Roma, 209 milioni di debiti da pagare a 4090 imprese: i revisori dei conti bacchettano Gualtieri per il quinto anno consecutivo

Roma, in primo piano Gualtieri, sullo sfondo il Campidoglio

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Roma ha oltre 209 milioni di euro di debiti commerciali scaduti e non pagati nel 2026 q 4.090 imprese creditrici, i revisori per questo motivo sono tornai per la quinta volta consecutiva a chiedere al Campidoglio guidato dal sindaco Roberto Gualtieri di impedire la formazione di nuovi debiti fuori bilancio.

Il numero scritto nero su bianco: 209 milioni

La fonte principale è il parere dell’Organismo di Revisione Economico Finanziaria del 22 luglio 2026 sull’assestamento generale del Bilancio 2026-2028, approvato dall’Assemblea Capitolina il 30 luglio scorso. A pagina 20 del documento la cifra è inequivocabile: nel monitoraggio dal primo gennaio al 10 luglio lo stock di debiti commerciali scaduti e non pagati ammonta a 209.269.511,36 euro.

Tradotto dal linguaggio dei bilanci: sono somme dovute nell’ambito dei rapporti commerciali del Comune che, alla data della rilevazione, risultavano già arrivate a scadenza e non ancora pagate. Non rappresentano l’intero debito di Roma e non possono essere confusi con il debito finanziario della città.

Quattromila imprese aspettano soldi dal Campidoglio

C’è poi una seconda fotografia ufficiale. La pagina Amministrazione Trasparente di Roma, sulla base dei dati della Piattaforma dei Crediti Commerciali aggiornati il 22 luglio, certifica che al 30 giugno 2026 lo stock ammontava a 205.339.556,08 euro e che le imprese creditrici sono 4.090.

Il debito scende, ma i creditori aumentano

C’è un dato positivo per l’amministrazione Gualtieri che va raccontato: lo stock sta diminuendo. A fine 2025 la PCC indicava 277,07 milioni; al 30 giugno 2026 erano diventati 205,34 milioni. Sono circa 71,7 milioni in meno in sei mesi, una riduzione vicina al 26%. Anche confrontando i monitoraggi dell’Oref il miglioramento è evidente: nel luglio 2025 i debiti commerciali scaduti erano 339,86 milioni, contro i 209,27 milioni del luglio 2026.

Ma nello stesso periodo emerge un paradosso: le imprese creditrici passano dalle 3.910 di fine 2025 alle 4.090 di giugno 2026, quindi 180 in più. Lo stock si riduce, dunque, ma il numero dei soggetti che vantano crediti verso Roma Capitale cresce.

Poi arriva la “bacchettata” dei revisori

Ed è poche righe dopo il dato dei 209 milioni che il documento cambia registro. L’Oref torna sulla questione dei debiti fuori bilancio, che è diversa dai debiti commerciali scaduti, e scrive di “ribadire nuovamente la raccomandazione all’Amministrazione” affinché proceda tempestivamente al loro riconoscimento e attivi le corrette procedure di spesa previste dal Testo unico degli enti locali. L’obiettivo indicato dai revisori è evitare che si formino nuove situazioni debitorie che richiedano ulteriori risorse per essere coperte.

Non è quindi un richiamo personale al sindaco Roberto Gualtieri. Il destinatario indicato nell’atto è “l’Amministrazione”. Politicamente, però, dal 2022 a oggi si tratta dell’amministrazione capitolina guidata da Gualtieri.

Cinque volte nell’era Gualtieri

Ed è qui che la storia acquista peso. Non siamo davanti a un’osservazione isolata del 2026. Nel luglio 2022 i revisori chiedevano già di riconoscere tempestivamente i debiti fuori bilancio e adottare procedure corrette per impedirne di nuovi. Lo stesso avviene nel 2023, quando l’Oref segnala anche circa 80 milioni di fondi destinati a debiti fuori bilancio e passività potenziali.

Nel 2024 il passaggio diventa ancora più pesante: i revisori rilevano che non risultavano applicati 97,37 milioni di avanzo accantonato riservati al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, precisando che senza copertura non sarebbe stato possibile procedere né al loro parere obbligatorio né al riconoscimento da parte dell’Assemblea Capitolina. Subito dopo arriva nuovamente la raccomandazione all’Amministrazione.

Nel 2025 il copione si ripete: ancora una volta l’Oref invita l’Amministrazione a riconoscere tempestivamente i debiti fuori bilancio e a utilizzare le corrette procedure di spesa. E il 22 luglio 2026 la stessa richiesta torna praticamente immutata.

Il richiamo arriva addirittura dal 2021

La serie, in realtà, comincia prima di Gualtieri. Nel luglio 2021, quando l’attuale sindaco non si era ancora insediato e al suo posto c’era la ex Virginia Raggi. L’Oref utilizzava già parole quasi identiche: chiedeva di procedere tempestivamente al riconoscimento dei debiti fuori bilancio e di seguire procedure corrette per impedire che ne nascessero altri.

Ecco perché il conteggio corretto è questo: sei assestamenti consecutivi, dal 2021 al 2026, con la stessa questione sollevata dai revisori; cinque di questi, dal 2022 al 2026, durante l’amministrazione Gualtieri.

Il problema, dunque, non nasce con l’attuale sindaco. Ma dopo quasi cinque anni di governo della città, il fatto politicamente rilevante è un altro: il Campidoglio continua a ricevere sullo stesso fronte una raccomandazione che avrebbe dovuto servire proprio a evitare il ripetersi del fenomeno.

Conti in equilibrio, ma il monito resta

C’è infine un’ultima precisazione indispensabile. I revisori non certificano un dissesto né uno squilibrio dei conti di Roma. Nel documento del 22 luglio affermano che non occorrono interventi correttivi per salvaguardare gli equilibri di bilancio e alla fine esprimono parere favorevole all’assestamento 2026-2028.

Ma proprio questo rende ancora più nitido il punto politico: Roma sta pagando più velocemente e sta riducendo lo stock dei debiti commerciali, ma non è ancora riuscita a cancellare dal tavolo dei revisori il problema delle procedure che generano debiti fuori bilancio.

Sei anni dopo il primo avvertimento, e cinque assestamenti nell’era Gualtieri, quella raccomandazione è ancora lì, nero su bianco.