Latina, muore al pronto soccorso e dimenticano di avvisare i parenti: avvertiti solo dopo 24 ore, la Asl si scusa

Chiara Delle Cave

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Per quasi 24 ore hanno continuato ad aspettare quella telefonata che i medici avevano assicurato sarebbe arrivata “qualunque cosa fosse successa”. Ma il telefono non ha mai squillato. Solo il giorno dopo, presentandosi in ospedale, i familiari hanno scoperto che la loro congiunta era morta già dal pomeriggio precedente. Una vicenda che ha scatenato rabbia e indignazione e che ora potrebbe finire all’attenzione della Procura della Repubblica.

Protagonista della vicenda è la famiglia di Chiara Delle Cave, deceduta all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, dove era stata ricoverata per l’aggravarsi delle condizioni dovute a un tumore diagnosticato pochi mesi prima. Il fratello Giovanni ha annunciato la presentazione di una denuncia per chiedere che venga fatta piena luce su quanto accaduto. Intanto la Asl Latina ha chiesto ufficialmente scusa e disposto un’indagine interna.

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Il ricovero al Goretti e quella promessa: “Vi chiameremo”

La malattia aveva già segnato il destino di Chiara. Il tumore era stato scoperto a marzo e, con il passare delle settimane, le sue condizioni erano peggiorate. Domenica la donna aveva la febbre alta e stava male. I familiari hanno chiamato il 118, che l’ha trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Goretti.

Il giorno successivo i parenti hanno incontrato i medici. Il quadro clinico era gravissimo e le speranze ridotte al minimo. Prima di lasciare l’ospedale, però, avevano ricevuto una rassicurazione: qualsiasi evoluzione sarebbe stata comunicata immediatamente. Quella telefonata, però, non è mai arrivata.

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La scoperta choc dopo quasi 24 ore

Il giorno successivo, preoccupata dal silenzio, una nipote si è recata nuovamente in ospedale per avere notizie. Al triage, come racconta il fratello Giovanni, le hanno spiegato che non era possibile accedere al reparto né ricevere informazioni. Poco dopo è arrivata anche la moglie del fratello della paziente. A quel punto il personale avrebbe chiesto di parlare con un familiare stretto.

È stato così che Giovanni Delle Cave ha ricevuto la notizia che nessuno avrebbe voluto sentire: sua sorella era morta già il pomeriggio precedente. Un decesso rimasto senza alcuna comunicazione ai familiari per quasi un giorno.

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Il fratello: “Avevano un numero che non era il nostro”

La famiglia ha chiesto immediatamente spiegazioni. Secondo quanto riferito da Giovanni Delle Cave, il personale sanitario avrebbe spiegato di aver tentato di telefonare, mostrando però un recapito che non apparteneva ad alcun componente della famiglia. E il fratello contesta con forza questa spiegazione.

«Quando è arrivata l’ambulanza avevo lasciato tutti i miei recapiti», racconta. Poi lo sfogo, durissimo: «È una vergogna, siamo schifati. Non si possono trattare le persone così. Venerdì mattina presenterò una denuncia perché una cosa del genere non accada più a nessun’altra famiglia».

La Asl Latina chiede scusa e avvia un audit interno

Dopo l’esplosione del caso, la Direzione Generale della Asl Latina ha diffuso una nota ufficiale nella quale esprime le proprie scuse alla famiglia per il ritardo nella comunicazione del decesso. L’azienda sanitaria ha ribadito che il rapporto con i familiari, fondato su tempestività, trasparenza e umanizzazione, rappresenta un elemento essenziale dell’assistenza sanitaria.

Per questo motivo sono stati disposti una serie di audit interni con l’obiettivo di ricostruire l’intera vicenda, verificare eventuali criticità e accertare se vi siano state responsabilità. La Asl ha inoltre precisato che, qualora dagli accertamenti dovessero emergere omissioni o errori, saranno adottati i provvedimenti previsti.

La vicenda, però, non si fermerà all’indagine interna dell’azienda sanitaria. La famiglia di Chiara Delle Cave ha infatti annunciato il deposito di una denuncia-querela, che verrà formalizzato domani mattina, per chiedere alla magistratura di verificare come sia stato possibile che il decesso di una paziente non sia stato comunicato ai suoi familiari per quasi ventiquattro ore.

Non è in discussione l’evoluzione della malattia, che purtroppo appariva ormai irreversibile. Al centro della vicenda c’è invece ciò che è accaduto dopo: il silenzio, le ore di attesa e una comunicazione che, secondo i familiari, non sarebbe mai arrivata. Un aspetto sul quale ora saranno gli accertamenti della Asl Latina e anche quelli della Procura a fare chiarezza.