Ostia, parte la stagione balneare, ma il Campidoglio resta ‘appeso’ ai ricorsi pendenti per 25 concessioni

Il litorale di Ostia, foto Google Maps

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Ostia, la stagione balneare 2026 di Roma parte ufficialmente il 10 maggio e si chiuderà il 30 settembre. L’ordinanza firmata dal sindaco Gualtieri fissa regole, orari, divieti e obblighi per stabilimenti, spiagge libere e concessionari. Sulla carta è il provvedimento che dovrebbe mettere ordine sul litorale romano. Nella realtà, però, l’avvio arriva dopo mesi-settimane di corse contro il tempo, strutture non ancora pronte, concessioni da completare e una sequela di ricorsi giudiziari ancora pendenti che restano sullo sfondo.

Un avvio in salita per il Campidoglio

Il problema politico è principalmente nei tempi. Roma arriva all’apertura della stagione con molti nodi ancora da slegare: vecchi contratti da perfezionare, lavori da completare, stabilimenti non pienamente operativi, sequestri e abbattimenti di stabilimenti con abusi e procedure ancora esposte ai ricorsi.

il Campidoglio finisce all’angolo: stagione balneare 2026 appesa ai ricorsi

Ma il punto principale è un altro: il Campidoglio arriva alla stagione balneare 2026 in evidente difficoltà politica e amministrativa. Il bando-ponte del 2025 per 31 concessioni di Ostia, costruito su affidamenti brevi e su una royalty legata al fatturato, non ha chiuso il caos del litorale: al contrario, lo ha trascinato dentro le aule del Tar. I 25 ricorsi presentati da società che gestiscono stabilimenti, ristoranti, bar, chioschi e servizi sulle spiagge, con il sostegno anche di Confcommercio Roma, mettono in discussione l’impianto stesso della procedura. Dopo il ping-pong cautelare tra Tar e Consiglio di Stato, la partita resta aperta e rischia di esplodere proprio a ridosso dell’estate, con sentenze attese tra maggio e giugno, come da noi raccontato nei giorni scorsi. È qui che si misura la fragilità del Comune: Palazzo Senatorio ha provato a correre per mettere ordine sul mare di Roma, ma si ritrova con concessioni contestate, operatori sul piede di guerra e una stagione che potrebbe partire sotto la minaccia di nuovi scossoni giudiziari.

Le regole ci sono, ma il punto è farle funzionare

Tornando all’ordinanza di Gualtieri, essa ribadisce alcuni principi pratici: accesso libero e gratuito alla battigia, varchi visibili anche attraverso gli stabilimenti, servizio di salvataggio dalle 9 alle 19, pulizia degli arenili, trasparenza delle tariffe e rispetto dei contratti collettivi per i lavoratori. Le attività di somministrazione potranno proseguire fino alle 3 nei festivi e prefestivi e fino alle 2 negli altri giorni. Ma il nodo non è soltanto scrivere le regole: è garantire che siano applicate davvero, spiaggia per spiaggia.

Il problema è l’applicazione concreta

Ma le regole funzionano solo se gli stabilimenti sono davvero operativi, le concessioni in regola e le spiagge attrezzate. A 24 ore dall’apertura della stagione il quadro risultava quindi ancora disomogeneo: alcuni lidi pronti, altri formalmente avviati ma con i ricorsi pendenti. Il risultato è una partenza a due velocità. Da una parte l’ordinanza. Dall’altra cittadini e turisti che rischiano di trovare servizi parziali, cantieri o strutture ancora ferme o a rischio chiusura.

La vera partita per Gualtieri

Per il Campidoglio la stagione balneare 2026 diventa un test politico. Aprire le spiagge con molti stabilimenti non pienamente pronti, concessioni ancora da perfezionare e ricorsi pendenti significa consegnare ai cittadini una partenza fragile. L’ordinanza del 10 maggio serve a fissare il perimetro delle regole, ma non cancella ritardi, incertezze e problemi accumulati. Per Ostia non basta annunciare l’avvio dell’estate. Bisogna dimostrare che il mare di Roma sia davvero accessibile, ordinato e funzionante, senza lasciare tutto sulle spalle di chi arriva in spiaggia.