Pomezia, la sindaca Veronica Felici vince la causa sull’aspettativa: cade l’accusa di ineleggibilità
Per oltre due anni è stata una delle questioni politiche più divisive di Pomezia. Esposti, conferenze stampa, ricorsi, polemiche social e perfino procedimenti giudiziari paralleli. Ora, però, sulla presunta ineleggibilità della sindaca di Pomezia Veronica Felici è arrivata una sentenza destinata a pesare sul dibattito politico cittadino.
Il Tribunale di Velletri ha infatti respinto il ricorso presentato dall’ex candidato e primo dei non eletti di Fratelli d’Italia Paolo Ruffini, stabilendo che non sussisteva alcuna causa di ineleggibilità al momento della candidatura della sindaca alle elezioni comunali del 2023. Una decisione che chiude, almeno sul piano civile, una vicenda che ha accompagnato diversi mesi del mandato amministrativo.
La contestazione: l’aspettativa e le dimissioni da assessore
La battaglia giudiziaria ruotava attorno a un punto preciso: la posizione lavorativa di Veronica Felici al momento della candidatura. Secondo i ricorrenti, la sindaca non avrebbe rimosso nei tempi previsti la presunta causa di ineleggibilità derivante dal suo rapporto di lavoro con il Comune di Pomezia. Una tesi sostenuta pubblicamente negli ultimi mesi non solo da Ruffini, ma anche da alcuni esponenti dell’opposizione e sfociata nell’azione popolare depositata davanti al Tribunale di Velletri. I giudici hanno però ricostruito la sequenza degli atti amministrativi, dando ragione alla sindaca. Dalla sentenza emerge che Veronica Felici era già stata collocata in aspettativa non retribuita dal 5 agosto 2022 per svolgere l’incarico di assessore nel Comune di Ardea. Successivamente, il 13 aprile 2023, aveva presentato la richiesta di proroga dell’aspettativa e il giorno seguente aveva rassegnato le dimissioni da assessore. Secondo il Tribunale, proprio questo elemento è stato decisivo.
Il collegio ha richiamato il contratto nazionale degli enti locali, secondo cui, quando vengono meno i motivi che hanno giustificato l’aspettativa, il dipendente non rientra automaticamente in servizio ma resta comunque sospeso per un periodo di venti giorni.
In pratica, anche dopo le dimissioni da assessore ad Ardea, Veronica Felici non era tornata operativamente al lavoro nel Comune di Pomezia. Per il Tribunale, quindi, alla data fissata per la presentazione delle candidature, il 15 aprile 2023, la futura sindaca risultava ancora in aspettativa e dunque aveva già cessato l’esercizio delle funzioni che avrebbero potuto determinare una causa di ineleggibilità. I giudici hanno inoltre sottolineato che la ratio della norma è impedire che un candidato possa godere di una posizione privilegiata rispetto agli avversari grazie al ruolo ricoperto nella pubblica amministrazione. Circostanza che, nel caso esaminato, non si sarebbe verificata proprio perché Veronica Felici aveva sospeso quelle funzioni molti mesi prima delle elezioni.
Una vicenda che ha segnato la politica locale
La conclusione della sentenza risponde al ricorso in maniera drastica. “Non sussistono le cause di ineleggibilità lamentate dal ricorrente”. Per questo il Tribunale ha rigettato integralmente il ricorso e ha condannato Paolo Ruffini e Giovanni Giorgini al pagamento delle spese legali in favore della sindaca.
La decisione arriva dopo mesi di scontro politico. La questione dell’ineleggibilità aveva infatti superato i confini delle aule giudiziarie, diventando uno dei principali terreni di confronto tra maggioranza e opposizione. Negli ultimi due anni il caso era finito al centro di incontri pubblici, iniziative politiche e perfino di denunce per diffamazione nate proprio dalle accuse rivolte alla sindaca. Adesso il Tribunale di Velletri ha espresso la propria valutazione: Veronica Felici era eleggibile e la sua candidatura rispettava i requisiti previsti dalla legge.
Fine della partita?
Sul piano giuridico la sentenza rappresenta un colpo pesante per chi aveva costruito la contestazione politica attorno alla presunta ineleggibilità della sindaca. Sul piano politico, invece, la vicenda rischia di lasciare strascichi ancora a lungo. Perché per oltre due anni quel presunto vizio di candidatura è stato uno degli argomenti più utilizzati contro l’amministrazione comunale.
Oggi, però, dopo 16 pagine di motivazioni, il Tribunale ha stabilito che quella contestazione non aveva fondamento. E una delle battaglie politiche più accese degli ultimi anni a Pomezia sembra essere arrivata al capolinea.