Roma, alberi abbattuti anche al Gianicolo, il Comune tira dritto: proteste ignorate e Trasparenza sui tagli pubblici assente

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Roma continua ad abbattere alberi pubblici anche nei luoghi più simbolici della città: stavolta tocca alla Passeggiata del Gianicolo, uno dei punti verdi più riconoscibili della Capitale, affacciato sul centro storico: è ignoto al momento – da quanto a nostra conoscenza e da quanto emerge dagli atti resi pubblici dal Campidoglio – il numero preciso e la motivazione che giustifica il ricorso alle motoseghe. Il punto politico, prima ancora che tecnico, è sempre lo stesso: il Campidoglio va avanti con gli abbattimenti di alberi nonostante proteste pubbliche, mobilitazioni di cittadini, prese di posizione e ricorsi giudiziari di associazioni e comitati, mentre sul fronte della Trasparenza continua a lasciare aperte più domande che risposte.

I documenti e le date dei lavori

A certificare il nuovo intervento è una determinazione dirigenziale della Polizia Locale di Roma che richiama una richiesta del Dipartimento Tutela Ambientale e indica in modo esplicito “lavori di abbattimento essenze arboree” alla Passeggiata del Gianicolo nelle giornate del 16 e 17 aprile. Lo stesso atto dispone anche divieti di sosta e modifiche temporanee nel tratto compreso tra l’area del Faro del Gianicolo e il civico 5, proprio per consentire le lavorazioni.

Il nodo della trasparenza mancata

Ed è qui che il caso diventa, per l’ennesima volta, più ampio del singolo cantiere. Perché mentre il Nuovo 7 Colli ha potuto consultare i documenti che confermano l’intervento, sul sito del Comune di Roma, nella sezione dedicata agli abbattimenti alberi del Dipartimento Tutela Ambientale, risultano pubblicati con evidenza soprattutto atti riferiti ad autorizzazioni di abbattimento in ambito privatistico, cioè su aree private. Non emergono invece, con la stessa chiarezza e continuità, i documenti relativi agli abbattimenti di alberi pubblici, nonostante da mesi i cittadini ne chiedano la pubblicazione stabile e accessibile.

Un obbligo politico prima ancora che amministrativo

Il punto, per molti residenti, associazioni e comitati, non è negare il tema della sicurezza. Nessuno sostiene che un albero pericoloso debba essere lasciato dov’è. Ma tra la sicurezza e l’opacità non può esserci equivalenza. Il regolamento del verde pubblico capitolino impone informazione ai cittadini, soprattutto quando si interviene su un patrimonio che appartiene a tutti. E invece, ancora una volta, Roma sembra muoversi prima con i cantieri e solo dopo, quando va bene, con una comunicazione parziale, difficile da reperire e insufficiente a ricostruire il quadro completo delle motivazioni tecniche che giustificano i tagli.

Dal Gianicolo a tutta Roma

Il caso Gianicolo si inserisce in una vicenda molto più larga, che da mesi attraversa diversi quadranti della città. Dai pini del centro storico alle alberature in aree ad alta densità urbana, il dossier verde è diventato uno dei terreni più delicati per l’amministrazione capitolina. Ogni nuovo abbattimento riaccende lo stesso conflitto: da una parte il Comune richiama presunte valutazioni tecniche e necessità di prevenzione, dall’altra cresce tra i cittadini la sensazione che le decisioni arrivino senza un flusso informativo chiaro, ordinato e verificabile, carte alla mano.

Sul tavolo resta anche la Procura di Roma

Sullo sfondo resta anche l’inchiesta della Procura di Roma sulla gestione delle alberature e sui crolli, richiamata nelle cronache recenti e destinata a pesare ancora sul dibattito pubblico. Per questo la trasparenza non è un dettaglio burocratico, ma il cuore della questione. Più il tema diventa sensibile, più gli atti dovrebbero essere facili da trovare e da leggere. Al Gianicolo, invece, il messaggio che passa è un altro: gli alberi si abbattono, i lavori partono, ma per i cittadini capire prima cosa stia accadendo resta ancora troppo complicato.

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