Occhio a pubblicare foto e dati del “pupo” sui Social: tutti i pericoli che i webeti ignorano

Tutti hanno un’amica o una parente che, appena scopre di essere incinta, lo comunica sui social. Tutto il mondo deve sapere del lieto evento. Le immagini di pance prossime al parto non sono rare sui social. Anzi.
Purtroppo, la futura mamma, spesso anche il papà, presi dall’entusiasmo dimenticano che il messaggio non giunge solo ai contatti dei propri profili, bensì a tutta la rete. Si sono mai posti questo problema i futuri genitori? Si chiedono chi c’è dall’altra parte della tastiera e che cosa potrebbe fare con le informazioni e le fotografie che gli vengono generosamente fornite? Esistono persone molto interessate a questa vicenda, che dovrebbe essere strettamente familiare ma, prima di scoprire chi sono, torniamo alla neomamma che, dopo averci tenuto costantemente informati sulla gravidanza, ci comunicherà dell’avvenuta nascita corredandola di foto del neonato e della famiglia. In questa maniera i misteriosi individui che seguono la storia dal proprio computer avranno foto, luogo e data di nascita del bambino e il suo codice fiscale. I genitori di questa nostra storia non troppo di fantasia, si preoccuperanno di pubblicare foto di compleanni, la partita di calcio del bambino o il saggio di danza; il primo giorno di scuola, la prima comunione. Esistono anche genitori che pubblicano le foto dei figli corredate di una dettagliata descrizione delle marachelle che compiono. Cercate online foto di babyshaming per rendervi conto del fenomeno.
Sui social il pericolo si chiama “digital kidnapping”
Risultato? Ad un bambino di pochi anni, la mamma e il papà, spalleggiati da nonne, zie, amiche, hanno costruito un’identità digitale. Il bambino non è ancora in grado di parlare, tantomeno leggere e scrivere, e qualcuno gli sta garantendo una presenza sui social condita da fotografie e dettagli importanti. Non importa se credete che sia sufficiente avere profili privati per proteggere la privacy dei figli. Ogni hacker dilettante può venire in possesso di tutto; figuriamoci i misteriosi spioni a cui abbiamo accennato e che popolano la rete, quell’immenso oceano dove tutti possono pescare e che ha una memoria infinita. Nel momento in cui una fotografia viene postata, chiunque se ne può impossessare e usarla come e quando deciderà. Quante foto vengono pubblicate in rete di bambini? Uno studio americano del 2016 indicava una credibile media di 116 all’anno e il 90 % dei bambini al di sotto dei due anni ha almeno una foto sui social. Sono dati a cui possiamo credere e che lasciano pochi dubbi che possano essere validi anche in Italia. Ma di che cosa se ne può fare qualcuno di queste fotografie e di questi dati? Dati di cui, oltretutto, chi posta ne perde il controllo e il bambino, diretto interessato, non potrà mai averli indietro.

L’ultima trovata degli hacker: il profilo parallelo per i minori
I nostri misteriosi hacker e cracker, o pirati informatici se vogliamo definirli così, li usano per creare una identità parallela dei bambini. Non un profilo falso, ma un vero e proprio doppione online che è, in realtà, il clone di un essere umano. Si chiama digital kidnapping: rapimento digitale. Perché tutto ciò? Le identità possono essere vendute sul darkweb per giochi di ruolo e le foto ripubblicate su account appositamente creati con hashtag quali #adoptionrp, #orphanrp e #babyrp. Insomma, si corre il concreto rischio che il proprio figlio venga utilizzato facendolo interagire con adulti o altri bambini. Potrebbe essere inserito in un contesto familiare nuovo con una mamma e un papà diversi che potrebbero essere coinvolti in vicende che la fantasia degli acquirenti decideranno di fargli vivere. Anche violenze estreme.
Le responsabilità dei genitori delle piccole vittime
Quando il bambino, viceversa, avrà l’età giusta, la identità “doppione” potrà essere usata per iscriverla ai social, contattare altri bambini, partecipare a sondaggi o votare nei talent o reality show, o altri usi più o meno illegali.
Non si tratta del classico furto di identità che si ha quando qualcuno si sostituisce ad una ignara vittima per svuotargli il conto corrente. Il Digital Kidnapping consiste nell’impossessarsi dell’identità di una persona per farne i più svariati usi. Forse solo la creazione di falsi follower di un personaggio famoso o per incidere su sondaggi o preferenze che possono andare dal festival di Sanremo o le elezioni del prossimo presidente americano.
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di ipotesi fantascientifiche, ma purtroppo la realtà li smentisce: ricordiamoci che hacker e pirati informatici hanno a loro disposizione gli strumenti tecnologici e tutto il tempo necessario, ma anche un numero infinito di complici che li aiutano ogni giorno per agevolare il loro lavoro: tutti coloro che postano foto e informazioni in rete. Ad iniziare dai genitori delle piccole vittime.
Avvocato Gianni Dell’Aiuto