Mercato dei Fiori, il grande rilancio-lampo di Gualtieri si inceppa, il bando slitta di altri 2 mesi: “Campidoglio senza informazioni e documenti”

Roma, il mercato dei fiori a trionfale

Contenuti dell'articolo

Roma, le incongruenze che abbiamo sollevato in una recente inchiesta sull’ex Mercato dei Fiori di via Trionfale ora pesano anche sul calendario della gara: documenti incompleti, dati mancanti, carte sull’immobile introvabili e chiarimenti richiesti dagli operatori hanno spinto Roma a rinviare la scadenza delle offerte al 15 ottobre. Le buste saranno aperte soltanto il 15 novembre.

Dal 31 luglio al 15 ottobre: 9 mesi di tempo perso

La proroga è ufficiale. Con la Determinazione QC/2160 del 10 luglio, il Dipartimento Patrimonio ha spostato la scadenza al 15 ottobre alle 12.30; sopralluoghi fino al 29 settembre e quesiti fino al 5 ottobre. Il Campidoglio parla di crescente interesse, ma la stessa determina fotografa un dossier complicato: 19 chiarimenti articolati in oltre 60 domande su aspetti progettuali, edilizi, impiantistici, urbanistici ed economici. Una gara partita il 26 febbraio arriverà così all’apertura delle offerte quasi nove mesi dopo.

Roma mette sul mercato un edificio ma che non conosce

Ed è qui che emergono i problemi veri. Ai concorrenti che chiedono dati strutturali, Roma risponde che non sono disponibili documenti né dati relativi alle strutture e che agli atti non risultano indagini approfondite sullo stato dei luoghi. Anche le planimetrie DWG non sono “as built” e il Comune non ne garantisce completezza e aggiornamento. Chi investirà dovrà quindi verificare autonomamente un edificio di circa 7mila metri quadrati, assumendosi gran parte del rischio tecnico ed economico.

Mancano perfino informazioni su corrente e fognature

Le ultime risposte pubblicate il 5 agosto sono ancora più eloquenti. Alla domanda sulla cabina elettrica, il Campidoglio ammette di non avere i dati richiesti e risale a un verbale del 1965, che citava due vecchie cabine ENEL e ACEA. Per allacci fognari, acque nere, meteoriche e punti di recapito la risposta è simile: informazioni non disponibili, con verifiche ancora in corso presso Lavori Pubblici e ACEA. E il bando era aperto già da oltre cinque mesi.

Fascicoli pubblicati a ridosso della vecchia scadenza

Anche il fascicolo patrimoniale è arrivato tardi: soltanto l’8 luglio, dopo una richiesta degli operatori, Roma ha pubblicato un archivio da quasi 111 megabyte con la documentazione disponibile, precisando però di non sapere se altri atti tecnici siano conservati presso ulteriori uffici. Due giorni dopo è arrivata la proroga. Un dettaglio che racconta bene quanto il puzzle documentale fosse ancora incompleto a gara già aperta.

Conti diversi e persino un refuso da correggere

Le domande hanno fatto emergere anche numeri da riallineare. Nel Documento di indirizzo alla progettazione l’investimento stimato era di 9,42 milioni, nella relazione economica di 9,92 milioni: Roma ha spiegato che i 500mila euro dipendono dalla monetizzazione degli standard urbanistici. Sul canone dei primi quattro anni, un documento indicava il 20%, mentre il bando prevede il 10%; il Campidoglio ha chiarito che vale quest’ultimo dato. In un altro passaggio ha riconosciuto anche un “refuso” nella documentazione tecnica. Non sono elementi che rendano illegittima la gara, ma spiegano la raffica di richieste di chiarimento.

Il privato mette quasi 10 milioni e si prende tutti i rischi?

La filosofia scelta dalla Giunta è semplice: Roma mantiene la proprietà, mentre il vincitore finanzia la riqualificazione e potrà gestire l’immobile fino a 50 anni. Il canone minimo è di 120mila euro l’anno; la ristrutturazione è stimata nell’ordine dei 10 milioni di euro e resta a carico del privato, insieme alle verifiche tecniche e agli eventuali adeguamenti. Persino per piscine e attività acquatiche, contemplate tra le possibili funzioni, Roma ha ammesso di non avere svolto studi strutturali specifici.

Dal grande annuncio alla gara senza fine…

Quando il bando venne presentato a marzo, l’ex Mercato dei Fiori fu annunciato come futuro centro polifunzionale al servizio del quartiere, tra sport, cultura, commercio e ristorazione. Cinque mesi dopo, gli stessi documenti capitolini raccontano una realtà meno brillante: informazioni ancora da recuperare, verifiche scaricate sugli investitori, numeri da spiegare e una scadenza rinviata di due mesi e mezzo.

La proroga serve ufficialmente ad ampliare la concorrenza e consentire offerte più consapevoli. Ma resta una domanda: se Roma chiede a un privato di investire milioni e legarsi all’immobile fino a mezzo secolo, perché tante informazioni essenziali vengono cercate soltanto dopo l’apertura della gara? Il 15 ottobre sapremo se, dopo mesi di chiarimenti, qualcuno sarà disposto a raccogliere la sfida — e soprattutto il rischio.