M5S, fine della rivoluzione. Rousseau vota si e da’il via libera alla Raggi

La (presunta) rivoluzione a 5 Stelle sembra sia proprio finita. E con essa, il sogno di essere differenti dagli altri. Più puri, non contaminati e non contaminabili. Il voto largamente atteso sulla introduzione del mandato zero e sulle alleanze a livello locale con gli altri partiti lo conferma. I militanti del Movimento e gli iscritti alla piattaforma Rousseau hanno espresso con chiarezza due si, proprio come chiedeva l’ex capo politico Di Maio. Insieme a Beppe Grillo e a gran parte della classe dirigente. Tolto qualche mal di pancia di alcuni seguaci di Di Battista. Così la Raggi è salva, e si potrà tranquillamente ricandidare a Roma. Ma c’è di più. Infatti i grillini potranno anche allearsi direttamente con i vecchi partiti tradizionali, almeno a livello locale. Quindi niente più finzioni e contorcimenti, come accaduto in Umbria. Se il Partito democratico vorrà, l’alleanza con la sindaca uscente nella Capitale sarà cosa fatta. Se invece ci saranno troppi mal di pancia nei dem, sarà comunque possibile convergere in un eventuale ballottaggio. La regola varrà per i sindaci, i presidenti di Municipio e i consiglieri comunali e municipali. Che d’ora in poi potranno anche decidere di lasciare prima il mandato, per candidarsi a un livello superiore. Come tutti gli altri insomma. E quel vento che doveva cambiare adesso si è proprio fermato.

M5S, si vota il mandato zero. Salverà la Raggi, non la faccia del Movimento

Il si al mandato zero e alle alleanza vince sul web. Ma quel 40 per cento di scontenti adesso che fine fanno?

Ancora una volta sulla piattaforma Rousseau ha vinto il si e la posizione voluta e sostenuta dalla classe dirigente grillina. Sembra davvero che quando Beppe Grillo lancia una proposta, i suoi generali seguano ossequiosamente. E la maggioranza degli iscritti usi obbedir tacendo. Almeno quelli che votano sul web, che sono una piccola parte del totale. Ma che decidono per tutti, con quella ferocia un po’ oligarchica che caratterizza la pseudo democrazia telematica. Le ferite all’interno del Movimento però si allargano sempre di più, e il rischio vero è quello di perdere il contatto con la base. Come avvenuto di recente a Roma, in occasione degli addii di presidenti di Municipio come Monica Lozzi. O alla Regione Lazio, con il caso Barillari. E ancora prima, con la sfiducia a tutto il gruppo consiliare del IV Municipio. Che aveva mandato via la presidente Roberta della Casa. Salvo poi rivedersela tornare in sella, direttamente come delegata della Raggi. Oggi a dire no al secondo mandato e alle alleanze sono stati circa il 40 per cento. Adesso che fanno Grillo, Crimi e Di Maio. Li cacciano tutti?

Quella di oggi per la Raggi rischia di essere una vittoria di Pirro. Perché oltre ad essere ricandidata, la sindaca dovrà prendere i voti 

Rischia di essere una vittoria di Pirro quella ottenuta oggi da Virginia Raggi sulla piattaforma Rousseau. Certo, la prima cittadina sarà ricandidabile. Anche se ha già svolto due mandati, uno da consigliera comunale e l’altro da sindaca. E potrà allearsi ufficialmente con il PD, se Zingaretti e compagni ingoieranno il rospo. E metteranno da parte i mal di pancia di queste settimane. Ma il problema per la Raggi resta il consenso. Che in città secondo tutti i sondaggi resta molto basso. Ora, sul fronte grillino si dovrebbero adoperare per recuperare gli scontenti. Quelli che hanno detto no, e che non volevano accettare compromessi. Ma se l’atteggiamento della classe dirigente è quello già visto, la minestra è bella che servita. E la scelta sarà tra chinare la testa o lasciare. Ecco, tutti gli elettori scontenti del Movimento 5 Stelle possono e devono essere intercettati. Con un progetto diverso, per contribuire con il loro impegno frustrato alla rinascita della nostra Capitale. E già da oggi, il centrodestra ha il dovere politico e l’obbligo morale di provarci.

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