Nuovi parcheggi a Roma, il piano del Campidoglio da 10mila stalli non convince: dubbi sui conti e sui costi

Roma, foto generata con IA

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«I progetti sono tanti» e l’obiettivo è portare a Roma «oltre 10.000 nuovi posti auto e 15 parcheggi aggiuntivi entro il 2027»: così l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, ha presentato alla stampa il piano del Campidoglio, definendolo ambizioso e destinato a rafforzare gli snodi di scambio e a riqualificare infrastrutture esistenti. Ma proprio sui numeri, che dovrebbero rappresentare la parte più solida dell’annuncio, si concentrano i primi dubbi. Mettendo in fila i progetti finora illustrati pubblicamente, infatti, non è chiaro fino in fondo da dove arrivi la cifra complessiva indicata. E in una città soffocata dal traffico e dalla carenza di sosta, la chiarezza dei dati non è un dettaglio: è il primo criterio con cui si misura la credibilità del piano.

Tempi incerti e conti poco trasparenti

Il primo nodo riguarda proprio la corrispondenza tra gli annunci e i progetti verificabili. Dai progetti resi noti finora non emerge con precisione il percorso che porta alla soglia degli oltre 10mila posti auto in più per Roma. Non solo. Anche le scadenze non risultano perfettamente allineate: in un rapporto istituzionale si parla di interventi da completare entro il 2026, mentre nella comunicazione rilanciata in questi giorni l’orizzonte si sposta al 2027.

Il dubbio centrale: quanti posti saranno davvero liberi

Il secondo elemento che alimenta le perplessità riguarda la natura dei nuovi stalli. Una parte dei posti già noti, infatti, non coincide con nuova sosta libera e gratuita accessibile a tutti. I parcheggi di scambio, per esempio, prevedono tariffe precise: 1,50 euro per 12 ore e 2,50 euro per 16 ore, mentre la gratuità è limitata a chi possiede la Metrebus Card con il relativo contrassegno. Questo significa che l’aumento dei posti disponibili non equivale automaticamente a una maggiore disponibilità di sosta senza costi per i cittadini.

Il caso Cornelia e la logica tariffaria

Il caso di Cornelia rende il quadro ancora più chiaro. Il parcheggio, la cui riapertura è prevista nel 2026, ha già un listino definito: 2 euro l’ora, 14 euro al giorno, 145 euro al mese. Numeri che rendono difficile raccontarlo come una semplice risposta all’emergenza parcheggi. Più correttamente, si tratta di una struttura che amplia l’offerta di sosta, ma dentro una logica tariffaria precisa. E questo cambia molto nella percezione pubblica: un conto è annunciare nuovi posti auto, un altro è chiarire che una parte importante di quei posti sarà fruibile solo a pagamento.

Posti pubblici e posti pertinenziali non sono la stessa cosa

Anche dove i posti esistono davvero, il dato complessivo rischia di essere meno lineare di quanto sembri. A piazzale della Radio, per esempio, il rapporto ufficiale parla di 456 posti, ma specifica che solo 277 sono a rotazione, mentre gli altri sono pertinenziali. È una distinzione decisiva, perché nel linguaggio comune un parcheggio “pubblico” viene percepito come uno spazio a disposizione di tutti, mentre gli stalli pertinenziali rispondono a una funzione diversa e non possono essere assimilati automaticamente alla sosta pubblica ordinaria.

Il rischio di sommare categorie diverse

Ed è qui che si concentra il punto più delicato. Nel totale annunciato dal Campidoglio finiscono infatti categorie molto diverse tra loro: posti a rotazione, pertinenziali, box, parcheggi di scambio e strutture riattivate. Ma sommare voci così differenti non basta a chiarire quanti siano davvero i nuovi stalli pubblicamente fruibili, quanti siano gratuiti e quanti invece comportino un costo per l’automobilista. Il rischio, insomma, è che un numero molto efficace sul piano comunicativo diventi molto meno trasparente quando si prova a misurarne l’impatto reale.

Il nodo politico dietro le polemiche

Roma ha bisogno di più ordine nella sosta, di nuovi spazi e di una strategia capace di ridurre il caos cronico che soffoca interi quartieri. Ma proprio per questo il piano deve essere leggibile, verificabile e coerente in ogni sua parte. Se i numeri annunciati non coincidono con quelli ricostruibili progetto per progetto, e se una quota significativa dei nuovi stalli rientra in formule tariffate, allora il rischio è evidente: più parcheggi per gli annunci stampa e molti meno al servizio dei cittadini, a cui si aggiungono costi extra a carico dei cittadini.

La paura dei cittadini: più facile sì, ma non più conveniente

È questo che alimenta le polemiche. Non l’idea, in sé, di costruire o recuperare nuovi posti auto, che molti considerano necessaria. Il timore è un altro: che dietro il grande annuncio si nasconda una verità più semplice e meno favorevole per chi usa l’auto ogni giorno. E cioè che a Roma, nei prossimi anni, parcheggiare forse sarà un po’ più facile, ma gratis sempre meno.