Roma, Angelo Mai chiuso e ora in attesa dei lavori del Comune: su Spin Time Gualtieri corre, la Cultura può aspettare?
Roma, l’Angelo Mai – il famoso locale situato in zona Terme di Caracalla – resta chiuso e rischia di rimanerlo almeno per un anno, mentre il confronto con Spin Time mostra che, davanti a un’altra emergenza cittadina, la macchina di Roma è stata capace di muoversi nel giro di pochi giorni. Sono vicende diverse, con problemi e procedure differenti, ma il contrasto dei tempi è netto: lo spazio culturale di viale delle Terme di Caracalla è sotto sigilli dalla notte tra il 27 e il 28 giugno e solo il 2 ottobre è arrivato un chiarimento – per comunicato stampa dell’Angelo Mai – decisivo sui lavori necessari alla riapertura.
Tre mesi per arrivare al primo punto fermo
Il sopralluogo del 2 ottobre, con forze dell’ordine, Ispettorato del Lavoro e una commissione di Roma, ha finalmente diviso le responsabilità. Gli interventi essenziali di messa in sicurezza necessari per arrivare alla rimozione dei sigilli spettano al Comune, proprietario dell’immobile. Gli ulteriori adeguamenti necessari all’utilizzo dello spazio saranno invece a carico dell’associazione. Ma una data di riapertura ufficiale non c’è: la previsione di almeno un anno arriva dall’Angelo Mai, non da un cronoprogramma del Campidoglio.
Spin Time, la macchina comunale parte subito
Il confronto politico nasce guardando a quanto accaduto poche settimane dopo a Spin Time. L’incendio del 29 luglio aveva costretto centinaia di persone a lasciare l’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme. Già il 31 luglio Gualtieri annunciava che Roma aveva messo sul tavolo una proposta per acquistare lo stabile e individuare passaggi intermedi che potessero consentire il rientro. Il 7 agosto il sindaco firmava poi un’ordinanza per organizzare l’accoglienza degli sfollati. Entro l’11 agosto il Comune dichiarava di aver trovato sistemazioni alternative per circa 160 persone.
Due emergenze diverse, due velocità visibili
Paragonare automaticamente Angelo Mai e Spin Time sarebbe sbagliato. Nel secondo caso c’erano centinaia di persone, famiglie e bambini rimasti improvvisamente senza casa: un’emergenza sociale che richiedeva risposte immediate. Ma resta un dato politico difficilmente ignorabile. Per Spin Time sindaco, assessori, Protezione civile e uffici capitolini hanno moltiplicato riunioni, soluzioni abitative e proposte nel giro di giorni. Per l’Angelo Mai, dopo oltre tre mesi di chiusura, è stato appena stabilito chi dovrà eseguire una parte degli interventi.
L’Angelo Mai intanto continua a pagare
Mentre le porte restano chiuse, l’associazione ha lanciato una raccolta fondi per sostenere lavori, pratiche amministrative, consulenze e certificazioni necessarie alla riapertura, oltre alle spese che continuano a correre senza gli introiti della programmazione culturale. Sul proprio sito l’Angelo Mai continua a presentarsi come uno spazio indipendente attivo da oltre vent’anni, mentre la raccolta avviata il 3 luglio ha superato le seicento donazioni. È il segnale concreto di una struttura che prova a sopravvivere nell’attesa.
Ora la palla passa davvero al Campidoglio
Ed è qui che la vicenda cambia natura. Dopo il sopralluogo, non si può più parlare soltanto di autorizzazioni mancanti o responsabilità dell’associazione: una parte dei lavori necessari per sbloccare la situazione compete direttamente a Roma. La domanda diventa quindi politica e amministrativa: quando partiranno? Quanto costeranno? Quanto dureranno? Spin Time ha dimostrato che davanti a un’emergenza considerata prioritaria il Campidoglio sa accelerare. L’Angelo Mai aspetta ora di capire quale priorità Roma intenda riconoscere a uno dei luoghi storici della cultura indipendente cittadina.