Regione Lazio, gli assessori Ciacciarelli e Baldassarre (Lega) sfidano il rimpasto di Salvini e Durigon e si riprendono la scena
Il rimpasto tanto preannunciato che prevedeva la sostituzione di due assessori del Lazio in quota Lega con due new entry in arrivo nella Giunta Rocca, che diverse ricostruzioni hanno collegato ai nuovi equilibri promossi da Matteo Salvini e Claudio Durigon, appare sempre più lontano. Pasquale Ciacciarelli e Simona Baldassarre sono stati più volte indicati come probabili dimissionari uscenti, ma i fatti delle ultime ore raccontano altro: sul piano istituzionale, politico e comunicativo, entrambi si stanno riprendendo ampiamente la scena.
Ciacciarelli manda un messaggio al suo partito
Pasquale Ciacciarelli, del resto, si muove da assessore all’Urbanistica pienamente operativo, non da esponente dimissionario in uscita. Stamattina, 16 aprile, il Consiglio regionale del Lazio lo ha indicato tra i rappresentanti della Giunta Rocca presenti in Commissione Trasparenza, nella esplosiva audizione dedicata all’Ater Roma. Nelle stesse ore, sui social, ha rilanciato un messaggio ancora più esplicito sul piano politico: “Tra rimpasto e futuro, pronto a ricandidarmi”.
Il sottotesto è chiaro: Ciacciarelli non si chiama fuori, anzi fa sapere al suo partito di voler restare visibile, contare nei nuovi equilibri e giocare la propria partita politica fino in fondo, senza accettare un’uscita silenziosa.

Baldassarre sceglie la linea opposta all’ombra
Anche Simona Baldassarre, nelle ultime 24 ore, ha dato un segnale preciso: presidiare ogni spazio pubblico disponibile, tra istituzioni, media e social. Alla presentazione del Roma Europa Festival 2026 è intervenuta in qualità di assessora alla Cultura della Regione Lazio, in un contesto di alto profilo condiviso anche con il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.
Da Primavalle un altro segnale alla maggioranza
Ma un secondo segnale, forse ancora più pesante sul piano simbolico, è arrivato dal quartiere di Roma Primavalle, nel 53° anniversario del rogo di Stefano e Virgilio Mattei. Secondo le cronache, la Regione Lazio era rappresentata proprio dagli assessori Simona Baldassarre e Fabrizio Ghera, alla presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa e di altre autorità istituzionali.
Anche in questo caso il messaggio politico appare netto: Baldassarre non si è collocata ai margini, né ha assunto il profilo basso di chi attende una sostituzione ‘forzata’ decisa dai vertici. Al contrario, ha presidiato uno dei terreni simbolicamente più sensibili per il centrodestra romano, laziale e nazionale.
La vera notizia è politica, non di palazzo
La vera notizia, allora, non è soltanto che due assessori non si sono dimessi. Ma che due assessori dati per politicamente indeboliti hanno scelto di reagire in pubblico, occupando spazio e rimettendosi al centro della scena.
Ciacciarelli presidia il dossier più delicato, quello della casa e dell’Ater e rilancia sul proprio futuro. Baldassarre si fa vedere nei luoghi che contano, dalla cultura ai simboli della memoria della destra. È una controffensiva ordinata, ma inequivocabile: Salvini e Durigon possono indicare una direzione, ma finché i due assessori continuano a presidiare il campo, il rimpasto resta incompiuto. E quando un cambio tanto preannunciato non si realizza, è inevitabile che a finire sotto osservazione sia soprattutto la tenuta politica della leadership locale e nazionale.
