Roma, Altare della Patria usato come location per cene e eventi privati: FdI e Azione chiedono la revoca delle autorizzazioni

Altare della Patria di Roma

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Negli ultimi due giorni il caso dei banchetti privati sulle terrazze dell’Altare della Patria di Roma è passato dalle foto finite sui social alla polemica politica nazionale: prima la denuncia di Fabio Rampelli (FdI), vicepresidente della camera dei Deputati, poi l’intervento di Carlo Calenda e la presa di posizione di Azione-Roma con i consiglieri capitolini De Gregorio e De Santis, che chiedono alle istituzioni di chiarire chi abbia autorizzato feste private ed eventi esclusivi in uno dei luoghi simbolo della memoria italiana. Al centro della vicenda ci sono le promozioni di eventi e cene di lusso sulle terrazze del Vittoriano, con Rampelli che (per primo) ha chiesto una verifica sulla compatibilità delle concessioni e dei regolamenti.

Il Vittoriano diventa un caso politico

Tavolate imbandite, candele, camerieri, mise eleganti e vista piena su Roma. Una scena perfetta per una terrazza privata, molto meno per l’Altare della Patria. È da qui che nasce la polemica: non dalla bellezza dell’allestimento, ma dal peso del luogo. Il Vittoriano non è una cornice qualsiasi. È un monumento nazionale, un sacrario civile, il punto in cui la memoria pubblica incontra la storia d’Italia.

Rampelli accende la miccia

Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e dirigente di Fratelli d’Italia, ha denunciato il rischio di trasformare le terrazze del Vittoriano in una location per ricevimenti. Ha spiegato di aver parlato con la direttrice Edith Gabrielli, chiedendo di verificare la compatibilità tra le promozioni della società di catering, la concessione rilasciata dal ViVe e la natura del monumento. Per Rampelli il punto è uno: l’Altare della Patria non può diventare un “ristorantino” con vista.

Azione entra nella polemica

Ma la vicenda non resta chiusa nel perimetro di Fratelli d’Italia. L’8 luglio, con un lancio di Agenzia, De Gregorio e De Santis di Azione hanno parlato di “profonda indignazione” davanti alle notizie su feste private e banchetti esclusivi negli spazi dell’Altare della Patria, chiedendo alle istituzioni di chiarire. È il passaggio che allarga il caso: non più solo la denuncia di Rampelli, ma una richiesta trasversale di rispetto e trasparenza.

Calenda rilancia lo stop

Anche Carlo Calenda è intervenuto, definendo inaccettabili le feste private sull’Altare della Patria e sulla tomba del Milite Ignoto, chiedendo un intervento delle autorità nazionali e locali per fermare quella che considera una deriva offensiva verso la storia del Paese. La posizione di Azione sposta così la polemica su un terreno più largo: non destra contro sinistra, ma istituzioni contro banalizzazione dei simboli.

Gli altri partiti restano fuori scena

Dalle verifiche disponibili, al momento, emergono soprattutto Fratelli d’Italia e Azione. Non risultano prese di posizione autonome e chiaramente rilanciate da Pd, M5S, Lega, Forza Italia o Avs sul caso specifico dei banchetti al Vittoriano. Un silenzio che, se confermato, pesa politicamente: perché davanti a un monumento come l’Altare della Patria la distinzione non dovrebbe essere tra maggioranza e opposizione, ma tra chi pretende regole chiare e chi lascia correre.

Memoria o mercato?

Il cuore della questione è uno: fino a dove può spingersi la valorizzazione economica dei monumenti pubblici? Aprire i luoghi della cultura è giusto. Renderli vivi è necessario. Ma trasformare un luogo della memoria nazionale in scenario per cene esclusive è un’altra cosa. L’Altare della Patria custodisce la Tomba del Milite Ignoto dal 1921 e resta uno dei simboli civili più riconoscibili della Repubblica.

Ora servono risposte

Il caso chiama in causa il ViVe, le concessioni, i regolamenti e il limite tra fruizione e privatizzazione simbolica. Rampelli ha acceso la miccia, Azione ha chiesto chiarimenti, Calenda ha rilanciato lo stop. Ora tocca alle istituzioni spiegare se quelle terrazze possano davvero ospitare banchetti privati o se l’Altare della Patria debba restare ciò che è: non una scenografia da vendere a sera, ma un luogo da rispettare sempre.