Roma, 35 milioni di mutuo per i lampioni: Acea ‘molla’ la Capitale, il conto resta ai cittadini
Roma, 35 milioni di euro di mutuo per ammodernare e allungare la rete di illuminazione pubblica, ossia aumentare e migliorare i lampioni che illuminano la Capitale. La Giunta capitolina ha concesso il proprio via libera (inseriamo il documento in formato scaricabile alla fine di questo articolo). Ma il progetto verrà finanziato con un maxi debito pluridecennale a carico dei romani, visto che Acea — lo storico gestore del servizio elettrico, nonché società al 51% di proprietà capitolina – ha ‘mollato’ la gestione del servizio di rete elettrica dal 31 dicembre 2025, in virtù di un accordo vicendevole con il Campidoglio. Acea, però, continuerà a gestire il servizio, ma solo per l’ordinaria amministrazione, non per quella straordinaria. E così sarà almeno fino a quando non verrà incoronato un successore post-Acea che prenderà in mano l’intera rete a seguito, però, di un bando pubblico. Ma riavvolgiamo il nastro.
Un progetto “maxi” che vale 35 milioni
Il cuore dell’operazione è un pacchetto di interventi di ammodernamento e manutenzione straordinaria degli impianti di illuminazione: sostituzioni su linee vecchie, potenziamenti della qualità della luce, estensioni dove la rete non arriva o non basta.
Mutuo: ecco come Roma spalma il debito
Il ‘Sì’ al progetto del 22 gennaio della giunta guidata da Roberto Gualtieri (assente in Campidoglio, al momento del voto, proprio il primo cittadino) prevede l’accensione di tre prestiti per l’intero importo. Con una ripartizione per anni che dice molto sulla dimensione dell’impegno: 5 milioni nel 2026, 10 milioni nel 2027, 20 milioni nel 2028. La politica, insomma, ha scelto la strada più ‘facile’ – un prestito bancario – ma politicamente più esposta. Si paga oggi, si restituisce domani e dopodomani, per i decenni a venire. E domani, come spesso accade, è una parola che coincide con bollette pubbliche e bilanci futuri di colore rosso.
Dopo il 31 dicembre 2025: Acea fuori, conto ai cittadini
Il nodo politico è tutto qui: dal 31 dicembre 2025 il rapporto con Acea (storico gestore) è stato archiviato. Roma e Acea hanno deciso di chiudere anticipatamente i reciproci rapporti per l’illuminazione pubblica, per mutuo consenso (per leggere l’ok alla risoluzione del rapporto firmata dal Commissario per il Giubileo Gualtieri, clicca qui). Una scelta maturata dopo le contestazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sull’assetto di affidamento diretto e sulla proroga fino al 2027, ritenuti problematici sotto il profilo concorrenziale.
In attuazione di questo percorso, l’Assemblea capitolina ha approvato lo schema di accordo transattivo e l’accordo è stato poi formalmente sottoscritto nel 2025, prevedendo la risoluzione con decorrenza 31 dicembre 2025 (e comunque legata anche alla consegna degli impianti e al subentro del nuovo gestore), garantendo nel frattempo la continuità del servizio alle condizioni in essere. Quindi Acea resta in ballo, ma solo per la gestione ordinaria, che in include l’ammodernamento della rete, in attesa del bando pubblico per un affidamento con gara e l’individuazione di un nuovo gestore.
Ma è una transizione che, sul piano economico, sposta il baricentro.
Il progetto di Roma per ammodernare la rete è stato predisposto tecnicamente da Areti S.p.A., ma la cassa che paga è quella comunale. Tradotto: l’investimento graverà sui romani. In attesa che venga lanciato il bando e trovato il nuovo operatore.

L’ordinanza del sindaco Commissario Gualtieri sull’illuminazione pubblica
Niente fondi giubilari, niente scorciatoie: solo debito
C’è un’assenza che pesa quanto una presenza: nel provvedimento della Giunta Gualtieri non emergono coperture economiche alternative. Magari proprio fondi giubilari, o ministeriali-regionali. Né, tantomeno, fondi speciali-canali straordinari, ma solo l’indebitamento. E allora la domanda politica diventa inevitabile: possibile che, in una fase in cui la città esce da una “vetrina” internazionale come il Giubileo, non si sia trovato (o costruito per tempo) un percorso di finanziamento diverso dal mutuo? Qui non serve il burocratese: se non ci sono risorse esterne, la scelta è una sola. E quella scelta la pagano i cittadini.
Casse di Roma “martoriate”: la luce accesa sul bilancio
Roma non è un comune qualsiasi: ha un bilancio enorme e fragilità storiche, con margini spesso ridotti tra spesa corrente, servizi essenziali e manutenzioni rimandate. Impegnare 35 milioni a debito per la luce pubblica può essere ragionevole sul piano tecnico—perché la sicurezza non aspetta—ma resta politicamente discutibile sul piano del timing e delle priorità. La manutenzione straordinaria, per definizione, non nasce in una notte. Se oggi diventa emergenza finanziata a mutuo, qualcuno prima ha scelto di non affrontarla con strumenti più sostenibili. Magari proprio insieme alla propria società uscita Acea.
La critica possibile: non “se”, ma “come” e “quando”
L’osservazione più solida non è mettere in dubbio l’utilità dei lampioni: sarebbe sterile. Il punto è come si arriva a una scelta così pesante per una città già sotto pressione e quando si decide di farlo. Perché adesso, e non prima, con una programmazione che intercetti risorse diverse? Perché un piano da 40 milioni complessivi (tra stralci e nuovo pacchetto) deve poggiare quasi tutto sulla leva del debito? La politica può rivendicare la necessità, ma non può evitare la domanda: questa è governance vera o solo rincorsa al debito?
