La Svizzera ‘smarrisce’ 160mila € di beneficenza per le famiglie di Crans-Montana e l’Italia che amiamo svalutare

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Doveva essere la serata della solidarietà per le famiglie colpite dalla tragedia. È diventata una vicenda di importi non chiariti, destinatari in attesa e risposte arrivate solo dopo le domande della stampa.

Il mito svizzero si incrina subito

La Svizzera, quella che noi italiani osserviamo spesso come il Paese dei conti perfetti e delle procedure senza sbavature, oggi deve spiegare una storia molto meno impeccabile: che cosa sia accaduto ai circa 150mila franchi, pari a oltre 163mila euro, raccolti con un concerto benefico per le vittime di Crans-Montana andato finito anche in tv. Non è una sentenza e non è un’accusa penale. È una domanda pubblica, semplice e pesante: quando il denaro nasce dal dolore delle famiglie, perché la sua destinazione non è stata immediatamente limpida?

Una serata piena, una risposta arrivata tardi

Il 22 aprile, alla Salle Métropole di Losanna, quasi duemila persone hanno partecipato ad “Aux Cœurs de Crans”. Biglietti da 89 a 109 franchi, una ventina di artisti sul palco senza compenso, tra cui Gjon’s Tears: tutto era stato costruito intorno a un messaggio elementare, aiutare chi aveva perso familiari o riportato conseguenze gravissime nell’incendio di Crans-Montana. Poi l’inchiesta del Tages-Anzeiger, ripresa da Watson: i beneficiari non avrebbero ancora ricevuto quei fondi.

Il denaro c’è, ma il conto completo no

Dopo l’esplosione del caso, Swisshearts ha dichiarato di aver ricevuto il 6 maggio i benefici netti del concerto. Una precisazione importante, che impedisce di parlare di soldi definitivamente scomparsi. Ma non chiude affatto la vicenda: nel comunicato non compare l’importo effettivamente ricevuto, non viene confermata la cifra di 150mila franchi e non si spiega quanto sia già arrivato concretamente alle famiglie. La beneficenza non vive di comunicati rassicuranti: vive di numeri verificabili.

La lezione per chi considera l’Italia sempre peggiore

Il punto non è gioire delle crepe svizzere. Il punto è smettere di raccontare l’Italia come l’unico Paese capace di opacità, ritardi e responsabilità che si perdono lungo la strada. Crans-Montana mostra che anche nel laboratorio europeo della precisione possono aprirsi falle dolorose: prima le contestazioni sui controlli al locale colpito dalla tragedia, ora la necessità di chiarire fino all’ultimo franco della solidarietà. La Svizzera resterà un Paese solido. Ma non è una favola. E la vecchia Italia, con tutti i suoi difetti, qualche volta è migliore del disprezzo automatico con cui continuiamo a giudicarla. L’erba del vicino non è sempre più verde: spesso è soltanto guardata da lontano.