Più poteri a Roma, la riforma riparte in Senato: emendamenti entro il 10 novembre, Gualtieri continua a chiedere più fondi

Roma, il Campidoglio, foto generata con IA

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La riforma costituzionale di Roma entra nella fase degli emendamenti: il Senato ha fissato alle ore 15 di martedì 10 novembre 2026 il termine per presentare le modifiche al disegno di legge che punta a riconoscere nuovi poteri alla Capitale. La decisione è arrivata il 28 ottobre dalla Commissione Affari costituzionali, presieduta dal senatore Andrea De Priamo di Fratelli d’Italia, che ha adottato come testo base il provvedimento numero 1888. Un passaggio importante, anche se la strada verso l’approvazione definitiva resta lunga.

La riforma del Governo Meloni: più poteri per Roma

Il progetto, promosso dal Governo Meloni con la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha già ricevuto il primo via libera della Camera il 29 aprile. Prevede di modificare l’articolo 114 della Costituzione, attribuendo a Roma Capitale poteri legislativi su trasporti pubblici, urbanistica, turismo, commercio, edilizia residenziale pubblica e politiche sociali, entro i limiti costituzionali. L’obiettivo è consentire alla città di prendere autonomamente decisioni oggi sottoposte anche alla legislazione regionale. Una trasformazione che riguarda l’istituzione, non i poteri personali del sindaco.

Gualtieri vuole la riforma, ma il PD si è astenuto

C’è però un dato politico significativo. Alla Camera, mentre il centrodestra votava a favore, il Partito Democratico di Roberto Gualtieri ha scelto l’astensione. Il deputato Roberto Morassut l’ha definita costruttiva, motivandola con la richiesta di adeguate risorse economiche. Anche Gualtieri ha sostenuto la necessità della riforma, avvertendo però che senza finanziamenti sufficienti non sarebbe accettabile. Il risultato è una situazione particolare: il Governo porta avanti il progetto, mentre il partito del sindaco chiede ulteriori garanzie.

I costruttori avvertono: non bastano nuovi poteri

A sollevare interrogativi è anche l’ANCE Roma-ACER. Nell’audizione del 27 ottobre, la presidente Francesca De Sanctis ha chiesto finanziamenti stabili, uffici rafforzati e procedure più rapide, richiamando gli aspetti positivi dell’esperienza del Giubileo. Il problema, secondo l’associazione, è evitare che le competenze tra Stato, Regione Lazio e Campidoglio continuino a sovrapporsi. Per la Giunta Gualtieri la questione diventa concreta: ottenere maggiori poteri non significa automaticamente garantire servizi migliori, cantieri più veloci e investimenti realizzati nei tempi previsti.

Più autonomia, ma anche più responsabilità per il Campidoglio

Il punto politico è proprio questo. Se la riforma andrà in porto, chi guiderà Roma avrà maggiori strumenti decisionali, ma dovrà anche rispondere più direttamente dei risultati ottenuti. Nessuna scorciatoia, comunque: il testo deve ancora completare l’iter costituzionale e le nuove competenze legislative scatterebbero soltanto dalle prime elezioni capitoline successive alla sua entrata in vigore. La vera prova sarà trasformare l’autonomia in risultati verificabili. Per Gualtieri, che sostiene la riforma e chiede maggiori risorse, il confronto sui poteri della Capitale diventa inevitabilmente anche un confronto sulla capacità di amministrarla.