Roma, addio al progetto del ‘Bosco urbano’ a Termini: Gualtieri ora punta sul maxi ‘Albero Bioclimatico’ (artificiale)

Roma, rendering del progetto

Contenuti dell'articolo

Roma, della foresta urbana promessa appena quattro anni fa dall’Amministrazione Gualtieri per raffreddare e cambiare il volto di Piazza dei Cinquecento ancora non si vede nemmeno l’ombra, ma la stazione Termini si prepara ora a vedere comparire un maxi Albero Bioclimatico: un’installazione temporanea che rischia di trasformarsi nel simbolo plastico del ripiego dell’era Gualtieri sul verde. Dove dovevano arrivare ombra naturale, alberi veri e un grande arboreto, oggi si palesa l’idea di una struttura artificiale capace, almeno sulla carta, di abbassare la temperatura fino a 10 gradi.

Dal bosco promesso alla piazza rovente

Il punto è questo: prima si annuncia una piazza nuova, più verde, molto più verde, e quindi più vivibile, più fresca, grazie a un bosco urbano. Poi la realtà consegna ai romani una distesa di pietra, cemento architettonico, sanpietrini, aiuole ridotte e un cantiere che ha già fatto discutere. La grande foresta urbana evocata nei rendering, quella che avrebbe dovuto cambiare il volto di Termini, sembra essersi ristretta strada facendo. E ora, nella città che soffoca sotto il caldo, arriva la toppa tecnologica.

La promessa dell’arboreto

Il progetto originario della riqualificazione di Piazza dei Cinquecento non nasceva come semplice restyling estetico. L’idea forte era quella di portare natura nel cuore più duro della mobilità romana: davanti alla stazione Termini, tra bus, taxi, metro, turisti, pendolari e migliaia di persone costrette ogni giorno ad attraversare uno spazio esposto al sole. L’arboreto doveva rappresentare la parte più riconoscibile del progetto, la risposta verde all’isola di calore.

Il ridimensionamento del verde

Poi sono arrivate le presunte difficoltà, le spiegazioni tecniche, i limiti del sottosuolo, la presenza della Metro B, le aree non adatte alle alberature, le modifiche proposte dalla Giunta Gualtieri. Risultato: il bosco urbano si è ridotto, le piante sono state spostate, il verde si è concentrato in aree più limitate. Ma quali? Non si sa. E mentre Roma continua a discutere di alberi abbattuti in diversi quadranti della città, a Termini la promessa della forestazione urbana rischia di restare più nel racconto che nella realtà quotidiana dei cittadini.

Il ripiego bioclimatico

In questo scenario si inserisce l’Albero Bioclimatico, ideato da Wittfrida Mitterer e sviluppato con Transsolar e lo studio Haas Cook Zemmrich. Il meccanismo è semplice da raccontare: una struttura che usa l’evaporazione dell’acqua per raffrescare l’aria e spingerla verso il basso. Un “condizionatore naturale”, lo definiscono i promotori. Ma politicamente il messaggio è un altro: dopo aver mancato il grande obiettivo del verde vero, il Campidoglio prova a sostituire gli alberi con una macchina climatica.

Mezzo milione per un simbolo

Il costo stimato dell’installazione è di circa 500mila euro, con ulteriori verifiche tecniche ed economiche ancora in corso. La collocazione prevista è nello slargo pedonale settentrionale di Piazza dei Cinquecento, vicino agli accessi della Metro B e alla rotatoria dei taxi. Esattamente lì dove il caldo picchia forte e dove i romani avrebbero avuto bisogno di ombra stabile, alberi maturi, manutenzione seria e una visione urbana coerente. Non di un nuovo oggetto da inaugurare.

La domanda politica

La domanda, allora, è inevitabile: Roma ha bisogno di alberi o di surrogati? Perché l’Albero Bioclimatico potrà anche essere innovativo, curioso, persino utile in alcuni contesti. Ma a Piazza dei Cinquecento rischia di diventare il monumento involontario alla distanza tra propaganda e realtà. Gualtieri aveva l’occasione di consegnare alla città una vera porta verde davanti a Termini. Per ora, invece, il racconto sembra un altro: meno foresta urbana, più installazioni. Meno radici, più effetti speciali.