Legge elettorale, il centrodestra prepara la riforma lampo: al vincitore il 60% dei seggi

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La nuova legge elettorale del centrodestra entra nella fase più delicata. Il testo depositato dalla maggioranza prevede un sistema proporzionale con premio di governabilità: 70 deputati alla Camera e 35 senatori al Senato per la coalizione che supera il 40% dei voti, con ballottaggio in alcuni scenari sotto quella soglia. La proposta, composta da tre articoli, è già al centro del confronto parlamentare e politico. Ma il punto vero non è solo chi vince: è quanto potere parlamentare può ottenere chi arriva primo.

L’allarme del CISE: il premio può gonfiare la vittoria

A mettere il dito nella piaga è l’analisi del Centro Italiano Studi Elettorali della Luiss, firmata da Roberto D’Alimonte. Il meccanismo prevede un tetto massimo: 230 deputati alla Camera e 114 senatori al Senato per il vincitore. Sulla carta sembrerebbe un limite. In realtà, spiega il CISE, quel tetto non include alcuni seggi “fuori premio”: Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e circoscrizione Estero. Alla Camera sono 16 seggi aggiuntivi. Al Senato il ragionamento è analogo, con numeri diversi.

Lo scenario estremo: oltre il 60%

È qui che nasce lo scenario “monstre”. Se la coalizione vincente arrivasse al tetto massimo e conquistasse anche tutti i seggi esclusi dal premio, potrebbe salire fino al 61,5% dei seggi alla Camera. Con una dinamica simile, al Senato lo scenario potrebbe spingersi ancora più in alto. Non è una previsione politica, ma un’ipotesi tecnica estrema. Tuttavia basta a rendere il tema esplosivo: superare il 60% significa avvicinarsi a soglie decisive per l’elezione autonoma di organi di garanzia, a partire dalla Corte costituzionale.

La maggioranza tratta, ma resta divisa

Nel centrodestra il dossier resta aperto. La ministra Elisabetta Casellati ha confermato che sulla legge elettorale “qualche ritocco” potrebbe arrivare e che l’obiettivo resta approvare la riforma entro l’estate. Anche Nazario Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, ha aperto alla possibilità di ridurre il premio da 70 deputati e 35 senatori. Ma il confronto interno non è semplice: preferenze, listini bloccati, ballottaggio e distribuzione del premio restano nodi politici sensibili.

Opposizioni sulle barricate

Le opposizioni contestano l’impianto della riforma. Il Pd continua a definire il testo “irricevibile”, mentre anche +Europa lo considera “invotabile”. In commissione Affari costituzionali, il confronto tra costituzionalisti ha confermato la spaccatura: alcuni giudicano il premio compatibile con i paletti della Consulta, altri avvertono che il meccanismo può produrre effetti contraddittori e squilibri eccessivi. La partita, quindi, non è soltanto numerica. È politica: riguarda il grado di rappresentanza del Parlamento e la legittimità delle regole con cui si decide chi governa.

Il cuore della questione

La domanda è semplice: una coalizione che vince deve essere messa nelle condizioni di governare, oppure rischia di ottenere una maggioranza parlamentare troppo larga rispetto ai voti reali? È il dilemma che accompagna ogni riforma elettorale italiana. Il centrodestra cerca stabilità e governabilità. Le opposizioni temono una forzatura. Gli esperti segnalano un possibile cortocircuito tra premio fisso, soglie di sbarramento, voto disperso e seggi fuori premio. Per questo il prossimo vertice di maggioranza sarà decisivo: dal ritocco del premio può dipendere il destino dello Stabilicum.