Roma, addio alla Biblioteca di Palazzo Venezia dopo un secolo: Italia Nostra prova a fermare il trasloco
Dopo oltre cento anni la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte si prepara a lasciare Palazzo Venezia per Palazzo San Felice, ma Italia Nostra e l’Associazione Bianchi Bandinelli chiedono al Ministero della Cultura di ripensare almeno in parte un trasferimento destinato a cambiare uno dei luoghi simbolo della cultura romana.
Il trasloco dopo oltre un secolo
La Biblioteca nacque a Palazzo Venezia nel 1922 per iniziativa dell’archeologo Corrado Ricci e da allora quel luogo è diventato parte integrante della sua stessa identità. Secondo il comunicato diffuso il 24 settembre da Italia Nostra, il 7 settembre Demanio e Ministero della Cultura avrebbero deciso il trasferimento dei beni conservati nella sede storica verso Palazzo San Felice, restaurato su progetto dell’architetto Mario Botta.
Il trasferimento, va precisato, non nasce oggi: il progetto della nuova Biblioteca è stato costruito negli anni dalla Presidenza della Repubblica, dal Ministero della Cultura e dall’Agenzia del Demanio. Palazzo San Felice dispone di oltre 8mila metri quadrati e il progetto prevede circa 14 chilometri di scaffalature, oltre a spazi per eventi, mostre e attività culturali.
La proposta: dividere il patrimonio
Italia Nostra e Bianchi Bandinelli non chiedono però di rinunciare alla nuova sede. Propongono una soluzione diversa: lasciare a Palazzo Venezia il nucleo storico della Biblioteca, fermando idealmente la raccolta alla fine degli anni Novanta, e destinare Palazzo San Felice alle acquisizioni successive e a quelle future.
L’obiettivo dichiarato è conservare insieme libri, arredi e ambienti nei quali hanno lavorato generazioni di archeologi, storici dell’arte e studiosi. Le associazioni sostengono inoltre che, da una prima valutazione, gli spazi della nuova sede potrebbero essere largamente assorbiti dall’attuale patrimonio, rendendo più complesso accogliere anche altre raccolte. Si tratta, su questo punto, di una valutazione delle associazioni e non di una conclusione ufficiale del Ministero.
Palazzo San Felice, il progetto va avanti
La versione istituzionale è differente. Il Ministero della Cultura ha presentato Palazzo San Felice come una sede più moderna, accessibile e funzionale. Il complesso, concesso nel 2017 dalla Presidenza della Repubblica al Ministero, è stato destinato proprio alla Biblioteca e i lavori sono stati avviati ufficialmente nel 2023. A gennaio 2026 il MiC indicava la conclusione dell’intervento entro la fine dell’anno.
Già da aprile erano inoltre iniziate operazioni di depolveratura e revisione delle collezioni di Palazzo Venezia proprio in vista del trasferimento, con progressive limitazioni alla consultazione di parte del patrimonio.
Roma cambia, il Campidoglio resta fuori dalla regia
Ed è qui che emerge anche un dato politico-amministrativo significativo per Roma: una trasformazione enorme del patrimonio culturale della Capitale, nel pieno centro storico, viene gestita attraverso istituzioni statali. Negli atti e nei comunicati ufficiali esaminati non risulta che il sindaco Roberto Gualtieri o Roma Capitale abbiano un ruolo decisionale nel trasferimento.
Non sarebbe quindi corretto attribuire al Campidoglio la scelta di spostare la Biblioteca. Resta però il dato di una Capitale che vede cambiare uno dei suoi luoghi culturali più importanti senza che l’amministrazione comunale emerga tra i protagonisti del progetto.
Ora la domanda posta dalle associazioni è concreta: per creare una nuova grande Biblioteca è davvero necessario trasferire integralmente quella cresciuta per oltre un secolo dentro Palazzo Venezia? Oppure le due sedi possono convivere, conservando a Palazzo Venezia il nucleo storico e affidando a Palazzo San Felice il futuro della raccolta?
La decisione finale spetta alle istituzioni statali. Ma il trasloco, ormai, non riguarda più soltanto scatole, scaffali e volumi: riguarda il rapporto tra modernizzazione e memoria di Roma.