Roma, 30enne violentata dopo un invito a cena: “Mi ha trascinata in una baracca e mi ha stuprata”
Una cena, poi il buio. E infine una donna sola, in stato confusionale, seduta sul ciglio di una strada nella periferia est di Roma, con addosso i segni della violenza. È da qui che parte l’ennesima inquietante indagine per violenza sessuale nella Capitale. La vittima è una 30enne colombiana, arrivata in Italia da pochi giorni. A soccorrerla, all’alba di martedì 19 maggio, è stato un passante che l’ha notata mentre piangeva lungo via di Tor Cervara. Era sconvolta, disorientata, con lividi sul corpo. L’uomo l’ha accompagnata al pronto soccorso del Policlinico Casilino, dove i medici hanno immediatamente attivato il codice rosa riservato alle donne vittime di abusi.
Ai medici, e agli agenti intervenuti poco dopo, è riuscita a dire solo una cosa: «Mi ha invitata a cena, poi mi ha trascinata in una baracca e mi ha violentata».
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L’uomo senza volto e il mistero della “baracca”
A coordinare l’inchiesta sono i pm del dipartimento fasce deboli della Procura di Roma. Le indagini sono state affidate agli agenti della Squadra Mobile, IV sezione, guidata da Roberto Giuseppe Pititto. Gli agenti si muovono su un terreno complicato. Perché il referto medico non lascia dubbi, visto che sul corpo della donna ci sono ecchimosi, segni di colluttazione e compatibili con una violenza sessuale. Ma la vittima ricorda pochissimo di quanto accaduto. Gli agenti l’hanno ascoltata una prima volta, ma i ricordi sono ancora spezzati.
La vicenda si complica perché la 30enne non sa descrivere il suo aggressore. Nessun nome. Nessun indirizzo. Nessuna indicazione precisa sul luogo della violenza. Gli agenti stanno cercando di ricostruire le ultime ore della donna attraverso telecamere, spostamenti e contatti. Al vaglio anche alcuni ambienti legati alla prostituzione e alle frequentazioni occasionali nella zona est della città. Da quanto ricostruito dai poliziotti, la ragazza sarebbe arrivata dalla Colombia passando per la Spagna e avrebbe preso alloggio in un hotel romano del quale, però, non ricorda il nome. Un altro vuoto che complica ulteriormente il lavoro della polizia. L’unico ricordo nitido riguarda quella cena. Dice di essere uscita con un uomo conosciuto da poco, insieme a un’amica di cui però non sa indicare il nome. Poi il buio. «Mi ha costretta a seguirlo», avrebbe raccontato agli investigatori. Fino a quella baracca dove sarebbe avvenuta la violenza.
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I ricordi rimossi a causa del trauma
Non si esclude che il forte trauma subito abbia provocato nella donna una sorta di rimozione. Una difesa psicologica frequente nei casi di violenza estrema. E mentre attendono che la vittima recuperi lucidità, gli agenti della Squadra Mobile stanno acquisendo immagini di videosorveglianza e verificando eventuali ingressi in strutture ricettive della zona. Nel frattempo la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per violenza sessuale. E la caccia all’uomo che avrebbe abusato della trentenne è appena cominciata.
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