Pini di Roma, CURAA e SOS Roma contro il Campidoglio: “No alla cancel culture del paesaggio romano”


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Roma rischia di cambiare volto perdendo progressivamente uno dei suoi simboli più riconoscibili, i grandi pini che da generazioni disegnano strade, parchi e panorami della Capitale: è l’allarme lanciato da CURAA-Cittadini Uniti per Roma i suoi Alberi e i suoi Abitanti e SOS Roma, che chiedono al Campidoglio di fermare quella che definiscono una possibile “cancel culture del paesaggio romano”.

Da Piazza Cavour parte la battaglia per i pini

La protesta è tornata pubblicamente al centro dell’attenzione domenica 4 ottobre, durante un incontro organizzato a Piazza Cavour proprio nel giorno di San Francesco d’Assisi. Al centro dell’iniziativa il futuro del Pinus pinea, presenza ormai inseparabile dall’immagine storica e paesaggistica di Roma.

Le associazioni chiedono che la gestione del verde non porti, attraverso abbattimenti e successive sostituzioni con specie differenti, alla progressiva scomparsa dei tradizionali filari di pini.

La questione è diventata ancora più attuale dopo le dichiarazioni di Carlo Blasi, coordinatore del Piano del Verde e della Natura di Roma Capitale. In un’intervista pubblicata da la Repubblica il 30 settembre, Blasi ha spiegato che il paesaggio arboreo romano è destinato a cambiare, prospettando un maggiore impiego di specie autoctone e una presenza solo parziale dei tradizionali viali esclusivamente composti da pini.

Le relazioni sui pini abbattuti ai Fori

Ma il fronte più delicato aperto dalle associazioni riguarda gli abbattimenti effettuati nell’area dei Fori Imperiali.

CURAA sostiene di aver ottenuto attraverso accesso agli atti alcune relazioni relative alle prove di stabilità effettuate sugli alberi. Secondo la documentazione illustrata dall’associazione, tra gli esemplari successivamente abbattuti figurerebbero nove pini ai quali, nell’ambito delle valutazioni citate, erano state attribuite classificazioni buone o ottime: due “ottime” e sette “buone”.

Da qui la domanda delle associazioni: perché quegli alberi sono stati comunque rimossi?

Il punto è destinato a far discutere anche perché la posizione ufficiale di Roma Capitale è differente: il Campidoglio aveva comunicato il 12 febbraio che, tra i primi 36 alberi sottoposti a verifiche approfondite nell’area dei Fori, 12 erano risultati a rischio caduta e sarebbero stati rimossi sulla base delle valutazioni tecniche e del principio di precauzione.

È dunque proprio sul confronto tra le singole relazioni tecniche e le successive decisioni di abbattimento che CURAA chiede ora chiarezza.

“Alloctoni? I pini fanno parte di Roma da millenni”

«I pini di Roma sono beni preziosi. Definirli alloctoni sembra un pretesto per discriminare la specie e aggirare i vincoli ministeriali», sostiene Francesca Marranghello, contestando l’ipotesi di privilegiare progressivamente altre specie, a cominciare dal leccio.

Sul tema interviene anche lo storico dei giardini Mario Bencivenni, vicepresidente di Italia Nostra Firenze: «I pini sono naturalizzati da 3000 anni. Preoccupiamoci piuttosto di come si gestiscono le centinaia di migliaia di nuovi impianti: le logiche speculative stanno seminando deserti di piante secche. È un disastro etico, ecologico ed economico».

Per le associazioni, dunque, la distinzione tra specie autoctone e alloctone non può essere sufficiente, da sola, a decidere il futuro di alberature che nel corso dei secoli sono diventate parte integrante dell’identità della Capitale.

La battaglia contro la cocciniglia tartaruga

C’è poi un secondo fronte: quello dei pini malati e della cocciniglia tartaruga, la Toumeyella parvicornis, insetto invasivo che può provocare deperimento, disseccamento dei rami e nei casi più gravi compromettere vitalità e stabilità degli alberi.

Il fenomeno non è soltanto oggetto di polemica politica. Il decreto ministeriale del 3 giugno 2021 ha introdotto specifiche misure fitosanitarie di emergenza per contrastare l’organismo nocivo, mentre la Regione Lazio ha successivamente delimitato le aree interessate e adottato un piano regionale di contrasto, aggiornato anche negli anni successivi.

CURAA e SOS Roma sostengono quindi che, accanto agli abbattimenti necessari quando esiste un rischio effettivamente dimostrato, debba essere privilegiata ogni volta che sia tecnicamente possibile la cura degli esemplari recuperabili.

“Roma non è Roma senza i suoi pini”

«Roma non è Roma senza i suoi pini», afferma Daniele Giannini di SOS Roma, richiamando la tutela costituzionale del paesaggio e il valore storico delle alberature che caratterizzano la città.

Ancora più netta Jacopa Stinchelli, storica dell’arte e presidente di CURAA: «Il Comune di Roma deve smettere di trattare l’abbattimento come una politica del verde. Un albero sano non è un problema da eliminare e un pino malato non è una condanna all’abbattimento: è un albero da curare e salvaguardare in quanto patrimonio storico irrinunciabile».

Il punto politico e culturale sollevato dalle associazioni va quindi oltre la sorte di qualche singolo albero. La domanda riguarda quale Roma si voglia lasciare nei prossimi decenni.

Perché modificare progressivamente la composizione delle alberature può essere una scelta tecnica, ambientale e urbanistica. Ma quando quella trasformazione riguarda uno degli elementi che da secoli definiscono lo skyline della Capitale, sostengono CURAA e SOS Roma, non riguarda più soltanto il verde pubblico: riguarda direttamente l’identità di Roma.