INPS sveglia, oltre 400.000 domande di cassa integrazione devono ancora essere pagate

E’ ancora polemica sulla cassa integrazione. E sul ruolo svolto dall’INPS in questi mesi difficilissimi del lockdown. Quando tantissime attività commerciali sono dovute rimanere forzatamente chiuse. Non per scelta, ma per decreto. Motivato dal governo Conte con il rischio coronavirus e l’emergenza sanitaria. Un grande problema per gli imprenditori e i titolari di partita IVA. Che hanno visto finora pochissimi aiuti. I  famosi 600 euro, tra l’altro arrivati a pochi e  in ritardo. E i prestiti fino a 25 mila euro che spesso le banche hanno bloccato. Chiedendo garanzie e liquidità che ovviamente in questo periodo nessuno aveva. Ma il problema ovviamente si è esteso anche a tutti i dipendenti. Che sono stati per la maggior parte messi in cassa integrazione. Visto che senza lavoro e senza turisti non c’erano più le possibilità di garantire gli stipendi. Gli ammortizzatori sociali in teoria sarebbero stati estesi anche alle micro aziende e alle imprese artigiane sotto i cinque dipendenti. Ma purtroppo ad oggi centinaia di migliaia di domande risulterebbero inevase da parte dell’INPS.

Traducendo, ci sono moltissime famiglie che si trovano in cassa integrazione da marzo, e che ancora non hanno visto il becco di un quattrino. Una situazione grave e potenzialmente esplosiva. Sulla quale ha voluto far luce anche la trasmissione di RAI 3 Agorà. Sentendo proprio il presidente dell’INPS Tridico e un imprenditore romano della ristorazione. Che non si fida e ancora resta chiuso.

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Ad Agora’ il presidente dell’INPS Tridico rassicura, stiamo pagando la cassa integrazione e l’Italia riparte. Ma c’è chi non si fida e rimane chiuso

Stiamo provvedendo a pagare tutte le domande di cassa integrazione che ci sono arrivate in questi mesi. Questa l’assicurazione fornita direttamente dal presidente dell’INPS Tridico e riportata in uno speciale della trasmissione Agorà su RAI 3. Entro venerdì 12 giugno pagheremo tutte le 419 mila domande ancora inevase, avrebbe assicurato il numero uno dell’Istituto di Via Ciro il Grande. Le domande in quest’ultimo periodo si sono dimezzate,e  questo dimostra che l’Italia ha avuto un infarto. Ma che ora è pronta a ripartire. Fin qui la voce ufficiale dell’INPS, ma ancora molti imprenditori e commercianti non si fidano.

Saverio non riapre il suo locale vicino a San Pietro. Vorrei ma ho paura di non riuscire a pagare i dipendenti 

E’ il caso di Saverio, proprietario di un bar ristorante al centro di Roma. Proprio dietro San Pietro, all’angolo con via della Conciliazione. All’inviata della RAI fa vedere le sue saracinesche tristemente abbassate. E i cinque tavolini vuoti con le loro dieci sedie. Sul marciapiede un tempo pieno di turisti, proprio davanti al locale. Qui si viveva essenzialmente di turismo, c’erano ogni giorno tantissimi pellegrini spiega Saverio. Adesso è tutto vuoto, ed è difficile che i cittadini romani vengano fin qui per fare colazione o mangiare qualcosa a pranzo. Il comune ha detto che ci avrebbe aiutati, ed è uscita la delibera che permette di occupare il 35 per cento in più del suolo pubblico. Per me però non cambia niente, perchè guadagno in pratica un tavolino in più. E nessuno mi aiuta per sostenere i costi per la riapertura. Certo, mi piacerebbe aiutare Roma e l’Italia a ripartire conclude Saverio. Ma tre mesi fa ho dovuto mettere in cassa integrazione i miei lavoranti. E ora se riapro e li richiamo che succede? Loro rischiano di perdere il sussidio, e io non so se sarò in grado di pagarli. Certo, la situazione rispetto ad un mese fa sarà anche migliorata. Ma la strada per ripartire appare ancora molto lunga. E per i commercianti romani, anche terribilmente in salita.

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