Ostiamare, addio amaro per Cuomo dopo lo scudetto: “Mi hanno fatto fuori prima della finale”

Alessandro Cuomo e Daniele De Rossi

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Ha portato l’Ostiamare Under 19 sul tetto d’Italia, scrivendo una pagina storica del calcio giovanile. Ma appena quattro giorni prima di quella finale, Alessandro Cuomo ha ricevuto una notizia che ha cambiato tutto: la società lo avrebbe mandato via, qualunque fosse stato l’esito della partita. Il trionfo tricolore non ha fermato una decisione già presa, e così il mister si è ritrovato a vivere l’apice della sua carriera con un macigno nel cuore. A raccontarlo, con emozione e lucidità, è lo stesso tecnico, che non risparmia nulla: delusione, amarezza e orgoglio si intrecciano in un addio pieno di interrogativi.

Ostiamare, Mister Cuomo fatto fuori alla vigilia dello scudetto

Il 10 giugno – racconta Cuomo – il direttore sportivo Adriano D’Astolfo mi ha convocato e mi ha comunicato che, indipendentemente dall’esito della finale, non sarei stato riconfermato. Era solo quattro giorni prima della gara con il Fiorenzuola. Qualcosa l’avevo intuito da voci insistenti arrivate da persone affidabili, ma sentirlo in faccia è stato un colpo durissimo. Non credo ci sia una giustificazione logica: il nostro staff ha conquistato un traguardo storico, eppure non è bastato”.

“Ho allenato col magone, ma concentrato al massimo”

Come si affronta una finale sapendo che sarà l’ultima partita, non per propria scelta?
Con il magone, ma anche con una determinazione feroce. Forse qualcuno pensava che mollassi, ma io non ho mai avuto dubbi. Mi hanno spinto l’amore per questo sport, l’attaccamento viscerale a questo gruppo fantastico e il sogno di portare l’Ostiamare a un titolo storico. Nonostante il dolore, sono rimasto concentrato fino all’ultimo secondo”.

“Mi ha aiutato l’affetto dei tifosi e la forza del mio vice”

Come ha fatto a mantenere la lucidità in un momento così emotivamente carico?
“È stata una botta difficile da digerire. Ho avuto bisogno di un pizzico d’incoscienza, lo ammetto. Ma anche dell’affetto di chi mi stava vicino. Il mio vice Ivano Bellei, compagno di mille battaglie, mi ha aiutato a non crollare. E poi c’erano i tifosi: leggere i messaggi di sostegno sui social, sentire la loro vicinanza, ha fatto tutta la differenza del mondo. Ho capito che il sentimento era reciproco”.

“Gli abbracci dopo la finale? Veri, ma il dolore era forte”

Dopo la vittoria, la si è vista abbracciare dirigenti e sorridere. Cosa c’era dietro quei gesti?
“Gli abbracci con Daniele De Rossi sono stati sinceri. C’era mio figlio lì con me, ha visto tutto. Ma credo che la decisione di allontanarmi non sia stata del presidente, bensì dei direttori sportivi D’Astolfo e Mariani, ai quali spettava l’ambito tecnico. Non è tanto la scelta che fa male, ma l’assenza di riconoscenza. Dopo lo scudetto, speravo almeno in un ruolo diverso. Anche fare da vice o sistemare i conetti mi sarebbe bastato. Ma niente. E questo è ciò che brucia di più”.

“Ho dato l’anima, il club mi ha voltato le spalle”

Una stagione da sogno, finita nel modo più amaro. “Ho affrontato le finali con la morte nel cuore. Sono andato avanti per rispetto dei ragazzi, per orgoglio, per dignità. Ma sapere già di dover lasciare una maglia che è stata casa mia mi ha devastato. L’ho fatto comunque, e il destino mi ha dato ragione”.

C’erano problemi con la società?
Forse sì. Ancora non riesco a farmene una ragione. Ho anche contribuito al passaggio tra presidenti, quindi mi chiedo: cosa sto pagando? La mia schiettezza? L’amicizia con l’ex presidente Roberto Di Paolo e la sua famiglia? Non ho risposte, solo tanta amarezza”.

“Non c’è meritocrazia: questo fa davvero male”

Come ha reagito lo spogliatoio?
“I ragazzi lo hanno scoperto solo alla fine. I tifosi? Non credo lo sappiano ancora, non tutti almeno”.

Cosa prova adesso?
“Un mix di tutto. Rabbia, perché non vestirò più quella maglia. Delusione, perché non sono stato capito: la non meritocrazia mi ha ferito molto. Ma anche gratitudine: ho dato tutto, e qualcosa è rimasto. Aggiungerei amarezza, per come si è chiuso tutto”.

Col senno di poi, tornerebbe indietro?
Tutto uguale, senza cambiare nulla. Amo questo sport, è parte di me. Le scelte che ho fatto sono sempre nate dalla passione”.

Un messaggio per i suoi ragazzi?
Li ringrazio uno per uno, e chiedo scusa se ho sbagliato qualcosa. Mi hanno insegnato molto e non lo dimenticherò mai”.

Cuomo: “Adesso non sono ancora pronto a ripartire”

È pronto a ripartire?
No, non ancora. Sto ancora cercando di metabolizzare. Né io né Ivano ci aspettavamo una fine così amara. Lui mi sprona a ripartire, ma io ora non ne ho voglia. La mancanza di meritocrazia mi ha colpito troppo”.

Cosa si porta via da quest’anno?
Un legame incancellabile con staff e ragazzi. Emozioni uniche, che nessuno potrà mai cancellare”.

Alessandro Cuomo e Daniele De Rossi
Alessandro Cuomo e Daniele De Rossi – www.7colli.it