Ostia, soldi pubblici per gli occupanti abusivi: “All’ex colonia Vittorio Emanuele bollette pagate da Roma Capitale per oltre mezzo milione”
Oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici per pagare le utenze di un immobile occupato abusivamente. È da questo dato che parte un nuovo fronte politico e amministrativo sull’ex colonia Vittorio Emanuele III di Ostia, uno degli immobili simbolo del degrado sul litorale romano. Adesso la vicenda approda anche alla Corte dei Conti.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio X, Giuseppe Conforzi, ha infatti presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti per il Lazio, chiedendo di accertare eventuali danni erariali, responsabilità amministrative e possibili omissioni nella gestione dell’edificio comunale. Al centro della richiesta c’è una domanda: chi ha pagato, e perché, le utenze di spazi occupati senza alcun titolo?
Il conto pagato da Roma Capitale: oltre 553 mila euro
Secondo quanto riportato nell’esposto, sulla base degli atti disponibili e delle informazioni emerse negli ultimi mesi, dal 2020 ai primi mesi del 2026 Roma Capitale avrebbe sostenuto una spesa di 553.895,87 euro, al netto dell’Iva, per le utenze riferite a porzioni dell’ex colonia occupate abusivamente. Una cifra che, considerando anche l’imposta, risulterebbe ancora più elevata.
Numeri che, secondo Conforzi, impongono un accertamento approfondito da parte della magistratura contabile. «Parliamo di oltre mezzo milione di euro di soldi pubblici spesi per utenze riconducibili a spazi occupati abusivamente. È una situazione inaccettabile, che merita un accertamento serio da parte della Corte dei Conti. I cittadini romani non possono continuare a pagare il costo dell’illegalità e dell’inerzia amministrativa», afferma il consigliere.
Il caso del locale al 178/B: da moschea abusiva a deposito degli ambulanti
L’esposto si concentra anche sul locale con ingresso al civico 178/B del lungomare Paolo Toscanelli, finito recentemente al centro di un intervento della Polizia Locale di Roma Capitale. Durante il controllo gli agenti hanno trovato un seminterrato che era stato utilizzato nel tempo come luogo di culto non autorizzato, poi trasformato in deposito per ambulanti abusivi e in parte adibito anche ad alloggio, con ambienti utilizzati come giacigli.
All’interno sarebbero stati rinvenuti materiale destinato alla vendita abusiva di alimenti sulle spiagge di Ostia, servizi igienici con acqua calda e un allaccio elettrico collegato allo stabile dell’ex colonia. Ed è proprio su questo punto che si concentra una delle richieste contenute nell’esposto: verificare se anche i consumi di quel locale siano stati sostenuti, direttamente o indirettamente, da Roma Capitale o da altri enti pubblici.
Per il capogruppo di Fratelli d’Italia la questione non riguarda soltanto chi occupava gli spazi. «È necessario chiarire chi abbia pagato luce, acqua, gas o altre forniture utilizzate all’interno di locali comunali occupati e trasformati in spazi fuori controllo. Se un bene pubblico viene occupato, utilizzato come deposito per attività irregolari, trasformato in moschea abusiva e addirittura dotato di servizi funzionanti, il problema non riguarda solo chi occupa. Riguarda anche chi avrebbe dovuto controllare, custodire e impedire tutto questo».
“L’ex colonia non può restare una terra di nessuno”
Nell’esposto vengono chiesti accertamenti dettagliati sulla gestione amministrativa dell’ex colonia. In particolare, la Procura contabile viene invitata a verificare i contratti di fornitura, le bollette, le determine di liquidazione, i mandati di pagamento, gli eventuali provvedimenti di sgombero, i controlli eseguiti nel corso degli anni e la documentazione relativa all’intervento della Polizia Locale del 2 luglio 2026.
Viene inoltre chiesto di fare luce anche sullo stato dei sigilli e degli accessi al locale del lungomare Toscanelli, che, secondo quanto emerge dall’esposto, sarebbe già stato interessato in passato da provvedimenti restrittivi, ma sarebbe successivamente tornato nella disponibilità di soggetti privi di autorizzazione.
Per Conforzi la vicenda va ben oltre il singolo episodio e investe direttamente la gestione del patrimonio pubblico. «L’ex colonia Vittorio Emanuele non può essere trattata come una terra di nessuno. È un bene pubblico di enorme valore storico e patrimoniale, affacciato sul mare di Ostia, che da anni resta ostaggio di degrado, occupazioni e mancata valorizzazione. Roma Capitale deve spiegare perché per anni sono state pagate utenze a favore di occupanti abusivi e perché alcuni locali siano potuti tornare nella disponibilità di soggetti senza titolo. Ora la Corte dei Conti faccia piena luce su questa vicenda».
Con l’esposto presentato alla magistratura contabile, la questione si sposta ora dal piano politico a quello delle verifiche amministrative. L’obiettivo dichiarato è accertare se il pagamento delle utenze con fondi pubblici, la gestione dell’immobile e i controlli effettuati abbiano prodotto un danno per le casse pubbliche e se vi siano eventuali responsabilità da accertare.