Roma, al via la ciclabile di piazzale e via Ostiense: ok della Giunta a 10 milioni di mutuo (ma sindaco e vice… spariscono)

Sullo sfondo piazzale e via Ostiense, a Roma, foto Google Maps, in primo piano sindaco Gualtieri. e vice Scozzese

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Roma, la Giunta Capitolina ha dato il via libera alla riqualificazione di piazzale Ostiense e di un breve tratto di via Ostiense (fino all’incrocio con via Negri, per un totale di circa 900 metri), ma senza che il sindaco Roberto Gualtieri e senza la vicesindaca Silvia Scozzese (delegata al Bilancio della Capitale) fossero in aula, in Campidoglio, a dire ‘Sì’. Eppure, l’investimento previsto per i lavori è pari a 10 milioni di euro di finanziamento bancario che dovrà essere pagato a rate e che, quindi, graverà sui romani per decenni. Questo riportano le carte che alleghiamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo. Non è un dettaglio di colore: quando sul tavolo c’è un investimento pesante e soprattutto un indebitamento milionario, l’assenza dei vertici politici non passa inosservata. E mentre Roma discute di decoro, mobilità e ciclabili e marciapiedi più ampi e sicuri, la decisione corre sulle carte. In soldoni, il 15 gennaio (i documenti sono stati pubblicati solo oggi): approvato il progetto e, soprattutto, approvata la “modalità” finanziaria. A rate, per l’appunto.

Il punto politico: Roma paga con il debito

Nel provvedimento non c’è spazio per interpretazioni: la copertura economica viene dichiarata in modo netto. E va messa in primo piano, perché è lì che sta il cuore dell’operazione. Roma sceglie di rifare un asse centrale della città non con risorse ordinarie o fondi esterni, ma caricando altro peso sui conti pubblici: “L’opera è finanziata – così si legge tra le carte – per complessivi € 10.000.000,00 tramite risorse di Roma Capitale da indebitamento”, ossia mutuo. Traduzione brutalmente semplice: dieci milioni di debito per risistemazioni “di lusso”: marciapiedi rifatti, segnaletica, verde e ciclabile.

Non solo opere straordinarie: il mutuo come “spesa corrente mascherata”

Qui il tema diventa politico, non tecnico. Perché se il mutuo servisse per una metropolitana, un ponte, un’opera fuori scala, nessuno griderebbe allo scandalo. Ma via Ostiense, per come viene raccontata, è anche una manutenzione profonda, necessaria perché la strada è ammalata da anni. E allora la domanda è legittima: Roma si sta abituando a finanziare anche l’ordinario con l’indebitamento? Se il debito entra nel metabolismo della città persino per sistemare marciapiedi e asfalto, il rischio non è un cantiere: è una dipendenza.

CDP, prestiti e la filiera del “si fa, ma a debito”

Come se non bastasse, il testo racconta anche l’aggancio operativo della macchina finanziaria. Non è una teoria: è già una strada tracciata, con un prestito e una prassi pronta. Ecco l’altro passaggio che pesa: Per far partire il progetto ,“La Ragioneria Generale (…) ha già comunicato la concessione del prestito presso la Cassa Depositi e Prestiti per l’importo di 200.000,00 euro per incarichi di professionalità esterni”, per far partire il progetto. E poi, ancora: “Per l’accensione del mutuo è necessario inviare copia del presente provvedimento… alla Ragioneria Generale”. Il messaggio è chiaro: prima si delibera, poi si indebitano i conti. E la città, come sempre, pagherà dopo.

PNRR, Giubileo, fondi ministeriali: e invece arriva “il solito mutuo”

C’è un altro punto che fa rumore: parliamo anche di percorsi ciclopedonali, arredo urbano, verde, sicurezza dei camminamenti. E allora ci si aspetterebbe che Roma pescasse altrove i fondi di cui ha bisogni: PNRR, fondi giubilari (il Giubileo è appena finito), contributi ministeriali, risorse regionali, qualsiasi cosa che non fosse la scorciatoia più comoda. Invece no: niente fondi “straordinari”, nessuna grande copertura alternativa. Solo debito. Il solito copione: opere necessarie, soldi presi a prestito, sostenibilità rimandata.

Il dubbio finale: quanto può reggere Roma “a rate”?

È qui che l’articolo smette di parlare di Ostiense e inizia a parlare di Roma e del suo futuro. Perché il tema non è la riqualificazione in sé: quella, anzi, è dovuta. Il tema è la strategia finanziaria. Se la città finanzia col mutuo anche ciò che un bilancio sano dovrebbe sostenere senza tremare, allora il problema non è l’asfalto della nuova ciclabile: è la tenuta dei conti nel medio periodo. E la domanda, politicamente scomoda ma inevitabile, è questa: stiamo costruendo futuro o stiamo solo spostando il conto più avanti?

Roma, l’area oggetto del restyling, foto Google Maps