Più poteri a Roma, riforma ferma ai box: Gualtieri in Campidoglio invoca il “Metodo Giubileo”, ma il pasticcio nasce dal Pd

Il Campidoglio, in primo piano Morassut e Gualtieri

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I poteri speciali per Roma Capitale tornano al centro del dibattito, ma la riforma resta ferma: a tentare di rilanciarla sono stati Roberto Gualtieri e Roberto Morassut, martedì pomeriggio16 giugno, in Campidoglio, durante l’incontro ospitato nella Sala della Protomoteca e promosso dalla Fondazione Giacomo Matteotti sul numero monografico di Limes dedicato a “Roma e l’Occidente nel mondo che cambia”.

Gualtieri invoca il “metodo Giubileo”

Il sindaco ha rivendicato il cosiddetto “metodo Giubileo”: dialogo con il governo nazionale, collaborazione istituzionale, rapporto diretto tra Campidoglio e Palazzo Chigi. Gualtieri ha spiegato che il punto non è trasformare Roma in uno Stato autonomo, ma fare in modo che lo Stato torni davvero a occuparsi della Capitale. Parole corrette, persino condivisibili. Ma che oggi devono fare i conti con un problema politico enorme.

Il nodo è il voto alla Camera

Lo stallo della riforma, infatti, non nasce dal nulla. Alla Camera il testo è passato, ma il Pd si è astenuto. Una scelta presentata come “costruttiva”, ma nei fatti pesantissima: il partito del sindaco non ha votato sì alla riforma sui poteri speciali di Roma. Ancora più netto il fronte M5S e AVS, che ha votato contro. Il risultato è stato un messaggio politico devastante: proprio quando Roma chiedeva unità, il campo progressista si è spaccato.

Il frutto avvelenato del Campo Largo

È qui che il racconto cambia. Gualtieri oggi torna a chiedere dal Campidoglio più poteri, più risorse e più attenzione nazionale. Ma il suo campo politico, nel passaggio parlamentare decisivo, non ha garantito una linea compatta. Il presunto Campo Largo ha prodotto astensioni, no e distinguo politici e mediatici. Una frattura che ha consegnato al centrodestra l’argomento più forte: se l’opposizione non sostiene davvero la riforma, perché il governo dovrebbe continuare a investire capitale politico sul provvedimento tra l’altro in piena campagna elettorale, visto che a Roma si voterà a giugno 2027, probabilmente in concomitanza con le politiche nazionali?

Morassut prova a ricucire

Nello stesso incontro in Campidoglio, Morassut ha usato la metafora della Formula 1: la legge è “ferma ai box” e deve ripartire. Ha chiesto un atto di generosità sia al governo sia al Pd e alle opposizioni, indicando una possibile via d’uscita: portare avanti anche la legge ordinaria con le risorse. Ma la ricucitura arriva dopo lo strappo. E in politica, soprattutto sulle riforme costituzionali, gli strappi si pagano.

Roma resta nel pantano

La verità è semplice: Roma avrebbe bisogno di poteri chiari, soldi certi e responsabilità trasparenti. Invece si ritrova dentro l’ennesimo braccio di ferro tra Meloni, Fratelli d’Italia, Pd e alleati del Campo Largo in fuga sparsa. Gualtieri invoca il metodo Giubileo, ma quel metodo non cancella il voto alla Camera. E così la Capitale resta sospesa: tutti dicono di volerla aiutare, ma quando arriva il momento di firmare davvero, la politica di sinistra si divide.