Pomezia, i cinque “ribelli” sfidano il sindaco Felici: “Nessun ricatto”. Si apre la crisi?
La tregua – se mai ci fosse stata – è durata meno di quarantotto ore. Dopo il consiglio comunale che ha mandato in tilt la maggioranza e costretto il presidente dell’aula a chiudere anticipatamente la seduta, a Pomezia lo scontro politico si sposta fuori dal Palazzo e assume i toni di una resa dei conti.
Da una parte il sindaco Veronica Felici. Dall’altra i cinque consiglieri di maggioranza – Russo, Marinelli, Salvitti, Paloni e De Luca – che martedì hanno votato insieme all’opposizione, affossando di fatto due proposte della stessa amministrazione e consentendo invece l’approvazione delle mozioni presentate dalla minoranza. Ora arriva la loro replica ufficiale. E il messaggio è chiaro: “Non c’è mai stato alcun ricatto”.
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La replica dei cinque consiglieri: “Parole gravissime”
Nel comunicato appena diffuso i consiglieri intervengono dopo alcune indiscrezioni attribuite al primo cittadino. «È apparsa su un organo di stampa locale una notizia riguardante presunte affermazioni del sindaco Veronica Felici in merito alle votazioni del consiglio comunale del 21 luglio e agli atti amministrativi che saranno proposti nel prossimo Consiglio».
Secondo quanto riferiscono i cinque esponenti della maggioranza, il sindaco avrebbe dichiarato di essere indifferente rispetto alle loro posizioni e di non voler «subire formule ricattatorie». Un’accusa che i consiglieri respingono con decisione. «Se vera, tale affermazione, oltre a essere gravissima, necessita di una doverosa e immediata precisazione, visto che non c’è mai stato alcun ricatto».
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Le borgate e gli standard urbanistici
I firmatari spiegano poi che una parte del confronto politico riguarda gli interventi sulle borgate sorte spontaneamente nel territorio comunale e il reperimento dei necessari standard urbanistici previsti dalla normativa. Un percorso che, ricordano, sarebbe stato già condiviso dall’attuale maggioranza. «Gli atti amministrativi che vogliamo affrontare riguardano problematiche relative al reperimento di standard urbanistici congrui previsti dalla legge nelle varie borgate sorte spontaneamente. Si tratta di un percorso deciso dalla stessa maggioranza politica del sindaco Veronica Felici attraverso un iter procedurale avviato nella primavera del 2024».
Il Consiglio comunale del 21 luglio resta il punto di rottura
È però quanto accaduto martedì scorso in aula ad aver fatto esplodere definitivamente le tensioni. Secondo i cinque consiglieri, le due proposte all’ordine del giorno presentavano criticità tali da renderne necessario il ritiro. «I due punti sono stati poi fortunatamente ritirati in quanto dichiarati non redatti in conformità alle ultimissime disposizioni amministrative, circostanza evidenziata da alcuni consiglieri di minoranza e condivisa, almeno in parte, anche dal dirigente comunale presente in aula».
Ed è qui che lo scontro si fa ancora più acceso e i cinque “ribelli” rivendicano apertamente la scelta di non seguire il resto della maggioranza. «Per entrambi i punti ben dieci consiglieri della maggioranza, incuranti delle evidenze emerse durante il dibattito, hanno votato per proseguire nella votazione degli atti. Solo grazie al buon senso e alla coerente votazione espressa dai consiglieri di minoranza e da noi cinque consiglieri di maggioranza, con 14 voti complessivi, abbiamo evitato le deliberazioni», affermano. Ed è qui che puntano il dito. Perché i consiglieri non parlano di dissenso politico o di scelta personale, ma sostengono di aver impedito l’approvazione di atti ritenuti non conformi.
L’affondo finale al sindaco
Il comunicato si conclude con un messaggio diretto a Veronica Felici che lascia poco spazio alle interpretazioni. «Come evidente, sindaco Veronica Felici, le forzature su atti non conformi risultano essere vostre, così come risultano essere vostri gli atti redatti, predisposti e suggeriti da qualche suo consigliere e/o assessore. Noi ci siamo espressi per il corretto ritiro, alla luce delle eccezioni e delle dichiarazioni rese in aula».
Il documento, più che una semplice replica, certifica una frattura politica che appare ormai evidente all’interno della maggioranza. Il voto del 21 luglio, che ha visto cinque consiglieri schierarsi con l’opposizione fino a determinare il ritiro dei due punti all’ordine del giorno, non sembra quindi essere stato un episodio isolato. Al contrario, le tensioni che da settimane circolavano nei corridoi del Comune – alimentate dai malumori per quello che alcuni definiscono un ristretto “cerchio magico” attorno al sindaco – sono ormai esplose pubblicamente. La domanda, ora, è tutta politica: si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una crisi destinata a cambiare gli equilibri della maggioranza che governa Pomezia? Perché dopo questo scambio di accuse, ricucire lo strappo appare decisamente più difficile.