Legge elettorale, FI e Lega salvano i capilista, il listino semi-bloccato proposto da FdI diventa l’arma anti-Vannacci

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Nuova legge elettorale, Forza Italia e Lega hanno cambiato posizione sulle preferenze, ricompattando il centrodestra intorno alla proposta di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc dei giorni scorsi: capilista scelti e blindati dalle segreterie, libertà di voto soltanto sui candidati successivi. Dopo giorni di tensioni nella maggioranza e dopo non aver sottoscritto l’emendamento, azzurri e leghisti hanno deciso di sostenerlo alla Camera.
La nuova formula viene presentata come un’apertura agli elettori, ma conserva ai partiti il controllo del primo seggio e appare soprattutto come una diga contro Roberto Vannacci, in forte crescita e deciso a chiedere preferenze integrali.

Il dietrofront di Forza Italia e Lega

La svolta è arrivata alla vigilia delle votazioni a Montecitorio, stamattina. Forza Italia ha dato indicazione ai propri deputati di sostenere l’emendamento, seguita poco dopo dalla Lega, che ha rivendicato un sistema capace di garantire governabilità e rappresentanza dei territori.

Un cambio di linea netto. Fino a poche ore prima, infatti, i due partiti non avevano firmato la proposta e avevano manifestato forti perplessità. Poi la retromarcia: gli alleati si sono ricompattati proprio sul meccanismo che protegge maggiormente le strutture di partito.

Come funziona il listino semi-bloccato

Il sistema prevede un capolista bloccato, scelto direttamente dalle segreterie, seguito da altri candidati sui quali l’elettore potrà esprimere le preferenze. In presenza di più indicazioni dovrà inoltre essere rispettata l’alternanza di genere, altrimenti le preferenze successive rischieranno di essere annullate.

Il primo seggio conquistato dalla lista andrebbe dunque al capolista nominato dal partito. Soltanto gli eventuali seggi successivi sarebbero assegnati sulla base delle crocette. La libertà di scelta esiste, ma comincia soltanto dopo che le segreterie hanno messo al sicuro il proprio candidato.

La diga contro il voto personale

È qui che emerge, forse, il vero significato politico dell’operazione. Il sistema finisce per penalizzare soprattutto le forze più piccole e i candidati capaci di raccogliere un forte consenso personale, perché nei collegi in cui un partito conquista un solo seggio l’eletto sarà automaticamente il capolista.

Quasi tutti i parlamentari delle liste con percentuali più basse continuerebbero così a essere scelti attraverso le posizioni bloccate. Più che restituire potere ai cittadini, la modifica permette ai gruppi dirigenti di stabilire in anticipo chi avrà maggiori possibilità di entrare in Parlamento.

Vannacci cresce, il centrodestra si blinda

Non esiste una prova formale che l’emendamento sia stato scritto contro Vannacci. La coincidenza politica, però, è difficile da ignorare. Futuro Nazionale viene indicato in crescita da diverse rilevazioni e il generale punta apertamente sul rapporto diretto con gli elettori, mettendo sotto pressione soprattutto la Lega e Fratelli d’Italia.

Vannacci rappresenta esattamente ciò che le segreterie temono: un leader capace di scavalcare gli apparati attraverso le preferenze e il consenso personale. Non a caso ha criticato il compromesso, accusandolo di mantenere «i capilista bloccati» e di lasciare «il potere nelle segreterie».

Il generale voterà comunque a favore perché considera la proposta un passo meno negativo rispetto alle liste completamente chiuse, ma manterrà il proprio emendamento per le preferenze integrali.

Il generale Vannacci
Il generale Vannacci – www.7colli.it

Preferenze a metà, partiti al sicuro

Il Partito democratico ha annunciato la richiesta di v­oto segreto sugli emendamenti per i quali il regolamento lo consente, mentre il Movimento 5 Stelle ha definito quelle proposte dalla maggioranza delle “preferenze finte”. L’urna potrebbe quindi favorire l’azione dei franchi tiratori e rendere meno scontata l’approvazione definitiva.

La sostanza politica, però, è già evidente: mentre Vannacci cresce e mette in discussione gli equilibri della destra, i partiti concedono agli elettori qualche crocetta senza rinunciare al controllo dei seggi più sicuri. Le preferenze entrano nella legge, ma restano sorvegliate speciali. E il generale diventa il bersaglio non dichiarato di una riforma costruita prima di tutto per proteggere gli apparati.