L’avvocato: basta col processo mediatico sommario sul caso Colleferro

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Stampa e web trattano in modo poco serio il caso Colleferro. “All’origine di tutto c’è il solito populismo penale, il solito processo mediatico. Sul web e sui mass media c’è un processo sommario come pochi. Naturalmente non si può non prendere le difese di Willy, un ragazzo perbene, coraggioso, che perde la vita per salvare un amico. Una storia struggente, difficile non provare dei sentimenti, ma tutto ha un limite”. A dirlo all’AdnKronos è l’avvocato Luca Brezigar, coordinatore dell’Osservatorio su informazione e giustizia, parlando di come mass media e web stanno trattando l’uccisione di Willy Monteiro e commentando anche le minacce di morte ricevute da Massimiliano Pica, legale dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi e di Mario Pincarelli.

Colleferro, Willy è diventato un vessillo politico

“Si assiste a messaggi e minacce sul web da parte dei leoni da tastiera, oramai chiamati haters, che come al solito se la prendono con gli avvocati – aggiunge il legale -. Ma è un disco rotto, sembra ci sia un’identificazione del difensore con la persona che difesa. Inoltre, di analisi sociologiche e culturali non ne sono state fatte. Ma non è stata fatta neanche l’autopsia, che il corpo del povero Willy è diventato un vessillo ideologico, politico. Ma in tutto ciò non c’è stato scontro, tutti alla ricerca del consenso si sono ben guardati dal pronunciare qualche parola di garanzia che sapesse di giusto processo, di presunzione d’innocenza, di prudenza in attesa delle indagini degli inquirenti”.

E se le “bestie” di Colleferro non fossero colpevoli?

Ormai, spiega l’avvocato Brezigar, “sono le bestie di Colleferro, ma proviamo a pensare un attimo se due degli indagati che si professano innocenti lo fossero davvero, la loro immagine così come sta emergendo ora rimarrà per sempre negli occhi di tutti. Ormai si è presa una direzione e non si attende nulla”. Il legale poi evidenzia: “Non c’è nessun partito politico, né di maggioranza né di opposizione, che in qualche modo abbia detto qualcosa che sappia di garanzia, di diritto, di presunzione d’innocenza. Se ne sono dimenticati tutti perché si ha paura di andare contro l’opinione pubblica e di perdere il consenso. Questa è la nostra realtà”.

Siamo tutti vittime del processo mediatico

Per il legale, dunque, “siamo tutti vittime, a volte inconsapevoli, del processo mediatico e del populismo penale, bisognerebbe recuperare i codici deontologici comuni e lavorare sotto un profilo culturale, e poi anche cambiare alcune leggi. E chiaro, infatti, che nel momento in cui si cerca di fare ascolti, si cavalca l’onda, e allora si dà una notizia prima di averla controllata, perché occorre arrivare prima dei colleghi perché lo scoop è importante. E quindi si esagera su toni che interessano alla gente, si ricorre ai social per capire dove tira il vento, e si percorre quella strada”. Da lì, spiega, “parte tutto, e persino la magistratura a volte ne è vittima, perché quando questo succede, e quindi subisce pressioni indebite e negative”.

Dobbiamo aspettare il processo o no?

Il legale subito dopo spiega: “A volte i magistrati tengono delle conferenze stampa che si trasformano in requisitorie, con esibizione di fonti di prova e di ciò che avrebbe dovuto far parte del segreto istruttorio, e così si ha ancora più controllo della situazione e più legittimazione ad agire”. Infine, l’avvocato Brezigar conclude: “Nessuno difende gli eventuali colpevoli, nessuno dice che non debbano essere condannati per un delitto orribile, ma dobbiamo attendere il processo o no? Cosa costa attendere la verità processuale?”. Infine, il legale chiosa: “Contro il populismo penale e il processo mediato occorre fare fronte comune”.

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