintonia” e di sostegno all’azione del ministro. Ma il fatto stesso che sia servito un chiarimento immediato racconta la temperatura politica del momento: quando un ministro tocca figure considerate vicine ai vertici del partito e del Governo, il messaggio arriva direttamente ai piani alti.

La sfida vera: chi comanda al Mic

Giuli prova a presentare la sua doppia-mossa come una scelta di responsabilità dopo il caso Regeni. Fratelli d’Italia, almeno ufficialmente, abbassa i toni e parla di “Normali avvicendamenti”. Ma sotto la superficie resta una domanda: il Ministero della Cultura è nelle mani del ministro e solo del ministro o dentro una rete di equilibri costruiti dai vertici del partito?

Il retroscena più pesante, intanto, guarda già oltre l’incendio di giornata: secondo ricostruzioni di stampa, nei piani futuri sarebbe stata ventilata perfino l’ipotesi di non candidare Giuli in Parlamento alle prossime Politiche.
Non una decisione ufficiale, ma un segnale politico che racconta quanto il rapporto con il ministro sia diventato fragile.
E così il caso Regeni, nato come inciampo culturale, rischia di trasformarsi in una resa dei conti tutta interna alla destra di Governo.