Più poteri a Roma, la maxi riforma riparte in Senato: Meloni accelera, M5S e AVS mettono Gualtieri e il PD all’angolo
La maxi riforma istituzionale di Roma promossa dal Governo Meloni ferma da mesi torna in moto oggi, martedì 20 ottobre, al Senato, mettendo nuovamente in evidenza le divisioni tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, proprio mentre il centrosinistra cerca di costruire il Campo Largo in vista delle elezioni comunali del 2027. Alle 12:30 la Commissione Affari costituzionali riprende le audizioni sui nuovi poteri da attribuire al Campidoglio. Un altro passaggio nell’iter parlamentare, che potrebbe riaprire il confronto politico tra gli alleati di Roberto Gualtieri.
Meloni porta avanti la riforma, il centrosinistra resta diviso
Il Governo punta a riconoscere alla Capitale un’autonomia più ampia, consentendole di legiferare su materie oggi affidate principalmente alla Regione Lazio, dall’urbanistica ai trasporti, dal commercio alle politiche abitative. Una trasformazione istituzionale che richiede una modifica della Costituzione.
Il centrodestra ha sostenuto compatto la proposta nel primo passaggio parlamentare, mentre il centrosinistra ha mostrato posizioni differenti. E proprio queste divergenze rappresentano un nodo politico delicato per il sindaco, favorevole alla riforma ma impegnato nella costruzione di un’alleanza elettorale più larga.
PD, M5S e AVS: alla Camera tre partiti, due posizioni inconciliabili
Il precedente più significativo risale al 29 aprile, quando la Camera approvò la riforma con 159 voti favorevoli, 33 contrari e 55 astensioni. Il PD scelse di astenersi, mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra votarono contro. Una differenza sostanziale: i democratici non bocciarono il provvedimento, mentre gli altri due partiti espressero un’opposizione netta al testo. Non una rottura formale del Campo Largo, ma una divergenza documentata su uno dei provvedimenti più importanti per il futuro amministrativo della Capitale.
Gualtieri favorevole, ma i possibili alleati hanno votato contro
A rendere politicamente significativa la vicenda è soprattutto la posizione di Roberto Gualtieri. Dopo il voto della Camera, il sindaco definì positivamente il primo via libera alla riforma, chiedendo però un consenso parlamentare più ampio e garanzie sulle risorse economiche. Una posizione diversa dal voto contrario espresso da M5S e AVS. La questione pesa in prospettiva elettorale: il sindaco potrebbe dover costruire la propria alleanza con forze che, almeno nel primo passaggio parlamentare, hanno respinto una riforma da lui sostenuta.
Campidoglio 2027, il Campo Largo deve trovare una sintesi
La discussione arriva mentre Gualtieri prepara la corsa al secondo mandato e cerca di allargare il perimetro della coalizione. Il nodo della riforma costituzionale si aggiunge così alle questioni sulle quali PD, Movimento 5 Stelle e AVS dovranno trovare una posizione comune.
Il voto di aprile non dimostra che un accordo elettorale sia impossibile, ma segnala una distanza politica concreta. E il proseguimento dell’iter al Senato offrirà nuove occasioni per verificare se quelle posizioni siano cambiate.
La vera sfida: più poteri a Roma, ma chi governerà la Capitale?
Intanto, il 29 settembre scorso, il Senato ha avviato l’esame congiunto del testo governativo e della proposta presentata da Maurizio Gasparri, aprendo il confronto anche sull’ampiezza delle nuove competenze. L’approvazione definitiva richiederà ulteriori passaggi parlamentari.
Il punto politico, però, è già chiaro: il Governo Meloni porta avanti una riforma che Gualtieri considera necessaria, mentre due possibili alleati del sindaco hanno votato contro. La domanda, in vista del 2027, è se il Campo Largo riuscirà a trovare un’intesa anche sul futuro istituzionale di Roma o se questa distanza rimarrà irrisolta.