Roma, studenti spremuti dal caro-affitto e studentati ‘a scadenza’, i Radicali contro Gualtieri: “Tra 12 anni saremo punto e a capo”

Roma, studenti in cerca di una camera

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A Roma gli studenti continuano a fare i conti con affitti alti e proibitivi, mentre sugli studentati finanziati con denaro pubblico si apre un altro interrogativo: il vincolo che ne garantisce prevalentemente l’uso universitario dura 12 anni e, per il Campidoglio di Roberto Gualtieri, il tema rischia di trasformarsi in un nuovo banco di prova sul diritto alla casa. Tanto più che già nel 2023 la Giunta aveva promesso “soluzioni strutturali” alla crisi abitativa. Tre anni dopo, però, i numeri restano pesanti: secondo i dati di Immobiliare.it Insights, una stanza singola nella Capitale è passata mediamente da 434 euro nel 2020 a 609 euro nel 2026, con un aumento di circa il 40%.

Colucci: “Il 15% in meno resta insostenibile”

A sollevare il caso è Domenico Colucci, segretario di Radicali Roma, con una nota stampa, che parte dalla vita quotidiana degli studenti. «Sono uno studente universitario anch’io e Roma è la città che mi ha accolto come un figlio. So cosa significa aprire un sito di annunci e chiedersi se 600 euro per una stanza siano diventati improvvisamente normali».

Il riferimento è al piano nazionale per l’housing universitario. Il nuovo Fondo gestito da Cassa Depositi e Prestiti dispone di 599 milioni di euro, può riconoscere fino a circa 20mila euro per ogni nuovo posto letto, prevede canoni almeno del 15% inferiori al mercato, una quota minima del 30% destinata a studenti fuori sede a condizioni ulteriormente agevolate e un vincolo prevalente a student housing per 12 anni.

Ed è proprio sul prezzo che Colucci affonda: «Il 15% in meno di un prezzo diventato insostenibile resta un prezzo insostenibile. Se una stanza costa 600 euro, pagarne poco più di 500 continua a essere impossibile per moltissimi studenti».

Il nodo dei 12 anni

La questione più delicata riguarda però ciò che potrebbe accadere una volta terminato il vincolo. «Dodici anni passano in fretta. Alla loro scadenza quegli immobili resteranno ai proprietari e, ove consentito dalla normativa e dagli strumenti urbanistici applicabili, potranno essere destinati ad altri usi. Alberghi, residence, appartamenti? Oggi non possiamo saperlo». Il rischio denunciato dai Radicali è quindi quello di finanziare oggi con soldi pubblici strutture che, domani, potrebbero non rimanere nel mercato universitario. «Rischieremmo di spendere oggi denaro pubblico per creare posti letto che domani potrebbero uscire dal mercato universitario, ricreando la stessa scarsità che stiamo pagando per risolvere».

Va precisato che non esiste alcuna certezza che dopo dodici anni gli immobili vengano riconvertiti: il bando fissa semplicemente la durata minima del vincolo prevalente. Quello indicato da Colucci è dunque un rischio possibile, non un esito già deciso.

La grana politica per Gualtieri

Le regole del finanziamento non sono state scritte dal Campidoglio, ma dal sistema nazionale MUR-CDP. Eppure il dossier chiama comunque in causa politicamente Roberto Gualtieri, perché la sua Giunta ha fatto del diritto all’abitare e del diritto allo studio uno dei terreni dichiarati della consiliatura.

Nel 2023 il sindaco parlava di “soluzioni strutturali”. Ma oggi il parametro più concreto resta il prezzo di una stanza: attorno ai 600 euro al mese.

È qui che la questione si fa più scomoda per il Campidoglio: tra piani, progetti e nuovi studentati annunciati, Roma continua a essere una città difficilissima per uno studente fuori sede con disponibilità economiche normali.

“Il primo esame è trovare una stanza”

Colucci non contesta l’ingresso dei privati, ma chiede condizioni molto più rigide quando intervengono risorse pubbliche. «Non siamo contrari agli investimenti privati. Anzi, Roma ha bisogno di molti più studentati. Ma quando il pubblico investe quasi 20.000 euro per posto letto ha il diritto di pretendere molto di più: canoni realmente accessibili, piena trasparenza e garanzie che quei posti restino a disposizione degli studenti». Poi la chiusura: «Dietro questi numeri ci sono ragazzi che arrivano a Roma con una valigia e scoprono che il primo esame da superare non è all’università, ma trovare una stanza che possano permettersi». E il timore finale è quello di ritrovarsi, fra dodici anni, con la stessa emergenza di oggi dopo aver già speso denaro pubblico per provare a risolverla.

Sette operazioni e oltre 3.200 posti: la scommessa di Gualtieri sugli studentati

Eppure il Campidoglio sugli studentati ha ormai messo sul tavolo numeri importanti. Sommando le operazioni promosse, coordinate urbanisticamente o portate avanti attraverso atti di Roma Capitale, si arriva ad almeno sette interventi e oltre 3.200 posti letto programmati. Cinque studentati privati legati al piano nazionale MUR-PNRR sono previsti tra Marconi, Ostiense, Pietralata, Portuense e Magliana, per circa 900 posti. A questi si aggiungono l’ex Mira Lanza, destinata a Roma Tre per uno studentato pubblico da circa 300 posti, e gli ex Mercati Generali, dove la convenzione sostenuta dalla Giunta Gualtieri prevede oltre 2.000 posti letto.

Ma la corsa agli studentati apre anche un altro fronte politicamente scomodo per la Giunta: in alcuni dei quadranti interessati il Campidoglio è già in rotta di collisione con residenti, associazioni e comitati. Agli ex Mercati Generali lo studentato è direttamente al centro delle proteste, con contestazioni che riguardano anche l’impatto ambientale dell’intervento, il traffico, la cementificazione e la tutela dell’area umida riemersa nel complesso; a Pietralata, invece, i comitati contestano da tempo la trasformazione complessiva del quadrante — nella quale rientrano anche lo studentato e altre funzioni universitarie — denunciando consumo di suolo e perdita di aree verdi.

Non tutte le mobilitazioni sono quindi contro gli studentati in sé, ma per Gualtieri il cortocircuito resta: creare nuovi posti letto senza convincere i territori né sulla sostenibilità ambientale né sull’accessibilità economica. E agli ex Mercati Generali torna anche il nodo dei prezzi: solo circa 500 posti, il 25%, sono indicati come a canone calmierato. I posti aumentano, ma resta aperta la domanda decisiva: quanti saranno davvero accessibili agli studenti che oggi non riescono nemmeno a permettersi una stanza da 600 euro?