Roma, 1,8 milioni da mutui per due Centri Sportivi: la Giunta Gualtieri recupera Torre Spaccata e Casal Bianco, ma affossa il Bilancio

Centro sportivo di Torre Spaccata, foto Google Map

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Roma spenderà 5,77 milioni di euro per recuperare i centri sportivi di Torre Spaccata e Casal Bianco: quattro milioni arriveranno dallo Stato, mentre gli 1,77 milioni messi dal Campidoglio provengono da economie di vecchi mutui, ossia da soldi che sarebbero avanzati da mutui precedenti non spesi completamente.

Due impianti, un’operazione da 5,77 milioni

Il via libera politico risale alla deliberazione della Giunta capitolina numero 389 del 28 ottobre 2024. Alle “Piscine di Torre Spaccata” di via Bruno Pelizzi sono destinati 3,45 milioni: 2,415 milioni statali e 1,035 milioni comunali. Per Casal Bianco il conto è di 2,32 milioni: 1,585 milioni dallo Stato e 735 mila euro dal Campidoglio. Nessun privato finanzia la costruzione: l’intero pacchetto è sostenuto da risorse pubbliche.

Ma quella del 2024 era ‘soltanto’ l’approvazione delle candidature al bando, non l’apertura dei cantieri. Il finanziamento è stato assegnato alla fine del 2024, comunicato formalmente nel marzo 2025 e regolato dagli accordi sottoscritti il 1° luglio successivo. Sono poi serviti l’inserimento nel Programma delle opere pubbliche, la disponibilità effettiva della quota comunale (recuperata solo di recente da mutui pregressi), le conferenze dei servizi e la progettazione esecutiva.

In soldoni, le novità decisive sono arrivate soltanto a fine giugno 2026: dopo i pareri di ASL e Vigili del Fuoco, i progetti sono stati aggiornati, verificati e validati il 24 giugno. Il giorno seguente, con le determine QA/401 e QA/402, Roma ha approvato gli esecutivi definitivi e autorizzato le due gare negoziate. I progetti, dunque, entrano ora nella fase dell’affidamento, ma i lavori non sono ancora cominciati: mancano l’aggiudicazione, il contratto e la consegna formale dei cantieri.

Non è un nuovo mutuo, ma il debito resta

Il punto va raccontato senza scorciatoie. Roma non ha acceso un nuovo mutuo da 1,77 milioni per queste due opere. Ha utilizzato un avanzo vincolato formato da somme rimaste disponibili su finanziamenti contratti in precedenza, attivando il “diverso utilizzo dei mutui”. Cambia il percorso contabile, non l’origine del denaro: la quota comunale arriva integralmente da risorse nate attraverso l’indebitamento.

La Capitale convive ancora con il vecchio debito

La scelta assume un peso politico particolare perché Roma continua a convivere con una Gestione commissariale istituita nel 2008 proprio per affrontare il debito accumulato prima del 28 aprile di quell’anno. Si tratta di una contabilità separata da quella ordinaria, ma la sua stessa esistenza ricorda quanto le decisioni finanziarie possano produrre effetti destinati a sopravvivere alle amministrazioni che le hanno prese.

Rate alleggerite oggi, interessi più alti domani

Il quadro diventa ancora più delicato alla luce della rinegoziazione dei prestiti approvata a maggio 2026 dalla Giunta Gualtieri e raccontata in una inchiesta da Il Nuovo 7 Colli. Le rate dei mutuio che Roma sta pagando non sono state completamente sospese: tra il 30 giugno 2026 e il 31 dicembre 2027 la quota di queste stesse rate è stata drasticamente ridotta, rinviando gram parte del rimborso agli anni successivi. Per Roma l’operazione libera subito circa 52,8 milioni nel biennio 2026-2027, ma determina circa 14,6 milioni di interessi aggiuntivi lungo la durata dei finanziamenti le cui rate extra con tanti di interessi andranno pagate a partire dal 1° gennaio 2028.

Il paradosso politico della Giunta Gualtieri

Tornando al tema del nostro articolo, recuperare impianti abbandonati nelle periferie è una scelta difficilmente contestabile. Torre Spaccata e Casal Bianco aspettano da anni e lo sport pubblico può diventare presidio sociale. Il cortocircuito nasce però dal metodo: mentre il Campidoglio alleggerisce nel presente le rate dei prestiti, accettando maggiori interessi futuri a carico dei romani, continua a rilanciare investimenti utilizzando disponibilità provenienti da vecchi mutui. Il cantiere parte oggi, il peso finanziario resta domani.

Una scelta legittima, ma non neutrale

Sarebbe inesatto sostenere che Roma non possa utilizzare economie di mutui per finanziare opere pubbliche: gli atti sono contabilmente coperti e le risorse restano destinate agli investimenti. La contestazione è politica, non giudiziaria. Perché una Capitale già segnata dal debito – che rinvia il pagamento delle rate dei mutui che deve ancora onorare – deve ricorrere ancora a denaro di origine mutuataria? E perché non spiegare, insieme ai rendering e agli annunci, quale costo finanziario continua a gravare sul bilancio della capitale?

Il conto non finisce con l’inaugurazione

Resta inoltre un’altra domanda: chi pagherà la gestione futura di questi due nuovi centri sportivi recuperati? I documenti finanziano lavori, progettazione e sicurezza, ma non stabiliscono chi sosterrà personale, energia, acqua, manutenzione e pulizia dopo la riapertura. Non sono ancora indicate neppure tariffe, agevolazioni o eventuali contributi comunali al gestore. Il rischio politico è recuperare due strutture con denaro interamente pubblico senza avere ancora mostrato ai cittadini il conto del loro funzionamento.

La questione, dunque, non è scegliere tra debito e periferie. È pretendere che ogni investimento venga raccontato per intero. Quattro milioni sono un contributo statale; 1,77 milioni arrivano da economie di vecchi mutui. Chiamarli semplicemente “fondi comunali” nasconderebbe proprio la parte più significativa della storia.