Rebibbia, scoppia un nuovo focolaio di Covid. La polizia penitenziaria: “Siamo senza protezioni”

Rebibbia

Imperversa l’allarme coronavirus anche nel carcere di Rebibbia. Dopo i primi casi registrati nel marzo scorso, ieri è scoppiato un altro focolaio nel braccio femminile. Cinque persone sono risultate contagiate: due detenute, due agenti di guardia e un’infermiera. Sono ora in corso tutte le procedure di isolamento e tracciamento.

La denuncia della Polizia Penitenziaria

Il Sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP ha denunciato i fatti. “Sembra che il sistema penitenziario ancora non abbia ben compreso la gravità”, scrivono Aldo Di Giacomo, Segretario Generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP., e Gina Rescigno, Segretaria Generale Aggiunta e responsabile sindacale nazionale S.PP. del comparto Polizia Penitenziaria femminile, “e continua imperterrito a commettere gravi errori di gestione del personale, delle persone detenute e di tutti coloro che a vario titolo accedono nelle strutture penitenziarie, permettendo al virus di diffondersi, con nefaste conseguenze per la gestione delle strutture carcerarie del Paese”. Dalle fonti in possesso del Sindacato sembrerebbe che “all’interno della struttura penitenziaria in argomento, così come in molte altre strutture penitenziarie del Paese”, riferiscono, “vi sia un uso dei DPI non propriamente rispondente a quelle che sono le reali esigenze finalizzate a prevenire e contrastare il propagarsi dei contagi”. Alla luce di quanto sta accadendo il S.PP. auspica che il Ministro Bonafede ed il Capo del DAP Petralia “vogliano disporre immediate ed approfondite verifiche finalizzati ad accertare eventuali responsabilità”.

Dietro la rivolta di marzo un piano dei boss romani?

I primi disordini nel penitenziario di via Tiburtina si erano registrati il 9 marzo, all’indomani delle direttive per il contenimento del coronavirus. Oltre cinquanta persone avevano occupato il piazzale mentre all’interno, i detenuti avevano dato fuoco ai materassi assaltando le infermerie. La situazione era tornata sotto controllo solo dopo giorni di rivolte e disordini. Secondo i pm, il Covid sarebbe stato un pretesto. I detenuti sarebbero stati sobillati ad arte da alcuni boss che ne tiravano le redini. Burattinai interni al carcere mossi, a loro volta, dal grande crimine. È questa l’ipotesi al vaglio della procura di Roma che indaga per i reati di devastazione e saccheggio. Su questa pista investigativa lavora il pm Francesco Cascini.

Due detenuti trasferiti da Rebibbia

I primi due detenuti a fare le spese del repulisti dentro il carcere sono stati Leandro Bennato, uomo di Diabolik, gambizzato pochi mesi dopo l’assassinio del suo capo, e Daniele Mezzatesta, 38 anni romano. Deve scontare 17 anni, perché detentore di un vero e proprio deposito di armi e droga: nell’arsenale anche sei chili di tritolo.  I due avrebbero fomentato gli altri detenuti. Per sicurezza, i magistrati li hanno trasferiti da Rebibbia nel carcere di Secondigliano.