Roma, 4,8 milioni per la sicurezza antincendio degli edifici pubblici, ma pagati con (l’ennesimo) mutuo

Campidoglio, foto generica non rappresentativa del vero edificio, generata con IA solo a scopo esemplificativo - www.7colli.it

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Roma mette in sicurezza gli edifici pubblici capitolini in materia di antincendio, ma lo fa ancora a debito: la Giunta Gualtieri ha approvato in Campidoglio lo scorso 2 aprile un piano da 4,8 milioni di euro per rimettere a norma gli impianti antincendio negli immobili comunali. Non un solo palazzo, ma un pezzo di città: scuole, uffici comunali, alloggi ERP, gallerie stradali, archivi, depositi e autorimesse pubbliche.

Quanto costa e cosa prevede

Il conto complessivo dell’intervento è di 4,8 milioni: 600 mila euro nel 2026, 1,2 milioni nel 2027 e 3 milioni nel 2028. Il cuore del progetto è semplice da capire: rifare o rimettere in funzione idranti, sprinkler, rilevatori di fumo, sistemi EVAC, estintori e impianti collegati, compresi gli interventi accessori indispensabili per farli funzionare davvero. Non maquillage, ma manutenzione pesante su impianti spesso vecchi, obsoleti o fuori norma. Inseriamo il voto della giunta Gualtieri in formato scaricabile alla fine di questo articolo.

Chi ha deciso e chi mancava

La delibera è stata approvata dalla Giunta Capitolina. Presenti la vicesindaca Silvia Scozzese e gli assessori Sabrina Alfonsi, Giuseppe Battaglia, Monica Lucarelli, Eugenio Patanè, Claudia Pratelli, Ornella Segnalinie Alessandro Onorato. Assenti invece il sindaco Roberto Gualtieri e gli assessori Barbara Funari, Massimiliano Smeriglio, Maurizio Veloccia e Andrea Tobia Zevi (assessore al Patrimonio). Un’assenza politica – quella di sindaco e assessore Zevi – che pesa molto, dal punto di vista politico, perché quando si vota un nuovo debito sul patrimonio pubblico la faccia di chi vota e di chi è assente conta eccome.

La polemica politica

Il punto politico è presto detto: Roma deve ricorrere a un nuovo mutuo perfino per mettere in sicurezza gli impianti antincendio dei propri edifici. Vuol dire che la coperta di bilancio è corta anche sulle funzioni più essenziali. Il Campidoglio non sta finanziando un’opera simbolica o una vetrina urbana. Sta cercando i soldi per l’abc della sicurezza pubblica. E li cerca, ancora una volta, a prestito.

Una città che continua a vivere a prestito

Non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi Il Nuovo 7 Colli ha raccontato altri interventi finanziati o cofinanziati con mutui: 117 milioni per il ponte dei Congressi, 30 milioni per rifare l’asfalto delle strade interne al GRA, 53 milioni di mutuo per le case Ensarco, 35 milioni per i nuovi lampioni Acea, 22 milioni di mutui per i 100 nuovi Parchi per Roma, solo per citare i principali e recenti casi da noi segnalati, etc. Roma insomma appare ancora schiacciata da debiti vecchi e nuovi. Tradotto: la manutenzione arriva, ma troppo spesso a rate.