Roma, 54 metri di cocci dell’Impero romano: la ‘montagna’ di Testaccio torna visitabile: come e da quando
A Roma esiste una montagna alta 54 metri costruita non dalla natura, ma dall’accumulo dei resti di circa 50 milioni di anfore dell’antichità, e mercoledì 2 settembre 2026 il Monte Testaccio torna visitabile anche dai singoli cittadini. È il celebre Monte dei Cocci, una collina artificiale con circa un chilometro di circonferenza che conserva ancora oggi una delle testimonianze più impressionanti dei traffici commerciali dell’antica Roma. La prenotazione è obbligatoria.
Una montagna nata dai “rifiuti” dell’Impero
Quello che oggi appare come un vero monte cominciò a formarsi tra l’età augustea e la metà del III secolo d.C.. Le anfore arrivavano attraverso il vicino porto fluviale, venivano svuotate nei magazzini dell’area e, soprattutto nel caso dei contenitori utilizzati per l’olio, non potevano essere facilmente riutilizzate. I Romani le rompevano quindi in frammenti e le disponevano ordinatamente, strato dopo strato.
I cocci venivano sistemati con metodo
Non era una montagna di rifiuti gettati alla rinfusa. I frammenti venivano trasportati attraverso rampe e stradelli, accatastati cercando di occupare il minor spazio possibile e trattati con calce, utilizzata anche per limitare i problemi provocati dalla decomposizione dei residui di olio. Molte anfore provenivano dalla Betica, l’attuale Andalusia, e ancora oggi alcuni frammenti conservano marchi di fabbrica e iscrizioni commerciali.
Il 2 settembre si può entrare
La Sovrintendenza Capitolina ha inserito Monte Testaccio nel calendario dei Monumenti del Territorio per mercoledì 2 settembre. Per i singoli visitatori la prenotazione è obbligatoria allo 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Il biglietto costa 4 euro intero e 3 euro ridotto, mentre l’ingresso è gratuito per i residenti di Roma e della Città Metropolitana, con documento che attesti la residenza, e per i possessori della MIC Card.
Una regola fondamentale: i cocci restano lì
Per la visita sono consigliate scarpe basse e comode. Il sito non è accessibile alle persone in carrozzina e non dispone di servizi igienici. La Sovrintendenza vieta inoltre di avvicinarsi ai cigli, inoltrarsi sulle pendici e, soprattutto, raccogliere i frammenti di ceramica dal terreno.
Ed è proprio osservando quei cocci che il Monte smette di sembrare una semplice collina. Marchi, iscrizioni e resti delle anfore raccontano da dove arrivavano le merci, chi le commerciava e persino i controlli subiti durante il viaggio. Quella che nacque come una gigantesca area di smaltimento è diventata così un archivio dell’economia dell’Impero: decine di metri di storia romana accumulati, letteralmente, un coccio sopra l’altro.