Michetti è passato da Augusto a Kennedy: poveri noi che l’abbiamo votato

michetti rinuncia

“Continuiamo così, a farci del male”. Ci vorrebbe Nanni Moretti per commentare la parabola della meteora del centrodestra capitolino, Enrico Michetti.  Noi elettori che lo abbiamo votato, facciamo ammenda. Ammettiamo di aver creduto in questo rappresentante della società civile, paracadutato in politica.

In realtà, abbiamo creduto in chi ha creduto in lui. Abbiamo dato per scontato che la selezione fosse stata accurata e rigorosa. Invece, ci siamo sbagliati. E, quel che è peggio, ha sbagliato prima di noi chi ha deciso di candidare un professore a contratto dell’Università di Cassino, già elettore di Roberto Gualtieri alle Europee, come punto di riferimento per gli elettori di centrodestra. Ci siamo cascati come dei polli.  

Quel buontempone di Michetti ieri a Radio Radio, l’emittente sulla quale ha costruito la sua reputazione pubblica, ha pronunciato delle frasi da La Sai l’Ultima?. Se non le avete sentite, tenetevi forte. Dal modello di Augusto siamo passati infatti al presidente degli Stati Uniti d’America: “Ci toglieremo altre soddisfazioni”, ha detto il sor Enrico. A quel punto sarebbe interessante capire quale marca di Novello abbia bevuto, prima di dirlo. Perché, sicuramente stava parlando di degustazioni enologiche. Impossibile pensare ad altre soddisfazioni per lui e per la sua squadra. A meno non abbia fatto il tifo finora per Gualtieri senza dircelo.

Ma il seguito è stato ancora più esilarante. “Anche Kennedy – ha proseguito Michetti – perse la prima volta. Questo è stato il primo passo: adesso ci occuperemo dell’Italia. Vedremo come farlo. L’Italia merita buone idee e persone per bene, serie, che amano questo Paese e che intendano risollevarlo. Quindi faremo in modo che il prossimo obiettivo sarà l’Italia”. 

Non per fare i pignoli, ma Kennedy non ha mai perso un’elezione e a 43 anni era presidente degli Stati Uniti d’America. Michetti, invece, a 55 anni ha perso al primo tentativo elettorale. E se proprio vogliamo azzardare paralleli impietosi, Kennedy, a 29 anni, era già deputato, mentre Michetti, a 29 anni, stava ancora studiando per diventare avvocato. 

Se l’avvocato Michetti vuole darci qualche soddisfazione, torni a parlare con il suo interlocutore principale, la pulce della sua rubrica radiofonica. Purché lasci in pace De Gasperi, Giulio Cesare, Ottaviano Augusto, Petroselli e Kennedy. Ma soprattutto noi elettori romani che lo abbiamo ingenuamente votato.