Roma, 63 precari di scuole e nidi contro il Campidoglio: stipendi decurtati illegittimamente, Gualtieri bocciato in Tribunale


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Roma ha perso anche in appello la causa sulle trattenute applicate agli stipendi di 63 lavoratori precari di scuole e nidi capitolini: supplenti, insegnanti ed educatori ai quali durante i contratti a termine veniva ridotta la retribuzione del 2,5%, una decurtazione che il Tribunale aveva già dichiarato illegittima e che ora la Corte d’Appello ha confermato respingendo il ricorso del Campidoglio. La decisione è arrivata il 13 ottobre, appena venti giorni fa, sotto la Giunta guidata da Roberto Gualtieri, ma è divenuta pubblica solo oggi.

Il Campidoglio perde anche il secondo round

La novità è proprio la sentenza della Corte d’Appello di Roma. Roma compare negli atti come appellante, ma il dispositivo è netto: “Rigetta l’appello”. Il Campidoglio viene inoltre condannato a pagare 7.200 euro di spese del secondo grado, oltre agli accessori. La battaglia era iniziata nel 2024 e aveva già portato, il 30 giugno 2025, alla sentenza n. 7642 del Tribunale di Roma favorevole ai lavoratori.

Chi sono i 63 precari di Roma

Non si tratta genericamente di dipendenti comunali. Al centro della causa ci sono 63 lavoratori ed ex lavoratori a tempo determinato del sistema educativo capitolino: insegnanti della scuola dell’infanzia, educatori degli asili nido, personale di appoggio e insegnanti di religione. Alcuni nel frattempo sono stati stabilizzati, altri risultavano ancora supplenti. Non è quindi documentata una “cacciata” collettiva: il punto certo è un altro, e pesa direttamente sulla busta paga. Durante il precariato veniva applicata la voce “riduzione INADEL regime TFR”.

Quel 2,5% tolto dalla busta paga

Il meccanismo comportava un abbattimento del 2,5% della retribuzione lorda utile ai fini del TFR. Ma la Cassazione, con l’ordinanza n. 11663 del 4 maggio 2023, aveva già stabilito un principio preciso: quella riduzione non si applica ai dipendenti pubblici assunti a tempo determinato. Il Tribunale di Roma ha seguito quel precedente, dichiarando illegittima la trattenuta e ordinando a Roma Capitale di cessarla e di corrispondere ai ricorrenti le somme dovute, con gli interessi.

Il nodo politico arriva alla Giunta Gualtieri

La trattenuta non nasce con Gualtieri e non ci sono elementi per attribuire alla sua Giunta l’introduzione originaria del meccanismo. Ma il passaggio politicamente rilevante è successivo: quando nel maggio 2023 la Cassazione chiarisce la questione, Gualtieri è già sindaco di Roma. Il contenzioso dei 63 precari viene poi aperto nel 2024, Roma Capitale resiste davanti al Tribunale, perde nel 2025 e decide di impugnare quella sentenza. Anche l’appello, nell’ottobre 2026, viene respinto.

È qui che la vicenda diventa politica oltre che giudiziaria: una penalizzazione economica subita da lavoratori precari della scuola e dei nidi arriva davanti ai giudici, Roma Capitale viene condannata a restituire le somme e il Campidoglio porta avanti la battaglia fino all’appello, perdendo nuovamente.