Porro-Conte, scontro durissimo in tv: l’ex premier finisce nel tritacarne Covid
Lo scontro tra Nicola Porro e Giuseppe Conte andato in scena nella serata di domenica 29 giugno, a “Quarta Repubblica” su Rete 4, ha riportato subito l’ex premier grillino nel punto più rovente della sua parabola politica: la gestione del Covid, le mascherine, Arcuri e le grane che ancora oggi agitano il Movimento 5 Stelle.
Porro riapre la ferita
Non è stata una semplice intervista. È stata una prova di pressione politica, costruita sul dossier più delicato per Conte: l’emergenza sanitaria in fase Covid. A “Quarta Repubblica”, Porro ha scelto il terreno dello scontro frontale, incalzando il leader M5S sul caso mascherine e sulla stagione dei pieni poteri emergenziali. Conte ha provato a difendersi, ma il clima dello studio ha trasformato ogni risposta in un passaggio sotto esame.
Il nodo mascherine
Al centro del duello è tornato il capitolo delle forniture Covid, con il nome di Domenico Arcuri a fare da sfondo pesantissimo. Conte ha ribadito la propria linea: nessun coinvolgimento diretto nei contratti, nessuna regia politica sulle forniture, disponibilità a chiarire. Ma il punto politico resta intatto. Il Paese ricorda quei mesi, le decisioni prese in fretta, forse troppo in fretta, le restrizioni estreme, le mascherine e il caos dell’emergenza.
A rendere tutto ancora più velenoso c’è il presunto incontro del 18 giugno tra Conte e Arcuri, sviscerato dalla stampa e rilanciato nel pieno dello scontro sulla Commissione Covid. Una coincidenza temporale pesante: il giorno prima la Commissione decide di sentire Arcuri, il giorno dopo l’ex commissario si dice disponibile all’audizione. Ed è qui che il caso diventa micidiale per Conte: non più solo mascherine, ma il sospetto politico di un ‘asse difensivo amico’ nel momento più delicato.
La grana per il M5S
Per il Movimento 5 Stelle è una trappola narrativa micidiale. Conte prova a presentarsi come argine morale alla politica tradizionale, ma il ritorno del dossier Covid lo costringe a difendere la stagione più controversa del suo governo. La Commissione Covid diventa così non solo un passaggio istituzionale, ma un campo di battaglia: da una parte chi vuole inchiodare l’ex premier alle scelte dell’emergenza, dall’altra chi denuncia un processo politico.
Il tritacarne politico
Il vero effetto della serata è stato questo: Porro ha riportato Conte fuori dalla comfort zone. Non reddito di cittadinanza, non salario minimo, non opposizione al governo Meloni. Ma Covid, mascherine, Arcuri, responsabilità, spese milionarie e chiarimenti necessari. È il terreno dove l’ex premier appare più vulnerabile, perché costretto a confrontarsi con la memoria ancora viva di milioni di italiani.
La notte difficile di Conte
Conte non è caduto su una singola frase. È finito dentro un racconto politico più grande, quello dell’ex presidente del Consiglio che oggi chiede fiducia agli elettori ma deve ancora fare i conti con la stagione più dura e divisiva della Repubblica recente. Porro ha acceso il faro. E per il M5S, ora, il problema è semplice: il passato Covid non è archiviato. È tornato in prima serata.
