Lazio in finale di coppa Italia, Atalanta battuta ai rigori: l’eroe è il portiere Motta


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La Lazio vola in finale di Coppa Italia dopo una finale incredibile. A Bergamo è andata in scena una semifinale da consumare fino all’ultima stilla di tensione. Atalanta-Lazio è finita 1-1 dopo 120 minuti, ma a staccare il pass per la finale dal dischetto è stata la squadra di Maurizio Sarri, capace di imporsi 2-1 ai rigori dopo il 2-2 dell’andata. Decisivo Motta, autore di quattro parate consecutive dal dischetto: una sentenza, più che un portiere. In finale, i biancocelesti troveranno l’Inter, già qualificata dopo il 3-2 in rimonta sul Como.

Novanta minuti compressi in due lampi

Per oltre ottanta minuti la partita è rimasta bloccata, nervosa, piena di duelli e di seconde palle. Poi, all’improvviso, è esplosa. All’84’ Romagnoli ha portato avanti la Lazio sugli sviluppi di corner, da centravanti aggiunto. Sembrava il colpo che piegava la semifinale, ma l’Atalanta ha reagito da squadra vera: due minuti dopo Pasalic ha trovato l’1-1 con un sinistro immediato, aiutato da una deviazione, rimettendo tutto in equilibrio e incendiando il finale.

Il rimpianto che pesa una traversa

Nel recupero dei tempi regolamentari la Dea ha avuto il colpo da ko. Scamacca, appena entrato, ha colpito di testa con violenza e precisione, ma Motta ha sfiorato il pallone quel tanto che bastava per mandarlo sulla traversa. È stata la parata che ha tenuto in vita la Lazio prima dei supplementari, e col senno di poi ha avuto il peso di un gol. In una semifinale così, i dettagli non accompagnano: condannano.

Supplementari: più Atalanta, ma senza graffio

Nei trenta minuti extra l’inerzia è sembrata più nerazzurra. L’Atalanta ha spinto di più, ha avuto un gol annullato a Raspadori per fuorigioco e ha continuato a dare la sensazione di avere più energia della Lazio, che invece ha abbassato il baricentro e si è affidata alla resistenza mentale. Ma proprio lì sta uno dei nodi del match: gli uomini di Palladino hanno prodotto pressione, non il colpo definitivo. E quando non chiudi, apri la porta al destino.

La lotteria? No, il regno di Motta

Chiamarli rigori, stavolta, è quasi riduttivo. È stato il regno di Motta. Dopo il primo centro di Raspadori e l’errore di Tavares neutralizzato da Carnesecchi, il portiere laziale ha alzato la saracinesca: ha fermato Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere, quattro rigori di fila. In mezzo, Isaksen ha rimesso in parità la serie e Taylor ha firmato il sorpasso. Da quel momento in poi, Bergamo ha capito che la semifinale stava cambiando padrone.

L’analisi: chi ha giocato meglio e chi ha meritato di più

L’Atalanta, nel complesso, ha avuto più continuità dentro la gara. Ha costruito di più, ha avuto più spinta soprattutto nella ripresa e nei supplementari, e ha lasciato la sensazione di avere più soluzioni offensive. La Lazio, però, ha saputo portare la semifinale sul terreno che preferiva: compattezza, episodi, sangue freddo. In partite così non basta essere migliori a tratti; bisogna essere chirurgici. E la squadra di Sarri lo è stata molto più nei momenti decisivi.