Metro B, il treno nuovo di Gualtieri resta fermo: la “Nuova era” promessa dall’assessore Patanè è ancora in fase di collaudo
Doveva essere il simbolo della svolta. Invece è diventato l’ennesima fotografia della Roma degli annunci: il primo nuovo treno Hitachi destinato alla Metro B è arrivato nella Capitale nell’aprile 2025, celebrato come l’inizio di una stagione diversa per il trasporto pubblico: a più di un anno di distanza, però, non ha ancora portato un solo passeggero. È lì, fermo tra collaudi, contro-collaudi, carte, verifiche e attese.
La “nuova era” rimasta in deposito
L’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè aveva caricato quell’arrivo di enfasi politica, parlando di una nuova fase per il trasporto romano. Ma oggi quella narrazione si scontra con la realtà più semplice e più dura: sulla Metro B continuano a viaggiare i treni di sempre, mentre quello nuovo resta fuori servizio. Per Roberto Gualtieri e per il suo assessore è un colpo pesante, perché qui non si parla di dettagli tecnici, ma della vita quotidiana di migliaia di romani.
Ansfisa, fascicoli e nessuna data
Il nodo, secondo quanto emerso, è ancora legato al percorso autorizzativo e ai collaudi. Il fascicolo per Ansfisa non sarebbe chiuso e servirebbero ulteriori passaggi prima del via libera definitivo. Tradotto fuori dal linguaggio degli uffici: non c’è una data certa per vedere il treno in servizio con i passeggeri a bordo. E quando un’amministrazione promette svolte, ma non riesce nemmeno a indicare il giorno del debutto, il problema diventa politico.
Dalle passerelle alla banchina
La distanza tra la comunicazione del Campidoglio e la banchina della Metro B è ormai evidente. Roma Capitale aveva presentato la fornitura dei nuovi treni come una leva per aumentare la frequenza, migliorare la regolarità e rendere il viaggio più affidabile. Obiettivi sacrosanti. Ma per chi aspetta a Laurentina, Bologna, Rebibbia o Jonio, contano i minuti sul tabellone, non le conferenze stampa. E i minuti, troppo spesso, restano lunghi.
Il conto politico per Gualtieri e Patanè
Il caso Hitachi pesa perché smonta uno dei pilastri del racconto gualtieriano sulla mobilità: investimenti, modernizzazione, efficienza. Il treno nuovo esiste, è stato consegnato, è stato raccontato, fotografato, celebrato. Ma non fa ancora il suo lavoro. E su questo Gualtieri e Patanè non possono cavarsela scaricando tutto sui tempi tecnici. Governare Roma significa anche controllare cronoprogrammi, pretendere risultati, evitare che le promesse finiscano impantanate nei dossier.
Roma resta ad aspettare
Il paradosso è tutto qui: la Capitale ha bisogno disperato di nuovi treni, ma il primo convoglio della svolta resta fermo. La Metro B è una linea fondamentale, fragile, affollata, spesso al limite. Ogni ritardo non è un incidente amministrativo: è un disagio che ricade sui cittadini. Gualtieri e Patanè avevano venduto il treno Hitachi come il segno del cambiamento. Per ora, invece, sembra il monumento perfetto alla politica degli annunci: tanta enfasi, pochi risultati, passeggeri ancora in attesa.