Il San Giacomo deve riaprire. Ma la Regione l’ha venduto

Foto Guido Montani per agenzia ANSA. La sentenza del Consiglio di Stato che ha bollato come illegittima la chiusura del San Giacomo decretata da Piero Marrazzo nel 2008 rischia di creare alla Regione Lazio più di qualche problema. Certo non è un momento fortunato per Zingaretti e il PD locale. Tra l’affaire mascherine, la concorsopoli regionale e gli arresti eccellenti di imprenditori e alti funzionari per le vicende legate alla gestione dell’immondizia. Adesso sulla giunta e sul suo presidente rischia di abbattersi anche un’altra tegola. Quella relativa al futuro destino dell’ex nosocomio romano. Lo incordiamo, il San Giacomo venne chiuso tredici anni fa in virtù del piano di riordino e razionalizzazione degli ospedali. Ma la decisione suscitò subito un mare di polemiche. Perché il centro storico della Capitale veniva privato di colpo di un polo di eccellenza, specie in alcuni settori. Come l’ortopedia, la dialisi e la nefrologia. Mentre pochi mesi prima, erano state stanziate risorse pubbliche per l’ammodernamento di parte della struttura.

La causa intentata e vinta da Oliva Salviati, erede del Cardinale che nel 1500 dono’ l’edificio alla collettività, si basava però anche su altro. E cioè sul fatto che il lascito fosse vincolato alla specifica destinazione del palazzo ad ospedale. Ora il Consiglio di Stato ha dato ragione alla ricorrente, ma riaprire non sarà così facile e immediato. Anche se le amministrazioni coinvolte in qualche modo dovranno trovare un accordo. E ottemperare alla sentenza.

La chiusura della sinistra del San Giacomo fu illegale: riapritelo insieme al Forlanini

L’ospedale San Giacomo trasferito a un fondo immobiliare nel 2018. Previste entrate per 61 milioni

Secondo quanto riporta il quotidiano online Roma Today, dal 2018 l’ex ospedale San Giacomo non farebbe più parte del patrimonio della Regione Lazio. Ma sarebbe stato conferito in un fondo, ‘i 3 – Regione Lazio’. A sua volta gestito da Invimit, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Con l’obiettivo dichiarato di realizzarci delle residenze ‘seniores’ per anziani. Sempre una funzione sociale quindi, ma con un occhio – o qualcosa in più – orientato al mercato. Visto che l’intera operazione era stata stimata per un valore di circa 61 milioni di euro. Chissà cosa avrebbe detto il Cardinale Salviati, che aveva in testa ben altro. Ovvero un lascito gratuito nell’interesse pubblico e dei malati più deboli in difficoltà economica. Ma anche il Consiglio di Stato nella sua sentenza parla chiaro. La funzione originaria del nosocomio non può essere stravolta. Sarebbe bastato ridurre i letti, dagli originari 240 a 170, hanno proseguito i giudici amministrativi. Per essere coerenti con il piano di rientro senza necessità di chiudere la struttura.

E adesso che succede? L’amministratrice delegata di Invimit getta acqua sul fuoco. E sempre a Roma Today ha dichiarato: “Il futuro di quest’immobile sta molto a cuore ad Invimit. L’obiettivo è individuare una destinazione per il San Giacomo che sia la migliore per la collettività. Con la consapevolezza che debba essere anche ricercata guardando al futuro dell’immobile oltre che al passato”. Ma l’avvocato della Salviati Isabella Maria Stoppani è stata irremovibile. Chiederemo il rispetto della sentenza, ha fatto sapere battagliera. E la nuova partita per la riapertura del nosocomio di via Canova sembra aperta più che mai.

https://www.romatoday.it/politica/ospedale-san-giacomo-riapre.html

 

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